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L'uovo di giornata

Invece che alle interviste di Gallera, pensiamo alle mancate autopsie…

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La spiegazione, in verità, in prima battuta non gli era uscita un granché. Sarà anche suo dovere di assessore alla Sanità della Lombardia tradurre concetti scientifici in un linguaggio accessibile a tutti, ma indice di trasmissibilità del virus a 0,51 non significa, come aveva lasciato intendere Giulio Gallera, che per prendere il coronavirus devi incontrare due infetti contemporaneamente. Può significare, e l’assessore lo ha poi ben chiarito, che – e anche qui stiamo semplificando in maniera un po’ rozza – mediamente per ogni due infetti se ne contagia un altro solo. Insomma, è un dato statistico prim’ancora che epidemiologico.
Non ci interessa una difesa d’ufficio dell’assessore Gallera, sappiamo di lui ciò che sanno tutti gli altri italiani e dunque ciò che si legge sui giornali, di certo non ricopre un ruolo per cui in questo periodo possa essere invidiato, ma insomma delle dispute personali non ce ne frega niente. Epperò, sarà che da quando si è ripreso a lavorare la domenica è tornata ad essere il giorno del cazzeggio oltreché il giorno del Signore, nelle ultime ore la sua spiegazione un po’ così sul tasso di trasmissibilità del Covid-19 ha suscitato un’ondata di polemiche e ilarità degna francamente di miglior causa.

Ora, è evidente che in Lombardia non tutto è andato per il meglio in questi mesi. Ma è ora di dire con chiarezza – e se nessuno lo fa ci prendiamo la briga di farlo noi – che il principale errore della Regione locomotiva d’Italia è stato quello di adeguarsi alle direttive del governo Conte e delle organizzazioni varie, dall’OMS in giù. Al netto delle differenze strutturali tra le tipologie di sistema sanitario, la chiave del successo del Veneto è stata quella di impiparsene degli ordini superiori e di fare di testa propria.

Eppure le anime belle, mentre in Lombardia fino a poco tempo fa si contavano i morti a frotte, stanno tutte li’, col ditino puntato a contare gli svarioni dei politici in trincea. Ce ne fosse una che abbia chiesto conto, per esempio, della direttiva ministeriale che impedendo l’effettuazione delle autopsie ha fatto sì che siano stati intubati pazienti con polmoniti apparenti che in realtà non erano polmoniti ma trombosi, sulle quali l’intubazione ha avuto effetti letali. Anche in questo caso, per trovare la chiave di cura dei pazienti con sintomatologia più seria è servita la disobbedienza di medici coraggiosi che sfidando il divieto si sono messi a fare autopsie di testa loro. Che Dio li benedica.
Se questo errore madornale lo avesse commesso la Regione Lombardia, o un governo di un altro colore, saremmo già al deferimento al Tribunale internazionale dell’Aja. Ma da noi le anime belle hanno troppo da fare con le esegesi delle interviste dell’assessore Gallera.

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1 COMMENT

  1. Ecco, finalmente qualcuno osa affrontare un’argomento spinoso sul quale tutti glissano. Se avessero fatto autopsie a tappeto fin dai primi decessi forse avrebbero capito molto prima quali erano i danni e l’evoluzione del virus.

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