La cultura del manganello

Iran, ad Ahmadinejad restano solo le Guardie della Rivoluzione

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Ieri gli iraniani hanno ricordato il quarantesimo giorno dalla morte di Neda Agha-Soltan, martire e simbolo della rivolta popolare. La celebrazione del lutto è un momento molto importante per gli sciiti. Nel 1979, queste cerimonie commemorative giocarono un ruolo essenziale nel percorso che portò all'affermazione della Rivoluzione islamica. La polizia è intervenuta nel cimitero dov’è sepolta la ragazza per disperdere a colpi di manganello le circa 500 persone che si erano riunite per l’occasione. Manifestazioni e repressione sono continuate per le strade di Teheran. In ogni caso, la situazione in Iran sembra essersi stabilizzata.

Le manifestazioni sono diminuite e la gente sta tornando alla vita di tutti i giorni. Ma sotto questa calma apparente, l’Iran è in fermento come non mai dal '79. Questo subbuglio non riguarda solo gli oppositori al regime, ma anche l'establishment che al suo interno sembra rompersi sempre di più ogni giorno che passa. L’Ayatollah Ali Khamenei aveva apertamente appoggiato Ahmadinejad nelle settimane seguenti le elezioni ma tra i due si iniziano a notare le prime fratture. Dopo i manganelli al cimitero, Khatami ha dichiarato che: “Qualsiasi forma di violenza dovrà essere giustificata. Anche una sola goccia di sangue in questo giorno è una tragedia”. Ancora più duro l'ayatollah Montazeri: “Non è più nemmeno permesso alle persone di piangere per i propri cari. Siamo diventati peggio dello Scià”.

Domenica scorsa Ahmadinejad ha licenziato il capo dell’intelligence iraniana, Gholam Hossein Mohseni Ejeie e il Ministro della Cultura Hossein Safar Harandi entrambi direttamente legati al Leader Supremo. Tutto questo è accaduto il giorno dopo che Khamenei, con lettera formale aveva costretto Ahmadinejad a licenziare Esfandiar Rahim Mashaie, scelto da lui come Primo Vicepresidente.

Come conseguenza di ciò, e in un atto di palese spregio nei confronti di Khamenei, Ahmadinejad ha nominato Mashaie capo del suo ufficio presidenziale e licenziato i due membri del governo che avevano mostrato apertamente più dissenso nei confronti del futuro Primo Vicepresidente. Un atto di forza con cui Ahmadinejad ha voluto mostrare che può prendere decisioni anche senza l’appoggio della Guida Suprema.

Un gesto impensabile prima d’oggi e che non sarebbe mai potuto avvenire senza il tacito sostegno dei Guardiani della Rivoluzione, di cui Ahmadinejad è un veterano. Le Guardia rivoluzionarie sono state create durante la Rivoluzione Islamica del 1979 perché Khomenei non si fidava dell’esercito regolare. Sono una vera e propria forza militare parallela all’esercito con le loro unità di terra, di mare e d’aria. E proprio loro oggi sembrano difendere di più gli interessi del Presidente della Repubblica piuttosto che quelli della Guida Suprema.

In questa settimana, anche sul fronte dell’opposizione, la situazione è cambiata. Ci sono due schieramenti distinti. Il primo guidato da Rafsanjani, è più moderato e soprattutto contesta Khamenei sul piano religioso: La Guida Suprema avallando Ahmadinejad ha perso il consenso di parte del Consiglio degli Esperti (di cui Rafsanjani è capo) che in casi estremi può deporre la Guida stessa. Anche l’ayatollah Montazeri ha emesso una fatwa in cui sentenzia che Khamenei ha perso la sua legittimità, in quanto sta agendo contro la volontà popolare. Questo consolida il fronte della protesta e ci si aspetta che nei prossimi giorni altri ayatollah si schierino contro la Guida Suprema.

Il secondo gruppo guidato da Mousavi vuole un ritorno alla prima bozza della Costituzione Islamica. Questo primo progetto di costituzione del 1979 non conferisce alcun ruolo speciale al clero e non contiene alcun riferimento al velayat-e-Faqih, il concetto in base al quale le decisioni finale in materia giuridica e politica spettano al Leader Supremo, in quanto profondo conoscitore della Sharia.

Queste distinzioni all’interno del movimento di opposizione non mutano lo scopo comune che religiosi e società civile si sono prefissi di raggiungere: Ahmadinejad non è il presidente legittimo del paese e Khamenei ha perso lo status di Guida Suprema. Infatti, se la prima sterminata manifestazione era solo una dimostrazione di dissenso nei confronti dei palesi brogli elettorali avvenuti e una richiesta di riconteggio dei voti, tutto ciò che è accaduto dopo, dalle brutalità dei Basiji, agli arresti, alle uccisioni indiscriminate sia in carcere che nelle strade, ha pienamente delegittimato il regime tout court agli occhi degli iraniani, che ora come mai pretendono un regime change.

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