L'autore di "Il Dio mercato, la Chiesa e l’Anticristo"

Intervista ad Antonio Socci: “Ecco perché la finanza ci vuole privare dell’identità”

0
734

Antonio Socci è un giornalista da sempre attento alle questioni religiose ed ecclesiastiche a cui unisce un’approfondita analisi sulla attualità politica e sociale. Lo abbiamo intervistato a poche settimane dalla pubblicazione del suo ultimo libro intitolato “Il Dio mercato, la Chiesa e l’Anticristo”, in cui descrive meticolosamente le vicende più spinose della modernità.

 Dottor Socci, nel suo ultimo libro intitolato “Il Dio mercato, la Chiesa e l’Anticristo” lei ha rispolverato un tema, quello dell’Anticristo, che l’opinione pubblica sembrava aver dimenticato. Può spiegarci meglio a cosa si riferisce?

Il concetto dell’Anticristo fa riferimento ad un potere senza regole che finisce per travolgere tutto ciò che è umano ed è stato sempre presente nel pensiero filosofico e nella letteratura occidentale: da Dostoevskij a Nietzsche, passando per Karl Schmidt fino a studiosi contemporanei come Massimo Cacciari e Mario Tronti (membro del gruppo dei cosiddetti “marxisti ratzingeriani”). Inoltre, c’è da ricordare come anche uomini di Chiesa quali il cardinal Biffi, Benedetto XVI, Giovanni Paolo II e Paolo VI nelle loro parole e nei loro scritti avevano fatto riferimento – in maniera più o meno diretta – all’Anticristo e fu proprio Tronti a riconoscere, nel convegno organizzato nel 2013 a Norcia dalla Fondazione Magna Carta, come quello di Ratzinger fosse stato “un tentativo eroico di arginare la forma post-moderna dell’Anticristo”. Del fatto che l’Anticristo sia più presente che mai nello spirito della modernità, però, la Chiesa guidata da Papa Francesco sembra non accorgersi minimamente.

Nel libro si fa ampio riferimento alla globalizzazione. Quali sono state le prerogative di questo fenomeno e quali i suoi effetti principali?

Tutto è cominciato dalla caduta del Muro di Berlino: un economista di rango come Paolo Savona ha ben spiegato come quell’evento abbia causato una sostanziale corsa di determinati potentati economici ad appropriarsi di un potere sempre più grande, ponendo il mercato sopra ogni cosa. La benzina a questa visione ideologica è stata fornita da politiche introdotte negli anni ’90 sia dagli Stati Uniti (con presidenti democratici come Clinton e repubblicani come Bush) che, in Europa, dal Trattato di Maastricht e la volontà chiara era quella di abbattere qualsiasi tipo di regola che potesse intralciare l’attività dei suddetti potentati. Questo ha provocato un divorzio tra liberal democrazia e liberismo (come affermato da Giulio Tremonti) facendo diventare così la globalizzazione un serio rischio per la sovranità degli Stati, ormai sempre più esposti all’arbitrio dei mercati. Infine, la volontà di deregolamentare il campo economico ha provocato un identico processo nel campo antropologico, determinando così un attacco a tutte quelle identità – nazionali, religiose, di genere – che potevano creare un ostacolo al dominio planetario della finanza e lasciando l’umanità sempre più sola alla mercé di questa nuova dittatura.

 Passando alla Chiesa, non si può non notare come all’interno del mondo ecclesiastico sembra esserci una spaccatura molto pronunciata. Da grande esperto di questioni vaticane, qual è la sua opinione in merito?

Dal punto di vista personale non posso non concordare con l’affermazione, già citata in precedenza, pronunciata da Mario Tronti in merito al pontificato di Joseph Ratzinger. Certamente possiamo affermare che ai principi “non negoziabili” stabiliti da Woytila e Benedetto XVI su argomenti come famiglia, identità di genere ed emergenza antropologica, si siano sostituiti l’ecologismo catastrofista, il migrazionismo ideologico e la ricerca di un’unità a tutti i costi con le altre religioni di Papa Francesco. I due ultimi Pontefici, però, sono accomunati da un dato da tenere bene in considerazione, vale a dire che entrambi hanno riscontrato – o stanno riscontrando – delle difficoltà oggettive a portare avanti compiutamente la loro agenda, visto che si sono trovati ad operare in un contesto politico a loro poco favorevole: se Ratzinger fu avversato da un sistema di poteri dominato a suo tempo da personaggi quali Obama, Hillary Clinton e Angela Merkel (abbastanza determinati a portare avanti quella politica di deregolamentazione economica e antropologica di cui sopra), oggi Bergoglio deve fare i conti con Donald Trump ed un’avanzata dei populismi abbastanza evidente in molte parti d’Europa (decisamente poco propensi a seguire proclami immigrantisti o favorevoli all’integralismo ecologico).

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here