Iran. Teheran accusa la GB. Arresti di massa, anche la figlia di Rafsanjani
21 Giugno 2009
di Redazione
È una calma quasi attonita quella che regna oggi in gran parte di Teheran dopo la battaglia di ieri con almeno 10 morti e 100 feriti, quando le forze di sicurezza sono intervenute per mettere fine alle manifestazioni. In attesa della prossima mossa dei sostenitori di Mir Hossein Mussavi, il candidato sconfitto alle elezioni del 12 giugno, è l’establishment islamico a occupare la scena, dando la sua versione di quanto è accaduto ieri e lanciando precise accuse alla Gran Bretagna.
Le tv di stato hanno detto che ieri ci sono stati numerosi morti, da dieci a 13. I feriti sono almeno un centinaio. Sono la conseguenza di scontri non meglio specificati tra le forze dell’ordine e quelli che senza mezzi termini vengono definiti terroristi. Si afferma di sapere anche a quale sigla appartengano, vale a dire a quei Mujaheddin del Popolo che hanno le loro basi all’estero, per esempio nel vicino Iraq, e il loro quartier generale a Londra. Insomma per le autorità non ci sono dubbi. Si è di fronte a un complotto internazionale con agenti provocatori che commettono atti di chiara natura eversiva, attaccano i distaccamenti militari, bruciano autobus e perfino le moschee.
Nel frattempo, Faezeh Hashemi, la figlia dell’ex presidente iraniano Akbar Hashemi Rafsanjani, è stata arrestata insieme con sua figlia e altri tre membri della famiglia, secondo quanto scrive oggi l’agenzia Fars, vicina al governo del presidente Mahmud Ahmadinejad. Faezeh Hashemi aveva partecipato nei giorni scorsi a diverse manifestazioni dei sostenitori dell’ex candidato moderato alle presidenziali, Mir Hossein Mussavi, di cui Rafsanjani è considerato fra i principali sponsor. Secondo la Fars, la figlia dell’ex presidente e gli altri quattro membri della sua famiglia sono accusati di avere partecipato ad un raduno illegale ieri nel centro di Teheran, durante il quale sono scoppiati gravi incidenti, e di avere "provocato e incoraggiato i rivoltosi". Una fonte delle forze di sicurezza, citato sempre dalla Fars, ha detto invece che la donna e gli altri membri della famiglia sono stati portati in una stazione di polizia "per la loro stessa sicurezza".
Secondo le ultime notizie, però, i quattro membri della famiglia di Faezeh Hashemi sarebbero stati liberati, mentre lei resta in carcere. A riferirlo è la Press Tv, emittente iraniana in lingua inglese, citando fonti dei servizi di sicurezza. Non viene precisato perché Fazeh Hashemi sia stata trattenuta in stato di detenzione.
A quanto pare le manifestazioni sono destinate a continuare. L’ex candidato alle presidenziali iraniane Mir Hossein Mussavi ha sostenuto oggi che sono legittime le proteste popolari "contro le frodi e le bugie". In un comunicato diffuso attraverso il suo sito web, Mussavi afferma che il popolo iraniano "ha il diritto di protestare". "Oggi il paese è in lutto per quelli che sono stati uccisi nelle proteste, vi chiedo di restare calmi". "Nella vostra protesta dimostrate autocontrollo", afferma Mussavi nel comunicato. L’ex candidato presidenziale rivolge anche un simile appello alle forze di sicurezza: "Mi aspetto che le forze armate evitino danni irreversibili", dice Mussavi. Poi l’ex candidato ha condannato "gli arresti di massa" dei suoi sostenitori effettuati dalle forze di sicurezza durante le proteste contro i presunti brogli elettorali. In un comunicato diffuso attraverso il suo sito web, Mussavi ammonisce infatti che gli arresti "creeranno una frattura tra il popolo e le forze armate".
Gran Bretagna. A tirare le fila delle proteste e delle manifestazioni – ha detto il ministro degli esteri Manuchehr Mottaki – è la Gran Bretagna. La prova: negli ultimi mesi prima del voto "è stato registrato un forte incremento nel flusso di persone provenienti dalla Gran Bretagna che entravano in Iran". Sulla Gran Bretagna, già nei giorni scorsi indicata come una potenza malvagia, si sono diretti gli strali di Mottaki, secondo il quale Londra addestra gruppi terroristi attivi nel sud della Repubblica islamica ed influenza le altre potenze per fare loro assumere una posizione contraria al programma nucleare di Teheran.
