Iran. Il Consiglio dei Guardiani: “Voto regolare”

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Iran. Il Consiglio dei Guardiani: “Voto regolare”

30 Giugno 2009

Dopo il riconteggio del 10 per cento delle schede effettuato ieri, il Consiglio dei Guardiani ha approvato la rielezione alla presidenza dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad, rigettando le proteste dei candidati sconfitti, che hanno portato a manifestazioni di piazza e disordini senza precedenti nei 30 anni della Repubblica islamica. Il capo del Consiglio, l’ayatollah Ahmad Jannati, ha informato il ministero dell’Interno che non sono state riscontrate irregolarità di rilievo.

Alla revisione, secondo quanto è stato possibile sapere, non hanno partecipato i rappresentanti dei due candidati che avevano chiesto l’annullamento del voto denunciando gravi brogli: il moderato Mir Hossein Mussavi e il riformista Mehdi Karrubi. Il portavoce del Consiglio dei Guardiani, Abbas Alì Katkhodai, aveva detto che Mussavi aveva avuto ieri sera un incontro con l’organismo di vigilanza e che aveva posto come condizione per cooperare alle operazioni l’accettazione di alcuni suoi "suggerimenti".

I canti di protesta hanno accompagnato ancora la notte di Teheran: lo riferiscono numerosi testimoni citati dall’universo dei blog. La notizia non trova conferme ufficiali. "Allahu akbar si è sentito più forte che in tutte le precedenti notti", si legge sulla pagina Facebook del principale leader dell’opposizione, Mir Hossein Mussavi. "I canti sono fortissimi, tanto che la città sembra esplodere", hanno scritto diversi blogger. Altri sottolineano che i canti sono stati una "risposta diretta" alla decisione del Consiglio dei Guardiani e alla conferma della regolarità delle elezioni presidenziali e la vittoria di Mahmud Ahmadinejad. Il grido "Allah o Akbar" (Dio è grande) e "Morte al dittatore", è lo stesso intonato nel corso della rivoluzione del 1979. Le prime voci si levano intorno alle 22.00. Gradualmente se ne aggiungono altre, di uomini, donne, bambini, fino a dar vita a cori che si rispondono da un’area all’altra, per spegnersi dopo 10 o 15 minuti.

Nel frattempo rimane alta la tensione con l’Occidente, in particolare con la Gran Bretagna, dopo gli arresti avvenuti venerdì di nove dipendenti iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran, accusati di avere avuto un "ruolo" nel fomentare i disordini. Cinque di loro, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Hassan Qashqavi, sono stati rilasciati, mentre gli altri quattro sono ancora sotto interrogatorio. Il portavoce ha assicurato che il governo della Repubblica islamica "non ha in programma la chiusura di alcuna ambasciata europea a Teheran né la riduzione del livello delle relazioni diplomatiche", nemmeno con Londra. Tuttavia il primo ministro britannico Gordon Brown ha condannato oggi l’arresto dei dipendenti iraniani definendolo "un’azione inaccettabile, ingiustificata e senza fondamento". Gli arresti, resi noti ieri, sono seguiti di una settimana all’espulsione di due diplomatici britannici a Teheran, con l’immediata ritorsione della Gran Bretagna, che ha espulso due diplomatici iraniani.

Ieri il premier italiano Silvio Berlusconi ha detto che l’Iran sarà "il primo argomento" trattato nel vertice del G8 e ha ipotizzato l’adozione di sanzioni nei confronti di Teheran. Sette docenti universitari, due dirigenti di un movimento dissidente e una giornalista sono intanto fra le ultime persone dei cui arresti si è avuta notizia oggi in Iran. I loro nomi sono stati pubblicati dal quotidiano riformista Etemad Melli. Ieri, da Parigi, la Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh) aveva detto di essere venuta a conoscenza di 2.000 arresti dopo le elezioni presidenziali del 12 giugno, mentre altre centinaia di persone risultano scomparse.