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Ingrid Betancourt sarà presto in Italia per un’udienza dal Papa

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La spiritualità ha salvato Ingrid Betancourt durante la sua prigionia nella foresta colombiana. La stessa spiritualità ha fatto nascere in lei il desiderio di incontrare al più presto il Santo Padre.

Dal Vaticano la richiesta è stata accolta con favore. L'udienza tra Ingrid Betancourt e il Papa, infatti,  "potrà realizzarsi appena lo permetteranno gli impegni di Sua Santità". Lo annuncia una nota della sala stampa vaticana in cui si ricorda che "appresa la notizia della liberazione, il Santo Padre ha fatto pervenire, ieri, alla signora Ingrid Betancourt un telegramma di felicitazioni. Il comprensibile e nobile desiderio della signora di essere ricevuta dal Papa - prosegue la nota - potrà realizzarsi appena lo permetteranno gli impegni di Sua Santità".

In molti in questi anni si sono mobilitati, più o meno fattivamente per la liberazione della ex candidata alla presidenza colombiana. Anche gli israeliani sono impegnati nelle operazioni che solo mercoledì hanno condotto al rilascio di Ingrid Betancourt, incatenata per 36 mesi dei sei anni di prigionia, e di altri 14 ostaggi da anni nelle mani delle Farc.

Circa un anno e mezzo fa il governo colombiano ha chiesto allo stato ebraico di prendere parte alla preparazione e all'addestramento delle forze speciali che hanno poi condotto l'operazione. In particolare due generali israeliani, Israel Ziv e Yossi Kuperwasser, non hanno partecipato direttamente a quel blitz, ma sono stati coinvolti nella .

"È stata un'operazione Entebbe colombiana", spiega lo stesso Ziv, riferendosi al blitz delle forze speciali israeliane avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 luglio del 1976 nell'aeroporto della città ugandese, dove era atterrato un aereo dell'Air France proveniente da Tel Aviv dirottato da quattro terroristi con 256 persone a bordo.

Il generale ci tiene a non enfatizzare il ruolo avuto dagli israeliani nella vicenda, "non c'è bisogno di esagerare: non vogliamo prenderci per il merito per qualcosa che non abbiamo fatto, li abbiamo aiutati a prepararsi a combattere contro il terrorismo, a pianificare operazioni e strategie e a sviluppare fonti di intelligence".

"Per tre anni sono rimasta incatenata 24 ore su 24», in condizioni di «umiliazione, vessazione e tortura". A poche ore dal suo arrivo a Parigi Ingrid Betancourt ha raccontato le sensazioni vissute e le sofferenze subite nei suoi oltre sei anni di prigionia nella giungla colombiana. "Ho avvertito tentazioni a lasciarsi andare a comportamenti demoniaci - ha detto l'ex candidata alla presidenza della Colombia in un'intervista a Europe 1 - Penso che bisogna conservare una grande spiritualità per non scivolare nell'abisso".

Dei suoi figli, Lorenzo e Melanie, che ha riabbracciato ieri sulla pista dell'aeroporto militare di Bogotà, la Betancourt dice di essere rimasta "assolutamente ammirata dal loro carattere eccezionale, dalla loro luce, hanno una grande spiritualità, un'intelligenza e un umorismo che mi lasciano stupita". Ancora, dopo essersi detta "sorpresa" per la sua popolarità, l'ex ostaggio delle Farc racconta di come a "momenti di grande durezza" da parte dei suoi sequestratori, a "momenti di grande crisi e sevizie" si alternassero "momenti in cui cercavano di mostrare un altro volto perchè erano talmente mostruosi che penso che loro stessi si trovassero disgustosi". 

 

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