Intercettazioni. Via libera della Camera, modifiche al testo
11 Giugno 2009
Dopo il sì incassato dalla Camera passa al Senato il ddl sulle intercettazioni. Il maxi-emendamento su cui il governo ha ricevuto ieri la sua 19/a fiducia dall’inizio della legislatura, ha subito alcune modifiche.
Ad esempio Il Pm potrà richiedere una intercettazione solo se ci saranno “evidenti indizi di colpevolezza” e soprattutto se saranno “assolutamente indispensabili”, mentre per quel che riguarda le indagini di mafia e terrorismo basteranno “sufficienti indizi di reato”. In ogni caso la richiesta dovrà essere autorizzata da un Gip collegiale del capoluogo del distretto e il giudice dovrà comunque compiere una valutazione autonoma del caso.
Prima del ddl era vietato scrivere anche solo una riga prima del dibattimento, ma non dopo. Da ora in avanti si prevede invece che le intercettazioni, anche quelle non più coperte da segreto, non possano essere pubblicate, anche in maniera parziale, fino alla conclusione almeno delle indagini preliminari. Sarà anche, e ci permettiamo di dire giustamente, vietato pubblicare richieste e ordinanze emesse in materia di misure cautelari fino a quando l’indagato o almeno il suo difensore non ne siano venuti a conoscenza. Solo dopo quest’atto dovuto se ne potrà pubblicare il contenuto. Le uniche eccezioni riguardano le intercettazioni riportate nelle ordinanze, per le quali permane il divieto di pubblicazione.
Una volta edite, in caso di rettifica, dovranno essere ripubblicate nella loro interezza, ma “senza commento”. Nuova regolamentazione pure per quelle online. Non potranno essere pubblicati neanche nomi o immagini di magistrati “relativamente ai procedimenti penali a loro affidati”, a meno che l’immagine non sia indispensabile al diritto di cronaca. In caso di trasgressione delle regole da parte di un giornalista torna la possibilità di andare in carcere, ma la pena sarà da 6 mesi a un anno (era da uno a 3 anni) quindi oblabile: ovvero mutabile in sanzione pecuniaria.
Giro di vite anche sulle dichiarazioni. Le toghe hanno l’obbligo di astenersi dal rilasciare “pubblicamente dichiarazioni” sui procedimenti affidatogli. Inoltre verrà sostituito d’ufficio se se iscritto nel registro degli indagati per aver rivelato segreti d’ ufficio. Il ddl non si ferma qui e prevede, per i magistrati o i pubblici ufficiali indisciplinati, l’ammenda da 500 a 1.032 euro se non eserciteranno “il controllo necessario ad impedire la indebita cognizione o pubblicazione delle intercettazioni”.
Potranno essere “intercettati” tutti i reati che prevedono pene oltre i 5 anni, compresi quelli contro la Pubblica Amministrazione; ingiuria; minaccia; usura; molestia; traffico-commercio di stupefacenti e armi; insider trading; aggiotaggio; contrabbando e diffusione di materiale pornografico anche relativo a minori. Per tutto questo elenco si potranno usare “cimici” solo per spiare luoghi nei quali già si è a conoscenza di un’attività criminosa. Unica eccezione consentita per i reati di mafia, terrorismo e in generale per quelli più gravi. Il controllo dovrà essere limitato nel tempo, non si potrà quindi ascoltare per più di 60 giorni: 30 consecutivi e poi due tranche da 15. Per reati di mafia, terrorismo o minaccia col mezzo del telefono si può invece arrivare a 40 giorni prorogabili di altri 20. Le restrizioni serviranno per agevolare un tetto di spesa stabilito dal ministero della Giustizia, una volta ascoltato il Csm. Entro il 31 marzo di ogni anno, infatti, i procuratori dovranno trasmettere a Via Arenula una relazione sulle spese per le intercettazioni dell’anno precedente.
Telefonate e verbali verranno custoditi in un unico archivio presso la Procura. Le registrazioni saranno fatte solo con impianti installati nei Centri di intercettazione istituiti presso ogni distretto di Corte d’Appello. I procuratori dovranno perciò gestire e controllare questi Centri e avranno 5 giorni per depositare verbali e intercettazioni, dopodiché non saranno validi. Le intercettazioni poi non potranno più essere usate in procedimenti diversi da quelli per cui sono state disposte. Ad eccezione dei casi di mafia e terrorismo.
Molti cambiamenti quindi, alcuni già duramente criticati sia dall’opposizione che dalla stampa. Vedremo se i nuovi dispositivi di legge si riveleranno efficaci ed efficienti più dei precedenti.
