Intervista a Marco Gervasoni: “Ecco perché il Governo non cadrà ora, anzi…”
22 Gennaio 2020
In vista delle elezioni regionali emiliano-romagnole, abbiamo fatto una chiacchierata politicamente scorretta con il Professor Marco Gervasoni circa il destino di questa Regione, del Governo, del Partito Democratico e delle Sardine.
Professore, lo scorso 19 gennaio, i capi delle Sardine hanno convocato una mobilitazione di piazza a Bologna che ha riscosso abbastanza successo. Pensa che le Sardine possano essere decisive nel futuro del PD?
Innanzitutto bisogna distinguere le Sardine da movimenti simili che hanno fatto capolino nel recente passato, come, ad esempio, “Se non ora quando?” oppure i girotondi. Questi erano molto critici nei confronti dei partiti di centro-sinistra. Le Sardine, al contrario, sembrano schiacciate sui partiti di centro-sinistra, forse proprio perché sono state create dal PD o, comunque, da ambienti vicini ai Dem. Per cui, in realtà, non si pongono come alternative e, a differenza dei movimenti di cui dicevamo prima, non intendono rappresentare un rinnovamento del partito. Personalmente, vedo le Sardine come uno dei movimenti collaterali tipici della tradizione comunista, i quali servivano a tenersi stretti i propri elettori. A titolo esemplificativo, ricordo i movimenti per la pace negli anni dello stalinismo. Questa è la prima funzione delle Sardine: coloro che partecipano a queste manifestazioni sono già elettori del centro-sinistra che, probabilmente, se non ci fosse stato questo movimento sarebbero rimasti a casa, mentre ora andranno a votare. Quindi, l’effetto immediato di questo movimento potrebbe essere quello di un aumento della partecipazione fra le proprie truppe.
Altre funzioni?
Una seconda funzione potrebbe essere quella di recuperare dei voti, fra quelli che sono andati verso il Movimento 5 Stelle. La terza funzione, infine, potrebbe essere quella di far apparire il PD come un partito che si muove all’interno dei movimenti. Infatti, per un partito di sinistra, svolgere un ruolo “movimentista” è sempre utile, da un punto di vista strategico. Tuttavia, questi movimenti, soprattutto se si pongono così apertamente contro un capo dell’opposizione, possono anche avere effetti opposti ed indesiderati, cioè degli effetti di irrigidimento e di polarizzazione. Comunque, secondo me, se la sinistra perde l’Emilia-Romagna, le Sardine spariscono. Se, invece, vince in Emilia-Romagna, probabilmente, spariranno lo stesso, ma a due o tre di questi leader verrà dato un posto nel PD.
Dunque, alla luce di ciò, la recente dichiarazione di Zingaretti, che riguarda lo “smontaggio” del Partito Democratico per creare una “cosa nuova”, che valore acquisisce?
Questo è quello che la sinistra dichiara a partire dal 1989, ossia da quando crollò il muro di Berlino. Il segretario di turno dei partiti figli del vecchio PCI dice che bisogna rifare il partito e che bisogna aprirlo alla società civile e ai movimenti. Sono discorsi vecchissimi, già sentiti altre volte che in genere non hanno sortito nessun effetto e, probabilmente, non lo sortiranno neanche ora. Tanto più con questo movimento delle Sardine, che, rifacendoci a quanto detto prima, appare un movimento artificiale, creato da ambienti che erano nei giri del PD. Quindi, non c’è bisogno di aprire a qualcosa che fa già parte di quell’area. Per quanto riguarda strettamente Zingaretti, io credo che sia solo un modo per far rientrare gli scissionisti come D’Alema o Bersani: questo è un altro aspetto tipico della tradizione comunista, cioè utilizzare dei grandi paroloni per poi legittimare delle operazioni di cabotaggio politico, le quali, però, appaiono come operazioni di grande spessore e di grande visione.
Invece, Matteo Renzi, che, sulla prescrizione, ha votato con il centrodestra, cosa può rappresentare per questo PD e per questo Governo?
