Invece di imbeccare i preti, Prodi faccia il suo mestiere

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Invece di imbeccare i preti, Prodi faccia il suo mestiere

03 Agosto 2007

Facciamo un breve riassunto: il candidato premier Prodi, in
occasione dell’ultimo referendum, si era dichiarato cattolico adulto, cioè,
ribadiva la completa autonomia dalle indicazioni di Ruini e confederati vari:
la Chiesa faccia il suo mestiere! Nel dibattito etico sull’eutanasia i compagni del
sinistrorso Prodi si infuriavano contro il vicariato di Roma per non aver
concesso dei funerali religiosi. In occasione della spettacolare iniziativa in difesa della
famiglia di qualche mese fa, Prodi e la sua devota Rosy, la Pasionaria (Ma chi
le ha dato questo soprannome??) si dicevano sorpresi: noi difendiamo la
famiglia, i Dico sono un baluardo della famiglia, non è una questione di preti,
ne stiano fuori.

Qualche settimana fa dall’eremitaggio di Bose il ministro
della famiglia (sono ancora convinto si tratti di una beffa alle spalle degli
italiani e aspetto ci dicano che stanno scherzando), spalleggiata dal fido Castagnetti
tuonava: “Dobbiamo lavorare per considerare una parentesi quella della Chiesa
italiana di questi anni. Va aperta una serena e giocosa correzione fraterna
della Chiesa recente” (cosa ci sia di giocoso in una società che perde la
propria identità, lo sa solo lei). E infine la commovente uscita del laico Prodi che si
meraviglia che i sacerdoti, dopo averlo votato (e traghettato all’eleggibilità
tra cattolici adulti e compagnucci della parrocchietta), addirittura non sostengano
la sua politica economica e fiscale.

Il piccolo padre della nostra patria ora benignamente ci
offre pure spunti per le omelie domenicali lamentandosi che il suo parroco non
esalti i balzelli prodiani: “Perché, quando vado a Messa, questo tema non è
quasi mai toccato nelle omelie? Eppure ha una forte carica etica. Possibile che
su 40 milioni di contribuenti sono solo 300 mila quelli che dichiarano più di
100 mila euro l’anno?”.

Ho sempre più il sospetto che tutti amino fare il lavoro
degli altri: i politici fanno sempre più i maestri di morale e di senso della
vita; i preti dovrebbero preoccuparsi dell’educazione civica dei cittadini, i
vescovi fanno gli imprenditori… ma se ognuno facesse il proprio mestiere? È evidente che una delle manifestazioni della cattiveria
dell’animo umano sia l’evasione fiscale, lo dice anche il Catechismo della Chiesa
cattolica. Anche la CEI, nel lontano 1991, aveva pubblicato una nota pastorale
sempre attuale, che invitava all’”Educazione alla legalità”. Ma quando la mia
gente viene a messa la domenica, che cerca? Io non credo cerchi la Legge dalla
quale ci ha affrancati Cristo, ma la misericordia. Non credo che cerchi un
modello etico, quanto un incontro che dia più ragione alla propria vita. Le
omelie credo tentino – probabilmente in modo inadeguato – di aiutare un popolo a
fare questa esperienza. Non le istruzioni per l’uso, ma un miracolo che fiorisca
e sorprenda, che abbia il fascino di cambiare la vita e non la tristezza delle
considerazioni pastorali ammuffite e tentativamente egemonistiche della Bindi.

È
dall’incontro tra la tenerezza misericordiosa dell’Infinito che si fa storia e
il vissuto dell’uomo mendicante di senso che fiorisce la possibilità un una
ricaduta morale; dalla legalistica etica non nasce il fascino di un
avvenimento. Che non si debba rubare lo sanno tutti, forse qualcuno si
dimentica che non si può uccidere. La Chiesa triste sognata negli ultimi 40
anni da certe correnti che non sanno ascoltare, che non sono capaci di
cambiare, che si autopraclamano profetiche senza seguire chi sta aiutandoci
oggi, Benedetto XVI, ha davvero perso la sua battaglia, mi auguro. Per questo
credo che il problema – quando si parla di tutela della vita, della famiglia,
della libertà di educazione – non sia innanzitutto il fatto che la società di
oggi abbia abbandonato Cristo, ma che larga parte della società e molti uomini
di Chiesa abbiano rinunciato ad usare rettamente la ragione. Per questo è
quanto mai urgente, anche tra cattolici, comprendere e rilanciare l’appello del
Papa nel discorso di Regensburg, in cui invitava ad “allargare la
ragione”. Sempre che ne siano capaci.

Lo splendido presidente del Consiglio, che (stando dentro le
leggi) si è premurato di fare donazioni ai figli e – ne sono certo – non è
secondo a nessuno nell’offrire largizioni ai conventi che lo sostengono, faccia
il proprio mestiere: renda meno gravoso alle famiglie italiane (cattoliche e
non, partigiane o meno) pagare le tasse, renda meno avvilente lo spettacolo
della sua coalizione che non si premura certo di indagare la morale naturale a
difesa della persona, inizi una politica fiscale davvero come sostegno alla
famiglia, smetta di ricordare ad intermittenza di essere cattolico o di essere
indipendente a seconda dell’aria che tira.

Nei secoli la Chiesa ha pregato per i sovrani e governanti,
fosse anche solo per la loro conversione, e non credo si sia retta per
un’egemonia di potere, ma perché radicata, al di là dei peccati dei singoli, a
Uno che ha saputo parlare al cuore dell’uomo e lo ha salvato. E il presidente
del Consiglio si rassegni: non è di lui che si sta parlando!