A dimostrare l’irritazione dell’Iran nei confronti della Gran Bretagna è la decisione delle autorità iraniane che hanno ordinato al corrispondente a Teheran della BBC, Jon Leyne, di lasciare il paese entro 24 ore. " Leyne – ha riferito inoltre l’agenzia Fars – è stato espulso con l’accusa, tra l’altro, di aver diffuso notizie inventate e di aver dato appoggio ai rivoltosi. Le autorità iraniane – aveva precedentemente riferito l’emittente iraniana Press Tv – hanno accusato "Voice of America" e la BBC di alimentare i disordini legati alle contestazioni sui risultati elettorali. I due mezzi di informazione hanno cercato di alimentare contrasti etnici nel paese nella speranza di provocare la disintegrazione dell’Iran, ha affermato Press Tv citando il portavoce del ministero degli Esteri Hassan Qashqavi.
Ma la principale accusa contro la Gran Bretagna è che starebbe cercando di bloccare ogni apertura della amministrazione Usa verso l’Iran. Il presidente del parlamento Ali Larijani, pur suggerendo di ascoltare chi esprime dubbi su come sono stati condotti gli scrutini, ha definito vergognose le dichiarazioni fatte dalle autorità statunitensi, britanniche, francesi e tedesche sull’andamento delle elezioni e ha chiesto di rivedere i rapporti tra Iran e i tre paesi europei.
Immediata la replica alle accuse contro Londra. Il ministro degli esteri britannico David Miliband ha respinto l’accusa delle autorità di Teheran secondo cui le proteste contro i brogli nelle elezioni del 12 giugno sono pilotate da Londra. Non è vero che "le manifestazioni sono manipolate dall’esterno", ha detto Miliband: "Respingo categoricamente questa idea… Il Regno unito è fermissimo nel sostenere che spetta al popolo iraniano scegliere il suo governo", ha aggiunto.
Usa. A differenza della Gran Bretagna, la Casa Bianca sceglie una linea di prudenza e evita di replicare all’ accusa del presidente Mahmud Ahmadinejad di interferire nella rivolta che sta sconvolgendo la Repubblica Islamica. Dopo il pressante invito di ieri al governo iraniano a far cessare ogni azione "violenta e ingiusta", il presidente degli Stati Uniti Barack Obama oggi preferisce tacere e aspettare l’evolversi degli eventi, nonostante l’opposizione repubblicana lo accusi di essere "timido e passivo" e non appoggiare apertamente la protesta. E nel giorno in cui negli Usa si celebra la festa del papà, Obama decide di passare la domenica a giocare a golf in una base militare, poco fuori Washington. Nonostante la cautela dell’amministrazione, il paese continua a seguire con grande apprensione le notizie che vengono dalle strade di Teheran, per l’ottavo giorno teatro della rivolta.
La Cnn, ormai dall’inizio della crisi, non cessa di fornire dettagli, reportage, e analisi sull’Iran appoggiando in maniera chiara le istanze dei manifestanti. Una redazione internet a parte riceve costantemente notizie via twitter a un ritmo di una decina di messaggi al minuto e la giovane Neda, colpita a morte al torace davanti le telecamere, riproposta continuamente, è diventata anche negli States l’immagine simbolo della rivolta. La speranza, espressa da diversi analisti americani, è che comunque finisca questa fase di tensione, l’Iran del futuro si apra al dialogo con gli Usa, come auspicato dallo stesso Obama nel suo discorso Al Cairo. Ora però l’interrogativo è capire, sostengono alcuni commentatori, se da questa fase si uscirà con una strage paragonabile a quella di Tien an Men o, come eccadde nell’89, avremo una rivoluzione indolore come quella che sbriciolò l’impero sovietico. Speranze ma anche tensione per la repressione anche contro i giornalisti a Teheran, tema tradizionalmente al centro delle preoccupazioni americane. È stato Fareed Zakaria sulla Cnn, durante Gps, così si chiama il suo programma specializzato in politica estera, a dare la notizia dell’arresto del giornalista di Newsweek, Maziar Bahari, ospite del suo programma appena due settimane fa.
