Intercettazioni e pedofilia, sinistra sulle barricate perfino davanti a una bufala
06 Giugno 2010
Otto colonne di requisitoria. E il leit motiv è: "Con la legge sulle intercettazioni si penalizza anche la tutela dei minori". Da giorni l’opposizione – Pd in testa – e la stampa vicina alla sinistra grida allo scandalo, lancia l’allarme, descrive scenari apocalittici. Come nel caso de Il Fatto Quotidiano che ha puntato il mirino in particolare contro un emendamento della maggioranza sulla pedofilia che, invece, stabilisce un ulteriore giro di vite per i reati sessuali con minori.
Così in uno dei tanti articoli sul disegno di legge in discussione al Senato, si dà conto dell’indignazione di alcuni esperti in materia di tutela dei minori. "Quando si tocca un bambino, non esistono reati di minore o maggiore entità", dice ad esempio, il presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori Antonio Marziale. In sostanza, l’Osservatorio contesta l’emendamento che vieta l’arresto obbligatorio per i reati di "minore entotà". Ma la "requisitoria" del giornale fondato da Travaglio e le accuse ribadite ormai quotidianamente dall’opposizione (in parlamento e sui media) vengono considerate dal centrodestra "un’autentica bufala".
L’emendamento in questione è stato presentato da Maurizio Gasparri, Federico Bricolo, Gaetano Quagliariello, Roberto Centaro, Filippo Berselli, Sandro Mazzatorta e Sergio Divina. Tutti finiti nel bersaglio delle critiche della sinistra ma pure di qualche maldipancia di colleghi della maggioranza. Come nel caso della deputata Pdl Alessandra Mussolini secondo la quale "l’emendamento al ddl intercettazioni che elimina l’arresto obbligatorio in flagranza per i reati di minore gravità avrebbe conseguenze negative nel contrasto della pedofilia su internet e deve quindi essere cambiato".
Eppure il provvedimento prevede un ulteriore giro di vite rispetto alla norma attualmente in vigore che non penalizza la tutela dei minori, semmai la rafforza. Vediamo in che modo. Attualmente la legge prevede l’obbligo di arresto in flagranza per gli atti di violenza sessuale sui minori, ad eccezione dei casi di minore entità.
La Commissione Giustizia del Senato ha esteso l’obbligo di arresto in flagranza anche agli "atti sessuali" con minori. Tuttavia, per un errore materiale ha omesso di prevedere la non applicabilità dell’obbligo di arresto per gli atti sessuali con minori di lieve entità. L’esempio più immediato è quello di un ragazzo di 19 anni che bacia la sua fidanzata di 17 sulla panchina del cortile sotto casa.
Ora, se l’emendamento proposto da Pdl e Lega per porre rimedio a questo errore dovesse essere respinto come vuole la sinistra e i suoi giornali di riferimento, la norma sarebbe a rischio incostituzionalità. Per due ragioni tecniche: in primo luogo, per la disparità rispetto a i casi di violenza sessuale, in secondo luogo perché la pena del minimo nei casi di minore entità è ampiamente al di sotto la soglia della sospensione condizionale della pena e dell’affidamento in prova. In parole povere, se l’emendamento venisse respinto, verrebbe a determinarsi un paradosso: poiché la legge vigente prevede la non applicabilità dell’obbligo di arresto in flagranza per i casi meno gravi di violenza sessuale con minori, se la legge non prevedesse altrettanto per gli atti sessuali con minori, si arriverebbe a punizioni più gravi per l’atto sessuale che non per quello della violenza sessuale.
Se dunque una persona fosse colta in atteggiamenti affettuosi con un minore consenziente, potrebbe essere per lui conveniente affermare che stava cercando di violentarlo. Insomma, quello alzato dalla stampa di sinistra e dall’opposizione è un vero e proprio polverone. Che ha subito innescato la reazione decisa della maggioranza.
Il presidente della commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli ha parlato di una "canagliesca campagna di disinformazione". Anche il vicepresidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello ha risposto alla polemica senza giri di parole: "La Commissione Giustizia del Senato ha introdotto un notevole inasprimento della normativa in materia, estendendo agli atti sessuali con minori l’obbligo di arresto in flagranza finora previsto soltanto nei casi di violenza. L’emendamento proposto nei giorni scorsi – ha precisato – è finalizzato semplicemente a introdurre un correttivo che renda la nuova legge costituzionale: in assenza di tale correttivo l’intero inasprimento delle norme a tutela dei minori sarebbe a rischio.Vale a dire che se l’emendamento tanto contestato dall’opposizione fosse respinto, i pedofili avrebbero una buona ragione per festeggiare".
