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Dopo l'FBI e la legge sulla pirateria

Internet non è gratis e Billy Dotcom era solo un truffatore

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Nell'epoca della globalizzazione internettiana decisioni politiche prese in un Paese lontano influenzano direttamente la nostra vita quotidiana. Il Congresso degli Usa ha discusso di recente una controversa legge contro la pirateria sul web ("SOPA"), promossa da un ampio schieramento trasversale: così, da un giorno all'altro, è sparita Megaupload/Megavideo, la celebre piattaforma dove guardare o scaricare gratuitamente film appena usciti al cinema e serie televisive rubate alle tv via cavo, aggirando le leggi sul copyright.

Il SOPA è stato un grosso successo di quella lobby della "old economy" composta dalle major del cinema, della discografia e dei videogame, stanca di perdere milioni di dollari all'anno nella competizione ad armi impari con i pirati del web. Legittimato dall'azione del Congresso, il Bureau ha messo in manette il re Mida di Megavideo, Billy Dotcom. Si è quindi scoperto che costui non era un eroe ma un grande furbacchione che sbandierava la causa del web gratuito per frodare il fisco e l'industria culturale più in generale. Viveva in una Megavilla con tanto di bunker sotterraneo dove si è rifugiato per sfuggire all'arresto e, tanto per avere un'idea del personaggio, conservava in salotto una statua a grandezza naturale di Predator (e una cinquantina di Mega-auto di lusso in garage).

Obama, Romney e gli altri candidati repubblicani si sono prudentemente schierati contro la legge sulla pirateria, consapevoli che non piace agli elettori figli della Rete. Sul sito della Casa Bianca è apparso un messaggio in cui si difendono i valori del web, primo fra tutti la condivisione delle informazioni; secondo l'Amministrazione, la mossa del Congresso potrebbe avere un effetto depressivo sull'economia (e sulla vita di tutti noi, visto che quella condivisione ormai tocca sia la nostra sfera privata che quella professionale).

Si tratta insomma di una battaglia campale in cui da una parte stanno secoli di giurisprudenza sul copyright e dall'altra le nuove forme di produzione, scambio e consumo informatico. La legge sulla pirateria infatti può sembrare antistorica, oltre che antieconomica, ma quali sono i confini del cyperspazio? Ci sono limiti o soltanto un anarchismo gratuito? Il web è una grande risorsa ma come in ogni rivoluzione bisogna impedire che ad essere travolto sia l'intero sistema di regole e tradizioni precedenti. Per riavere Megavideo, dunque, dovremmo abituarci all'idea di aprire il portafoglio e sganciare qualche dollaro, un prezzo anche simbolico, per ripagare autori,  produttori e distributori di cultura.

Ben presto nuove piattaforme sostituiranno le Megatruffe del passato. La tentazione di sfruttare questi strumenti come abbiamo già fatto in passato sarà enorme, ed è evidente che non si può bloccare il progresso tecnologico. Ma il progresso ha sempre avuto un costo. Internet non può essere gratis. E i  fan italiani di "Walking Dead" dovranno convincersi che per vedere on line la prossima edizione della serie televisiva (febbraio è alle porte) è necessario scendere a patti con Fox. A patto che le major della "old economy" comprendano che in futuro dovranno adottare nuove politiche diversificate di prezzi se intendono difendere i loro prodotti e molti altri posti di lavoro. La legge della concorrenza non perdona, soprattutto quando il tuo competitor è un pirata informatico.

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6 COMMENTS

  1. E’una vittoria di Pirro
    Chi vedeva film in streaming, non é che ora che hanno chiuso un sito corre al cinema, di siti per lo streaming ce ne sono uin fottio, oppure, in ultima analisi, ci sono i torrent con cui scaricare quasi tutto, inoltre ci sono altre voci in giro…
    MegaBox, la cui data di lancio ufficiale era prevista per l’inizio del 2012, era stato aperto in beta a fine 2011 e si sarebbe andato a piazzare in diretta concorrenza di servizi quali iTunes o altri store musicali. La differenza rispetto a tutti questi era la percentuale destinata agli autori che avessero scelto Megabox quale sistema per diffondere i propri prodotti: il 90%. Una percentuale altissima se paragonata a tutti gli altri stores e che avrebbe anche permesso di mantenere i prezzi finali particolarmente bassi. Una killer application insomma, forte anche del fatto che l’universo “mega” è uno dei più conosciuti in assoluto e non avrebbe faticato a farsi conoscere e apprezzare.

    Vien da se che trovarsi contro un servizio del genere sarebbe stato un problema non indifferente per la RIAA in quanto quest’ultima sarebbe stata bypassata (iTunes fa accordi con le etichette discografiche, non con gli artisti!) e avrebbe visto intaccare pesantemente i propri introiti: magari non nell’immediato, ma pensate a quanti artisti nascono ogni anno e quanto sia per loro complicato il percorso per la fama e la ricchezza. Per quale motivo una nuova Lady Gaga dovrebbe rivolgersi ad un affiliato alla RIAA per la commercializzazione del proprio pezzo (guadagnandoci noccioline) se invece potrebbe ottenere la stessa eco mediatica su MegaBox ma guadagnare una fetta decisamente più consistente? Ricordo che Megaupload è il 13simo sito più visitato al mondo e per i suoi server passa(va) circa il 4% del traffico mondiale.
    MegaBox era comunque solo l’inizio: Megamovie avrebbe seguito a ruota. Insomma, Kim DotCom stava “spostandosi” nel campo del totalmente legale usando la notorietà dei servizi. E si sa che più della pirateria, a far paura è la concorrenza.

