Iran, la pena di morte è solo un passo verso l’Apocalisse khomeinista

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Iran, la pena di morte è solo un passo verso l’Apocalisse khomeinista

12 Ottobre 2009

Ieri il governo iraniano ha annunciato le prime condanne a morte risultato dei processi farsa che si sono svolti a Teheran nei mesi scorsi. A finire sulla forca saranno in tre, due esponenti della “Società imperiale iraniana”, un gruppo di fedeli dello Shah in esilio a Londra, e un membro dei "Mujaheedin del Popolo", un’organizzazione terrorista secondo gli Usa. Il regime vuol “dare l’esempio” impiccando degli oppositori ‘storici’ , per mandare un messaggio ai giovani della “Onda Verde” che continuano ad operare nelle università e all’interno della società civile iraniana. (Ci sono anche voci di una possibile “riconciliazione” con il leader dell’opposizione Moussavi). Tutto questo mentre l’America di Obama conferma la sua volontà di dialogare con Teheran sul nucleare. Ancora una volta, l’impressione che ne abbiamo è che la comunità internazionale stia sottovalutando la minaccia persiana, un errore generato da un’incomprensione sulla reale natura della Rivoluzione khomeinista.

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un articolo in cui si paragonava l’Iran di Ahmadinejad al Nazismo e l’atteggiamento delle grandi potenze davanti a Teharan allo “Spirito di Monaco” che permise a Hitler di invadere la Polonia prima che le democrazie occidentali si decidessero a intervenire. Qualcuno aveva commentato il nostro pezzo parlando di “petizioni di principio, banalità e pregiudizi” nei confronti del presidente iraniano. Così torniamo sull’argomento parlandone con lo scrittore Carlo Panella, che abbiamo incontrato a margine della Conferenza sulle "Nuove Relazioni Transatlantiche 2009" organizzata dalla Fondazione Magna Carta alla Farnesina.

L’uso indiscriminato dei processi di massa e della pena di morte (secondo Amnesty International nel 2008 in Iran sono state giustiziate 346 persone compresi 13 minorenni. Dall’inizio del 2009 ci sono state altre 130 esecuzioni), insieme alla violenta repressione dei mesi scorsi (oltre alla giovane Neda sono morte altre 21 persone, secondo le fonti governative, almeno 44 per l’opposizione), indicano che Obama e i leader delle democrazie occidentali non riconoscono la pericolosità dell’avversario. “Quello che mi spaventa è la totale assenza di qualsiasi indicazione o stato d’animo verso quello che sta accadendo in Iran – dice Panella – la Weltanschauung del presidente americano somiglia a quella del Neville Chamberlain a Monaco nel 1938”. Anche il primo ministro inglese credeva di “Portare la pace” in Europa accordandosi con Hitler. 

L’Occidente dialoga con l’Iran, sperando di bloccare o almeno di rallentare il programma nucleare della Repubblica Islamica, senza badare a quello che intanto avviene nel Paese: il radicalizzarsi di un progetto totalitario che ha in Ahmadinejad il suo braccio operativo e nella cricca degli Ayatollah che lo sostengono l’elaboratore teorico della dittatura religiosa sciita. L’Iran gioca con le relazioni internazionali e continuerà a farlo fino a quando gli farà comodo, ma dimentichiamo che “nel preambolo della Costituzione iraniana c’è scritto che la Repubblica Islamica crede nell’Apocalisse”, dice Panella. L’Occidente, e in particolare l’Europa, pensano di agire ancora in una logica ‘westfaliana’ (nel 1648 la Pace di Westfalia mise fine alla Guerra dei Trent’Anni, ndr), in cui esiste la possibilità di un conflitto ma anche l’idea che il conflitto stesso trovi una sua ricomposizione finale, una qualche forma di ‘pace’ tra gli avversari. “Ma c’è una differenza tra la dottrina islamica e quella occidentale. L’Islam militante non segue una logica di tipo westfaliano. La hudna, la tregua, nelle parole di Maometto, è semplicemente funzionale a un nuovo conflitto che dovrà ripartire da una posizione di forza. L’Iran utilizza la nostra disponibilità per i suoi scopi apocalittici, come fa Hamas con Israele”.  

La logica westfaliana portò a Monaco ’38 e al riconoscimento dello status di potenza europea alla Germania Nazista. Tanto più che nel perseguimento dei suoi obiettivi Hitler usava il revanscismo nazionalista tedesco generato dai “torti” subiti dalla Germani alla fine della Prima Guerra mondiale. Hitler si riteneva legittimato a “riprendersi i Sudeti”, come fa oggi l’Iran rivendicando l’uso per fini civili del suo programma nucleare (se altre nazioni hanno il nucleare perché soltanto noi non possiamo averlo?). Ma l’obiettivo di Hitler, che è lo stesso di Ahmadinejad, non è semplicemente quello di muoversi secondo una logica di potenza. “L’obiettivo finalistico del Nazismo – conclude Panella – era quello di creare l’Uomo Nuovo”, ed è lo stesso obiettivo religioso della Rivoluzione Khomeinista del ’79. Entrambe queste costruzioni usano l’antisemitismo come la leva principale per scatenare un’apocalisse totalitaria. Nel caso del Nazismo, l’Olocausto.

La visione univoca dell’Islam proposta da Obama nel discorso al Cairo –  un mondo di per sé tollerante, con cui è sempre possibile incontrarsi per dialogare e arrivare alla pace – è frutto della lunga ignoranza americana nei confronti del mondo arabo e musulmano (la prima scuola di islamistica degli Usa sorgeva a Beirut, nella città più aperta e cosmopolita del Medio Oriente). Quando Obama in un passaggio del discorso ad Al-Azhar fa un riferimento all’Islam andaluso (al-Andalus), descrivendolo come un potere tutto sommato magnanimo e liberale, sta rimuovendo le persecuzioni berbere ai danni degli ebrei di Cordova, le conversioni forzate e più in generale l’ideologia della sottomissione implicita nella Dhimma. Prima di negare l’esistenza del Jihad globale, Obama dovrebbe ricordarsi dei consigli di guerra offerti da un erudito dottore della Legge – Ibn Nagrela – all’epoca della conquista islamica della Spagna: “Annunciare con voce gentile buone nuove al nemico / ma diffidare sempre di lui./ Inghiottire gli insulti che ti lancia / e trafiggerlo al momento buono con un sol colpo di spada”.