Vita calpestata

Intanto in Australia depenalizzano l’aborto

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Dopo lunghe settimane di protesta, il Parlamento del Nuovo Galles del Sud in Australia ha approvato giovedì 26 settembre la legge che depenalizza l’aborto.
Il disegno di legge dell’ “Abortion Law Reform Act 2019” ha superato il passaggio sia alla Camera Alta sia alla Camera Bassa, dopo oltre 70 ore di dibattito parlamentare.
La nuova legge, presentata dal parlamentare indipendente Alex Greenwich, elimina il reato di aborto dal codice penale e lo permette fino alla ventiduesima settimana, ma anche oltre questo termine se c’è l’accordo di due medici.
Il disegno di legge è stato fortemente osteggiato da gruppi conservatori, religiosi, attivisti pro-life e diversi parlamentari, che hanno espresso preoccupazione soprattutto in merito agli aborti selettivi in base al sesso e agli aborti tardivi.
Le tensioni politiche hanno raggiunto l’apice la scorsa settimana quando i parlamentari liberali Tanya Davies, Matthew Mason-Cox e Lou Amato hanno messo in discussione la leadership del Premier Gladys Berejiklian per la gestione del disegno di legge.
Durante la discussione dei singoli emendamenti tuttavia, qualche modifica legislativa in favore della vita è stata approvata, tra cui per esempio quella riguardante l’obiezione di coscienza. I medici obiettori infatti saranno autorizzati a fornire informazioni -approvate dal Dipartimento della Salute- alle donne che a loro si rivolgono per abortire, piuttosto che indirizzarle direttamente a un altro medico non obiettore.
Se da una parte i sostenitori della nuova legge applaudono a quello che è stato definito come “un enorme passo avanti per le donne”, dall’altra parte i numerosi contestatori della legge ne riconoscono la rovina, tra cui l’arcivescovo cattolico di Sydney, Anthony Fisher che ha parlato di “un giorno molto buio per il Nuovo Galles del Sud”.  “La nuova legge sull’aborto è una sconfitta per l’umanità”, ha affermato in una nota. “Dall’abolizione della pena capitale nel Nuovo Galles del Sud nel 1955, questa è l’unica uccisione deliberata mai legalizzata nel nostro Stato”.
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