I giudici: "Il processo resta a Milano"

Intercettazioni, se le forzature sul Rubygate sono più gravi del caso Murdoch

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Dallo scandalo delle intercettazioni illecite in Gran Bretagna a quelle sul Rubygate. Oggi i giudici hanno respinto le istanze della difesa del premier sul trasferimento, per competenza funzionale e territoriale, al Tribunale dei Ministri o a quello di Monza. Il processo, dunque, resta a Milano. Una vicenda che di questi tempi, con lo tsunami che si è abbattuto sull’impero di Murdoch e i vertici di Scotland Yard torna prepotentemente al centro del dibattito politico nostrano. A ben guardare, ci sono molte cose in comune ma in Italia non funziona come in Gran Bretagna.

E la parola- chiave ancora una volta è: Silvio Berlusconi. Passaggio che non sfugge a Gaetano Quagliariello quando osserva che ciò che accade in Italia  è “qualcosa di più grave “ rispetto al giro di intercettazioni illecite messe in piedi da un organo di stampa che sta scuotendo i vertici dello Stato. Il motivo, secondo il vicepresidente dei senatori Pdl sta nel fatto che nel caso Ruby “è stata la stessa autorità giudiziaria di Milano, peraltro priva di competenza territoriale e funzionale, a compiere un monitoraggio sistematico dell’abitazione e delle conversazioni del presidente del Consiglio attraverso intercettazioni indirette e una massiccia acquisizione di tabulati telefonici, il tutto in aperta violazione della legge, della Costituzione e di una consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale”.

Una vicenda per la quale il gruppo Pdl a Palazzo Madama aveva presentato una dettagliata interrogazione parlamentare. Che nel giorno in cui “i giudici del processo Ruby respingono tutte le eccezioni della difesa, senza fornire alcuna spiegazione circa l'illecita attività di controllo posta in essere per un anno intero nei confronti del presidente Berlusconi” sarà riproposta e calendarizzata nell’agenda dei lavori di Palazzo Madama. Perché – insiste Quagliariello – “a questo punto è necessario che una risposta arrivi rapidamente in Parlamento”. Nell’interrogazione al ministro della Giustizia Alfano, Quagliariello, Gasparri, Mugnai e Centaro chiedono l’avvio di una verifica su due aspetti.

Il primo riguarda “la correttezza o meno dell’operato della procura della Repubblica di Milano rispetto alle prerogative parlamentari fissate dall’articolo 68 della Costituzione (autorizzazione a procedere nei confronti del parlamentare da parte della Camera di appartenenza, ndr) e in particolare sul ricorso all’intercettazione indiretta di comunicazioni e sull’acquisizione di tabulati telefonici”. Il secondo aspetto è relativo alla “tempistica di iscrizione nel registro degli indagati di Berlusconi”. L’obiettivo è accertare se “pur in presenza di un’attività investigativa chiaramente indirizzata – scrivono i senatori Pdl nell’interrogazione parlamentare - tale procedura di garanzia non sia stata ritardata per consentire la praticabilità del rito immediato e agevolare la prosecuzione dell’attività intercettiva in violazione della legge”. Del caso, dunque tornerà ad occuparsi nei prossimi giorni l’Aula di Palazzo Madama.

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1 COMMENT

  1. intercettazioni magistratura piu’ illegali di quelle private.
    Berlusconi ebbe a dire che il telespettatore e’ come un bambino di 10/11 anni neanche troppo sveglio. Tutti siamo telespettatori e quindi tutti siamo cretini per lui. Basta con le bassezze,le falsita’, i giochini dialettici stomachevoli, ripugnanti e offensivi di questo ominucolo e dei suoi servili leccapiedi.

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