Iran, oggi “l’onda verde” della protesta potrebbe colpire Khamenei
18 Giugno 2009
Anche ieri migliaia di sostenitori di Mir Hossein Mussavi, (l’ex) candidato riformista alle elezioni presidenziali iraniane della settimana scorsa, sono scesi in piazza a Teheran. A riferirlo sono alcuni testimoni oculari per conto dell’Agenzia francese Afp.
Mussavi, che da 6 giorni ininterrotti contesta i risultati elettorali e la rielezione del presidente Ahmadinejad, ha proclamato una giornata di lutto in memoria delle sette vittime delle dimostrazioni di lunedì scorso. I dimostranti stanno mettendo a punto un tipo di protesta efficace e pacifico. Danno vita a cortei che attraversano la città in rigoroso silenzio, mostrando striscioni e cartelli con slogan come “Non abbiamo sacrificato delle vite per accettare un risultato elettorale falsato”.
Mousavi ha preso la parola vestito di nero, come i manifestanti, per commemorare i morti degli incidenti, rivolgendosi alla folla con un megafono. Al suo fianco la moglie Zahra Rahnavard che in molti considerano la vera sorpresa delle elezioni e una spina nel fianco del regime. La protesta invade anche l’economia del Paese. Sulle banconote trovi scritto where’s my vote? Su questo sito è possibile leggere una pagina chiamata proprio “Money protest”.
Le reazioni della comunità internazionale sono state diverse fra loro. La Spagna, per bocca del ministero degli Esteri, raccomanda “vivamente di evitare di recarsi in Iran” a causa della gravità della situazione. In mattinata il ministro degli Esteri, Miguel Angel Moratinos, ha avuto un incontro con l’ambasciatore iraniano in Spagna, Seyes Davoud M. Salehi ,chiedendo che la stampa spagnola possa continuare a lavorare in Iran. Secondo alcune fonti diplomatiche l’ambasciatore si è impegnato a “fare tutto il possibile” per gli inviati spagnoli, così come per gli altri stranieri, tra cui anche italiani, che negli ultimi giorni sono dovuti rientrare nei loro Paesi dopo che gli era stato negato il rinnovo del visto.
Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva si è invece di nuovo sbilanciato dalla parte di Ahmadinejad che considera il legittimo vincitore delle elezioni. Lunedì, subito dopo l’annuncio ufficiale della vittoria, Lula aveva affermato che non c’erano prove di brogli. Ieri, durante una visita ufficiale in Kazakhistan, ha confermato di non credere alla manipolazione dei risultati: “Mi sembra impossibile manipolare il 30% dei voti, la differenza è stata troppo grande. Nelle elezioni in Messico la differenza era dell’1% e l’opposizione è scesa in piazza. Gli stessi che criticano oggi l’Iran chiedevano allora che si rispettassero i risultati delle urne in Messico. Non possiamo nemmeno dimenticare la prima elezione di George W. Bush negli Stati Uniti, dove accettammo i risultati nonostante tutti i dubbi che erano sorti”.
Il Consiglio dei guardiani dell’Iran ha diramato il numero totale delle irregolarità segnalate dai tre candidati sconfitti: sono in totale 646. Tutti i candidati verranno ascoltati dal Consiglio nella giornata di sabato. Le presunte irregolarità riguardano la mancata consegna o il ritardo nella consegna delle schede in alcuni seggi elettorali, la modifica degli itinerari di alcune delle urne mobili, le pressioni esercitate sugli elettori affinché scegliessero un determinato candidato.
La magistratura iraniana ha vietato l’espatrio ai due figli dell’ex presidente iraniano Akbar Hashemi Rafsanjani, secondo l’agenzia Farsi vicina ai conservatori. Faezeh e Mehdi Hashemi sono sotto inchiesta per avere svolto un ruolo di provocatori nelle manifestazioni e negli incidenti di questi giorni. Per adesso non possono allontanarsi di casa. Rafsanjani è considerato tra i principali sostenitori di Mussavi. Alcune organizzazioni di studenti fondamentalisti hanno promosso un raduno davanti alla Procura della Repubblica di Teheran per chiedere l’arresto e un processo pubblico dei due giovani. Pare che Faezeh due giorni fa abbia tenuto un discorso a migliaia di riformisti che si erano radunati sulla Piazza Tajrish, nel nord di Teheran. Secondo l’agenzia Farsi, “è chiaro il ruolo di Faezeh e Mehdi Hashemi nelle provocazioni, nell’organizzazione di manifestazioni illegali e negli incidenti”.
Ahmadinejad ha accusato “i nemici” dell’Iran di “fomentare i disordini” e i mass-media occidentali di “diffondere menzogne e dicerie” sulle elezioni, secondo quanto riferito da “PressTv”, citando un comunicato dell’esecutivo iraniano. “I nostri nemici e i loro mass-media hanno assoldato elementi opportunisti e hanno approfittato dell’ingenuità di certa gente per provocare disordini”.
Oggi le proteste rischiano di coinvolgere anche la tradizionale preghiera del venerdì a Teheran. La stessa Guida suprema della Rivoluzione, l’ayatollah Ali Khamenei, potrebbe essere lambito dai contestatori.
Due giorni fa, in Italia, a Roma, si è svolta una manifestazione di sostegno per l’Iran. Noi c’eravamo, in Piazza Farnese, insieme a tanti rappresentanti della politica, della stampa e della comunità ebraica. Il lavoro svolto dal comitato organizzatore è stato egregio ed è servito a diffondere un messaggio positivo sul futuro dell’Iraq se il movimento dell’Onda Verde dovesse riuscire ad imporsi. La manifestazione ha avuto grande risalto sulla stampa. Resta solo un cruccio. Ci saremmo aspettati qualcosa in più dalla gente comune, dagli italiani, insomma. Ce n’erano ma non abbastanza. Ancora troppo pochi per non far sentire il popolo iraniano solo e isolato.
