Iran, dialogo con Usa. Rohani divide il Paese ma non aiuterà Obama
29 Settembre 2013
La telefonata tra Obama e Rohani divide l’Iran. Al ritorno del presidente iraniano nel Paese, la divisione tra "falchi" e "colombe" si è materializzata nelle contestazioni rivolte a Rohani. Da una parte i supporter del presidente, che lo hanno accolto al grido di "Vogliamo la pace, non la guerra", dall’altra il blocco che fa capo alla guida suprema, Khamenei, con slogan come "Morte all’America" e scarpe lanciate contro l’auto presidenziale. Sicuramente la telefonata di Obama ha rotto un "tabù", come scrive la stampa iraniana, che durava da oltre un trentennio, ma Rohani ha spiegato di essersi mosso d’accordo con la Guida Suprema della Rivoluzione islamica. Personalità autorevoli dell’Iran, come il presidente del Parlamento, Larijani, chiedono "fatti", non parole, in particolare la eliminazione delle sanzioni contro l’Iran. Ma va tenuto conto del fatto che l’atteggiamento iraniano all’Onu non è stato poi così "aperturista" verso gli Usa. Secondo la delegazione di Teheran, l’eventuale incontro tra i due presidenti alle Nazioni Unite sarebbe stato "troppo complicato" e indigesto per Rohani, che probabilmente al suo rientro a casa avrebbe beccato più di qualche scarpa lanciata sulla sua auto. Il senso del discorso tenuto da Rohani al Palazzo di Vetro, del resto, si potrebbe riassumere così, se volete un appeasement non credete che sarà una cosa facile. Del resto l’obiettivo dell’Iran "moderato" sembra quello di poter proseguire sulla strada dell’arricchimento dell’uranio (o del plutonio) ottenendo una eliminazione delle sanzioni a Teheran. Questa è la realtà e non sembra che, almeno per adesso, l’Iran si sia davvero impegnato nell’aiutare Obama a riportare la pace nel tormentato Medio Oriente.
