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Iran. Amiri contro gli Usa: “Mi hanno offerto soldi in continuazione”

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Shahram Amiri, l'iraniano rientrato stamani a Teheran dopo essere 'scomparso' per circa un anno, oltre ad accusare gli Stati Uniti di averlo "rapito" durante un pellegrinaggio in Arabia Saudita ha anche puntato il dito contro Washington sostenendo di aver ricevuto continue offerte di denaro, compresa una da 50 milioni di dollari in cambio della sua collaborazione.

Durante la conferenza stampa tenuta al suo rientro nella Repubblica Islamica, Amiri ha affermato che sin dal primo giorno del "sequestro" funzionari Usa hanno tentato di convincerlo ad accettare somme di denaro. "Mi hanno detto che mi avrebbero dato 50 milioni di dollari e che avrebbero provveduto a organizzarmi una nuova vita in un Paese europeo con la mia famiglia se avessi deciso di non tornare più in Iran" ha affermato Amiri, stando a quanto riferisce l'emittente televisiva iraniana Press Tv. "Sin dai primi giorni del mio sequestro, gli americani volevano pagarmi dieci milioni di dollari - ha proseguito l'uomo - in cambio della mia partecipazione a un'intervista di dieci minuti con la Cnn".

Secondo il Washington Post, tuttavia, Amiri avrebbe ricevuto dalla Cia cinque milioni di dollari in cambio di informazioni d'intelligence sul programma nucleare iraniano. Funzionari americani citati dal giornale parlano di una collaborazione con l'uomo, che sostiene di essere un "semplice ricercatore" e non uno scienziato nucleare, durata oltre un anno.

Già nell'intervista diffusa ieri dai media iraniani prima dell'arrivo di Amiri in Iran, l'uomo sostiene che agenti della Cia abbiano cercato la sua collaborazione per la loro propaganda contro l'Iran" e gli abbiano offerto fino a dieci milioni di dollari in cambio di 'rivelazioni' ai media statunitensi. "Ho promesso a me stesso che non avrei parlato contro il mio Paese", afferma l'uomo in quell'intervista.

Amiri ha quindi contestato le affermazioni del segretario di Stato Usa Hillary Clinton che ha sostenuto che l'uomo si trovava negli Stati Uniti "di sua volontà" e che per questo motivo era "libero di far ritorno" in patria. "Sono sorpreso - ha detto - dal fatto che un diplomatico di primo livello di un Paese che difende i diritti umani faccia dichiarazioni sulla mia libertà mentre io invece ero sotto sequestro". Amiri ha anche smentito le notizie secondo cui avrebbe deciso di rientrare a Teheran per le pressioni subite dalla sua famiglia da parte delle autorità iraniane. "Non è vero - ha affermato - Dopo il mio rapimento, i funzionari iraniani hanno sostenuto la mia famiglia".

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1 COMMENT

  1. Perché non credergli?
    Sto leggendo su Google News il diverso modo di riportare la stessa notizia. Dalle parole usate e dal modo di riferire è possibile distinguere la stampa embedded da quelle relativamente più indipendente e da quella indipendente. Da che parte stia l’«Occidentale» non è difficile da capire… Ma proprio in un convegno patricinato dalla Fondazione Magna Carta, quello di Fiammetta Nirenstein, ho potuto ascoltare con le mie orecchie, di un tizio, un “dissidente”, chiedere pubblicamente denari per organizzare il dissenso nei paesi islamici non proni ad Israele. Quindi, è assolutamente verosimile che la CIA ed i servizi israeliani abbiano usati mezzi noti e collaudati. Forse che proprio in Roma non è stato rapito dal Mossad il tecnico israeliano Mordecai Vanunu, che rivelò l’esistenza dell’atomica israeliana? Che costoro siano rotti a tutti i mezzi e a tutti gli inganno è cosa che dobbiamo faticare a credere?

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