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I giorni decisivi

Inutile maquillage o vera operazione politica? Ora Conte, l’Inamovibile, può immaginarsi “statista”

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La settimana si è aperta con una crisi di Governo ancora in bilico e giocata sul pendolo che separa una mera operazione di maquillage legata al convincimento di alcuni parlamentari, ad una più strutturata operazione politica che non può che sfociare in un Conte ter, strada non priva da rischi, ma che l’ambizioso presidente del Consiglio potrebbe percorrere proponendosi non più come semplice raccoglitore di consensi, ma immaginando per sè un profilo da statista.

Il premier, insomma, deve ancora decidere se accontentarsi di allargare la truppa dei sedicenti responsabili alla bell’e meglio limitando l’obiettivo del Governo a una riforma elettorale (a quel punto strumentalmente in chiave anti-sovranista), oppure se dimettersi e puntare a un reincarico immediato. E’ ovvio che la seconda ipotesi vedrebbe una maggioranza con all’interno, certo, anche Italia Viva, ma col ruolo di Matteo Renzi ridimensionato da un allargamento al centro che non renderebbe più il suo partito fondamentale per la sopravvivenza dell’Esecutivo. Con una maggioranza siffatta sarebbe possibile poi per il Governo pensare non solo alla legge elettorale, ma anche a una stagione di Riforme (in primis la razionalizzazione del Sistema parlamentare) condivise con una base parlamentare più ampia. Insomma, si verrebbe a creare una doppia maggioranza, con quella strettamente politica rafforzata da una cintura che la amplierebbe a tutte le forze riformiste. Non sarebbe il Governo di Unità nazionale, auspicato da tanti, ma sarebbe comunque un segnale politico che consentirebbe a buona parte dei moderati, o dei cosiddetti “patrioti che non hanno smarrito il senno”, per citare Gaetano Quagliariello, di collaborare col Governo in un mutato quadro politico, pur restando all’opposizione.

Al momento vi sono due certezze: la prima è che entrambe le strade possibili non possono prescindere da Giuseppe Conte, la seconda è che vi è piena e condivisa consapevolezza dell’esigenza – ribadita dal Presidente della Repubblica – di un Governo forte, o comunque il meno debole possibile.

La prima certezza è dettata dal fatto che a chiudere alla possibilità di un Governo istituzionale con un altro premier è stato proprio il centrodestra a trazione Fdi, proponendo al Capo dello Stato Sergio Mattarella il voto come unica soluzione. Una strategia politica che ha finito proprio per blindare l”avvocato del popolo’ il quale, sapendo di poter contare su una pattuglia di almeno 30 fedelissimi al Senato (ai quali offrire garanzie in caso di elezioni anticipate), continua così a poter dare (o ritirare) le carte per il futuro del Governo.

Con Conte inamovibile, pena le elezioni anticipate (ipotesi che resta quindi sullo sfondo), ci si avvicina al giorno della relazione di Bonafede in Senato, ammesso che Conte non decida di salire prima al Quirinale con in tasca il reincarico. E la seconda certezza è appunto legata alla necessità, di un Governo il più solido possibile visto il delicatissimo momento che sta vivendo l’Italia. E la retorica in questo caso lascia spazio ai fatti. Al gigantesco tema del Recovery fund, infatti, si somma il problema della gestione della campagna vaccinale. I ritardi nelle dosi potrebbero bloccare per un altro anno l’economia italiana con conseguenze inimmaginabili per il nostro Paese e, proprio per questo, avere un Esecutivo in grado di battere i pugni sul tavolo di fronte alle industrie farmaceutiche diventa essenziale.

 

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