  2. Sarà un truffatore, ma la
    Sarà un truffatore, ma la portata del fenomeno induce a riflettere. Sono le leggi a doversi adattare a nuove culture, e non culture ormai diffuse internazionalmente a dover rinunciare al proprio modo d’essere in nome della legge. Comunque, NESSUN PROBLEMA, si continuerà a vedere in streaming tutto quello che si vuole. Questa trovata dell’FBI è un’azione mediatica. A parte il fatto che aumenteranno a dismisura i P2P sullo stile di Torrent ed Emule, che essendo condivisioni da computer a computer non possono essere fermati. I siti di streaming nascono come funghi. A chi è abituato a vedere le serie tv o i film in streaming consiglio videoweed, ancora attivo senza nessun problema. In ogni caso si stanno preparando i server i Russia per nuovi siti di condivisione, tra qualche settimana sarà quasi tutto a posto, e fuori dalla giurisdizione USA non ci saranno più problemi di questo tipo. Anonymous ha sferrato il più grande attacco contro siti governativi USA, europei e persino italiani (Gov.it, LegaNord, CasaPound), a cui hanno partecipato quasi 6000 hackers, come piccola forma di rappresaglia preliminare…questa del copyrights è una guerra persa in partenza, lasciate che gli utenti si adattino ai nuovi siti e prendano più confidenza con il file sharing P2P, e vedrete che in qualche mese sarà la legge ad essere costretta a cambiare formula. Ah, tra l’altro, per chi fosse interessato, i Partiti PIRATA di tutta Europa stanno raccogliendo consensi per una class action internazionale contro l’FBI, per via del fatto che milioni di utenti che NON condividevano files protetti da copyrights, ma accumulavano dati di lavoro sui siti ora chiusi, hanno perso anni di lavoro e moli di dati per danni incalcolabili. Trovate informazioni sul sito del Partito Pirata catalano. Condividete…

  3. MegaBox
    da Megalab.it
    “Nel mese di dicembre 2011, il sito TorrentFreak.com riportava la notizia dell’imminente lancio, in versione beta, di un nuovo portale del gruppo MegaUpload: MegaBox Digital Jukebox. L’obbiettivo di questo sito era quello di offrire milioni di canzoni tramite tariffe altamente vantaggiose per gli artisti, i quali avrebbero ottenuto fino al 90% dei guadagni delle loro canzoni pubblicate su Megabox, ponendosi come principale rivale di iTunes Music Store.

    Il portale contava già il supporto di 7digital, Gracenote, Rovi ed Amazon, ed era in procinto di essere aperto al pubblico nel giro di pochi mesi. Lo stesso Kim Dotcom in un intervista dichiarò: “Potremmo aspettarci diversi annunci di clamorose esclusive per MegaBox con artisti che sono desiderosi di abbandonare i modelli di business obsoleti”.
    Fin da subito infatti fu evidente che questo progetto non era ben visto agli occhi delle major. A prova di tutto ciò, i dirigenti di MegaUpload entrarono quasi subito in conflitto con RIAA e MPAA, associazioni rappresentative delle principali case discografiche e cinematografiche americane, ed inoltre fu citata in giudizio la Universal Studios per la rimozione del video pubblicitario di MegaBox su YouTube.”
    non è che dietro la chiusura del portale da parte dell’FBI c’è un piano studiato per mettere fuori gioco un rivale considerato troppo pericoloso?”
    CAPITO ???

  4. P2
    Ricorrendo all’espressione “anarchismo gratuito” per sottintendere la balla colossale che su Internet ciascuno fa il cazzo che gli pare a sbafo, l’articolo rivela tutta la sua ipocrisia di fondo.

    D’altronde, basta vedere chi c’è dietro questa “testata giornalistica”, peraltro mantenuta coi soldi pubblici, per capire che chi ci scrive lo fa a difesa di certi interessi e non per informare.

    Grazie ai tre utenti che mi hanno preceduto: le loro sagge osservazioni rendono superflue ulteriori repliche.

  5. ma come si fa’ a scrivere in questa maniera?
    Mi affaccio su questo giornale ogni tanto, mi serve, per rendermi conto delle assurdita’ che voi giornalisti di questo giornale riuscite a scrivere.

    Voi, volete uno stato di polizia, dove chi ha il potere ti controlla anche quando vai al bagno….
    l’america e’ finita…in america ci sono posti di blocco vicino ad aeroporti, porti ed altro come in IRAQ…si come in IRAQ…voi non vi rendete conto…di cosa significhi.
    Volete dare il messaggio ai lettori che chissa’ come ci capitano su questo sito, che il nostro paese e’ il migliore, che l’america e’ da seguire e che tutti gli altri sono dei succhiasangue invidiosi.
    Sono sicuro che avete un ottimo pubblico…c’e’ molta gente che vi crede, ne sono sicuro….

    megaupload ha anticipato il CLOUD la nuvola di vari anni…se poi alcune persone usano i servizi di megaupload in maniera illegale, problemi loro….ma non si puo’ arrestare un’imprenditore…non un furbetto come avete scritto voi, e’ un imprenditore di successo, c’e’ qualcosa di male?

    E le aziende e i privati che usufruivano di questi servizi a pagamento, perche’ dovrebbero perdere tutti i dati?

    l’ha deciso il bravissimo OBAMA?

    Infatti l’inesorabile fuggita dagli USA verso l’ISLANDA(uno dei pochi paesi liberi al mondo) di societa’ che offriranno questi servizi sara’ inesorabile…

    Comunque a voi giornalisti,,,,aprite gli occhi e non scrivete in questo modo…non si possono leggere cose del genere……

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