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Iran, riformisti: “Pressione politica nel paese”

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Mosharekat, principale movimento riformista iraniano, ha espresso dure critiche a un programma trasmesso dalla televisione di Stato, in cui si diffondevano le confessioni di due cittadini irano-americani.

Secondo il movimento questa sarebbe “una manovra per esercitare pressioni sui circoli politici del Paese” che chiedono democrazia.

Il 19 e il 20 luglio la televisione ha infatti mostrato Haleh Esfandiari e Kian Tajbakhsh, entrambi con doppia cittadinanza iraniana e americana, in carcere dal maggio scorso a Teheran, mentre dichiaravano di avere partecipato ad un complotto degli Usa per minare le fondamenta del regime islamico. I due uomini hanno spiegato che stavano cercando di penetrare la società iraniana attraverso concetti come la democrazia, l'emancipazione delle donne e i diritti umani. Per raggiungere l’opinione pubblica si servivano infatti di conferenze e contatti con iraniani a livello accademico.

Come si legge sul quotidiano ‘Etemad Melli’, secondo il Mosharekat la trasmissione sarebbe lo specchio di “una politica repressiva e accentratrice di potere del governo. Nessuno può mettere in dubbio i principi che stanno alla base dei programmi riformisti, come la democrazia, i diritti umani, la libertà di parola e l'eguaglianza legale”.

“Non si può pensare – dice inoltre l'ufficio politico del Mosharekat - che con trasmissioni come questa si possa distogliere l'opinione pubblica dai numerosi problemi e dall'incompetenza che sono il risultato delle azioni di questo governo: cioè il governo del presidente Mahmud Ahmadinejad”.

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