Intesa Pdl-Lega sulla giustizia ma Bossi frena sull’immunità parlamentare

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Intesa Pdl-Lega sulla giustizia ma Bossi frena sull’immunità parlamentare

23 Febbraio 2011

La priorità è la riforma costituzionale della giustizia, il processo breve per ora può attendere. Nei due vertici che hanno dato il tempo alla giornata politica tra Palazzo Chigi (coi ministri) e Palazzo Grazioli (con lo stato maggiore di Pdl e Lega), Berlusconi fa il punto della situazione e conferma la linea: avanti con le riforme.  L’iter è ai blocchi di partenza, il Consiglio dei ministri straordinario il Cav. lo presiederà la prossima settimana e sarà quello il primo step per il testo. Via libera politico della Lega all’impianto generale ma con alcuni paletti e un freno sull’immunità parlamentare. Intanto al Senato il gruppo di Fli si è volatilizzato.

Separazione delle carriere tra giudici e pm, inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, doppio Csm, maggiore autonomia della polizia giudiziaria dai pubblici ministeri sono i temi discussi al tavolo dei ministri insediato appositamente dal governo. Un pool di esperti che per il momento sembrerebbero intenzionati a lasciare fuori il capitolo immunità parlamentare che potrebbe per questo seguire un altro iter, magari quello di un disegno di legge. Anche perché Bossi avrebbe manifestato la sua contrarietà e in questo momento – è il ragionamento nelle file della maggioranza – è meglio non acuire il livello di scontro politico e istituzionale (vedi il Colle).  Il via libera politico della Lega c’è ma il Senatur avrebbe messo sul tavolo alcune richieste e perplessità, Nel primo caso, una maggiore partecipazione del popolo all’amministrazione della giustizia, nel secondo la sottoposizione dei Pm all’esecutivo se a presiedere il Csm dei pubblici ministeri sarà il Guardasigilli.

I dubbi leghisti riguardano anche altri passaggi della bozza alla quale Alfano sta lavorando e che peraltro sarà oggetto di nuovi incontri con gli esponenti della maggioranza: ad esempio il fatto che la Scuola di formazione dei magistrati sia in capo al ministro di Grazia e Giustizia, così come la questione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Un richiamo alla prudenza, insomma, di fronte a misure che potrebbero apparire impopolari e che rischierebbero di dover fare i conti con il referendum confermativo.

Prudenza che da parte sua, Berlusconi manifesta sul processo breve chiedendo ai suoi di non calendarizzarlo alla Camera (già la commissione Giustizia era tornata ad occuparsene). Non una marcia indietro, assicurano dalla maggioranza, bensì l’attenzione a non alimentare nuove fibrillazioni in vista dei processi, tutti a Milano, che il premier dovrà affrontare a partire da marzo: Mediatrade, Mediaset e Mills. Nel Pdl non si esclude tuttavia che una norma per “tutelare” il premier dai processi  comunque verrà fatta e per quanto riguarda il Rubygate, l’orientamento è quello di sollevare il conflitto di attribuzione alla Consulta anche se non in questa fase.

Nel vertice coi suoi il Cav. avrebbe affrontato anche la questione del rimpasto con la convinzione di procedere in maniera spedita nel riempire alcune caselle rimaste vuote dopo l’uscita dei finiani da Palazzo Chigi per poi completare il resto delle nomine tra qualche mese. Ma da alcuni esponenti  pidiellini sarebbe arrivato l’invito a rinviare la pratica attendendo il consolidamento della maggioranza alla Camera. Proprio a Montecitorio ieri il gruppo dei Responsabili ha raggiunto quota 28 deputati dopo l’ingresso di sei deputati Pdl; operazione finalizzata a favorire il riequilibrio nelle commissioni in alcune delle quali adesso la maggioranza è in minoranza e tra queste l’Ufficio di presidenza dove presto potrebbe approdare la questione del conflitto di attribuzione.

Dalla Camera al Senato.Ci sono volute più di quattro ore per sancire definitivamente che il gruppo di Fli non esiste più politicamente, come certifica in una nota il presidente Pasquale Viespoli. Dopo l’addio a Fini di Menardi e Pontone, degli otto senatori rimasti in sei decidono di non mollare il partito ma al tempo stesso ribadiscono che la linea non può essere quella del flirt con la sinistra. Baldassarri, Contini, Digilio, Valditara, De Angelis e Germontani, insomma restano futuristi, almeno per ora. A questo punto è possibile che per raggiungere i dieci senatori necessari per formare un gruppo, i sei finiani possano unirsi ai colleghi dell’Udc e del Mpa facendo nascere così il gruppo del Polo per l’Italia, alias terzo polo. Degli altri quattro ex finiani, Pontone ha già annunciato il passaggio al Pdl e Menardi al Misto; Maurizio Saia è dato in avvicinamento verso la maggioranza, mentre l’ex capogruppo Pasquale Viespoli mantiene aperto il dialogo con Forza Sud di Miccichè. Un fatto è certo: i sei futuristi ‘salvano’ Fini ma la diaspora da Fli non sembra confinata nelle stanze di Palazzo Madama.