Più il PD si sposta a sinistra – seguendo il discorso di Zingaretti, che vuole recuperare gli scissionisti – più Matteo Renzi ha spazio per presentarsi come una sinistra moderna. Il problema – se la vediamo in un’ottica globale, ma restando in Occidente – è che, in realtà, tutti i partiti di sinistra stanno andando verso l’estrema sinistra pur di non morire: penso ai democratici americani e ai labouristi inglesi. Questa sinistra moderna, a cui pensa Renzi, in realtà, è fuori dal tempo perché è quella degli anni di Blair e della cosiddetta “terza via”, la quale, però, ormai è morta e sepolta. Anche qui si tratta di un’operazione di sopravvivenza di una parte del ceto politico, spacciata da Renzi e dai suoi – e, come dicevo, ciò è tipico della sinistra – come un’operazione ideale. L’unica cosa che può fare è provare a raccattare qualcuno di Forza Italia, perché se dovesse passare il proporzionale, viene da pensare che dalle ceneri di Forza Italia possano nascere almeno tre partiti, uno dei quali destinato ad andare verso Renzi. Se ci sarà la soglia del 5%, queste operazioni servono per poterla superare.
Passando al il voto in Emilia – Romagna, invece, secondo lei è decisivo o no per la tenuta di questo Governo?
Secondo me no. Stanno già dicendo che se “cade” l’Emilia-Romagna, il Governo non cadrà. Questa è una sorta di excusatio non petita. Anzi, secondo me, anche se dovesse cadere il Governo, c’è da aspettarsi che se ne faccia un altro sempre con la stessa alleanza. Questo perché la fine dell’Emilia-Romagna – sempre dal punto di vista dei post-comunisti – sarebbe disastrosa e, quindi, non avrebbero alcuna intenzione di andare al voto dopo aver perso una Regione che è una sorta di “cassaforte” per loro. A questo si aggiunge il fatto che bisogna vedere anche il risultato del Movimento Cinque Stelle, perché, se anche questo fosse disastroso, nemmeno loro avrebbero interesse ad andare al voto. Io penso che ci sarà un irrigidimento. Secondo me, né Borgonzoni e né Bonaccini vinceranno con un ampio margine, anzi, il margine sarà abbastanza ristretto. Quindi, se il centro-destra perde per qualche punto, dirà che, in una Regione come l’Emilia è stato comunque un ottimo risultato; mentre, se perde di poco il centro-sinistra, potrà dire che ha tenuto. Quindi, non vedo grandissimi effetti sul Governo. Al contrario, vedo effetti sul medio-lungo periodo, soprattutto sul morale del PD. In questo senso, colpire l’Emilia-Romagna è come colpire la morte nera – per dirla riprendendo il primo film di Guerre Stellari –. Sarebbe un colpo fortissimo ad un serbatoio simbolico e molto importante per l’identità del PD, la quale, per la verità, è già piuttosto debole.
Mentre la vicenda di Bibbiano, a suo parere, andrà ad incidere su queste elezioni regionali oppure no?
Certamente. Il fatto che ci vada Salvini e poi ci vogliano andare anche le Sardine significa che coloro che stanno sul territorio hanno capito che l’affare di Bibbiano è un affare che, aldilà degli elementi giudiziari, costituisce come una sfida di civiltà. Da un lato abbiamo uno schieramento – quello della sinistra – che teorizza il fatto che i figli tolti ai genitori possano essere affidati a coppie omosessuali. In questo senso, l’idea della famiglia come comunità naturale, fondata da un padre e da una madre viene meno per far posto ad un’idea di comunità artificiale. In quest’ultima ottica la famiglia può essere costituita da due donne, da due uomini, da una donna e un cane, da tre donne, quattro uomini e così via. Dall’altro lato, invece, abbiamo uno schieramento il quale sostiene che non solo i figli non possano essere strappati ai loro genitori naturali – salvo casi specifici, seri e gravi – ma anche che la famiglia è una comunità naturale, fondata su un uomo e una donna. È una sfida di carattere antropologico. La Regione c’entra, perché Bonaccini ha dato molti finanziamenti per questi progetti di Bibbiano, quindi non può fare certo la parte di uno che passa lì per caso…
Però anche i Cinque Stelle…
Certo, anche i Cinque Stelle. Questi ultimi, pur stando all’opposizione – e questo lo sanno in pochi – hanno votato una legge regionale contro l’omotransfobia voluta dal PD. Questa legge è in discussione anche a livello nazionale e, secondo me, è molto preoccupante per come è fatta perché, sostanzialmente, è volta ad intimidire qualsiasi tipo di critica nei confronti di esperimenti, diciamo così, genetico-culturali.