Francia. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha definito "ingiustificabile" il comportamento del governo di Teheran "di fronte al legittimo desiderio di verità di una grande parte della popolazione iraniana". Lo ha detto in una intervista all’agenzia di stampa del Qatar.
Anche il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, ha condannato la "repressione brutale" delle manifestazioni di protesta di ieri a Teheran e ha chiesto in una nota "l’immediata liberazione delle persone arrestate". "Ho appreso con costernazione che le manifestazioni di ieri a Teheran hanno avuto un bilancio di numerose vittime, compresi dei morti, il cui numero resta ancora incerto", si legge nel comunicato. "Condanno questa repressione brutale e chiedo la liberazione immediata delle persone arrestate", ha aggiunto Kouchner.
Nonostante ciò, il ministro ha esortato a "portare avanti il tentativo di dialogo" con i dirigenti iraniani. Di fronte a proteste che "probabilmente non sono terminate e possono comportare fortissime violenze", ha dichiarato Kouchner parlando con il Journal du Dimanche – il movimento della protesta "merita il sostegno di tutti i cittadini del mondo cui si rivolge". Tuttavia, "questo non significa che risolveremo il problema al posto degli iraniani". Kouchner ha quindi ricordato che la Francia ha chiesto venerdì la condanna dell’Europa nei confronti della repressione delle contestazioni e che l’Unione Europea l’ha fatto. Secondo Kouchner tuttavia il fatto più importante resta che i sostenitori della libertà si facciano sentire "che una parte degli iraniani abbiano il coraggio di mostrare la loro sete di apertura, libertà e trasparenza elettorale". Al tempo stesso, per il capo della diplomazia francese è importante mantenere il dialogo con Teheran: "Dobbiamo portare avanti il tentativo di dialogo che abbiamo instaurato accanto alle sanzioni".
Germania. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha esortato le autorità iraniane a procedere ad un nuovo conteggio dei voti delle elezioni presidenziali del 12 giugno. La Germania – ha affermato in un comunicato – "sta a fianco della gente in Iran che vuole esercitare il proprio diritto alla libertà di espressione e riunione". Per questo il capo del governo tedesco esorta "con forza" il governo iraniano ad autorizzare le manifestazioni pacifiche, ad impedire le violenze contro i manifestanti a rimettere in libertà i rappresentanti dell’opposizione incarcerati, ed a garantire una libera informazione da parte dei media. "I diritti umani e civili devono essere totalmente rispettati", ha sottolineato.
Italia. Quanto all’Italia, non citata, oggi ha parlato dell’Iran il ministro degli esteri Franco Frattini, il quale, rinnovando l’invito alla Repubblica islamica per la conferenza di Trieste, ha espresso preoccupazione per "le violenze e la perdita di vite umane" in Iran e ha chiesto "al governo iraniano di adoperarsi con urgenza per creare le condizioni per una composizione pacifica della crisi interna".
"Quanto sta avvenendo in questi giorni al popolo iraniano – dichiara il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri – non può lasciare indifferenti. La comunità internazionale ha il dovere di rompere il silenzio e decidere da che parte stare. Se in difesa della democrazia, di chi chiede il riconteggio delle schede e si batte per la libertà. O se dalla parte di un dittatore antisemita". Della stessa opinione è il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini che sul suo sito ha scritto che "la rete ha rotto il silenzio del regime. Penso con affetto e solidarietà al popolo iraniano, a quanti nelle strade di Teheran sfidano la forza di un regime che mai come oggi si dimostra debole. La potenza della rete ha violato il silenzio che il potere iraniano vuole imporre. L’Occidente non può essere equidistante ma deve scegliere".
Anche l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni è d’accordo: "L’appello dei manifestanti in Iran a non lasciarli soli credo che debba essere raccolto anche nel nostro Paese, che ha una meravigliosa tradizione di solidarietà con tutti i popoli impegnati a lottare per la libertà". "Sarebbe bello – sostiene l’ex leader del Pd – se tutte le forze del centrosinistra e democratiche promuovessero insieme una mobilitazione e una manifestazione perchè sia garantito a chiunque e in ogni parte del mondo il diritto a protestare pacificamente".
