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Saddam voleva la bomba

Iraq, 550 tonnellate di uranio spedite in Canada

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Ecco qui una storia che potreste aver perso durante il fine settimana: 550 tonnellate di ossido di uranio dal valore di decine di milioni di dollari sono state spedite dall’Iraq al Canada. Secondo fonti dell’Associated Press, il materiale è stato trasportato su 37 voli militari in 3.500 contenitori di sicurezza. Non c’è stato molto clamore perché il materiale era già stato scoperto dagli ispettori delle Nazioni Unite dopo la prima guerra del Golfo. Ma c’è voluto il secondo intervento americano per portarlo fuori dal Medio Oriente. E’ un gran problema, questo, per tutto il vociare che si è fatto attorno al fallimento dell’America nello scoprire le armi di distruzioni di massa in possesso dell’Iraq. Abbiamo già riportato le denunce delle alte sfere dell’intelligence israeliana secondo cui l’Iraq consegnò le sue armi chimiche alla Siria prima dell’invasione americana del 2003.

La questione dell’uranio non è di poco conto, perché l’Iraq, che siede su vaste riserve petrolifere, non ha bisogno di energia nucleare per fini pacifici. Saddam Hussein aveva già invaso il Kuwait, lanciato missili sulle città israeliane e ospitato un gruppo terrorista, il PKK, ostile alla Turchia alleata degli Stati Uniti nella NATO. Lasciare fermo tutto questo materiale in Medio Oriente nelle mani di Saddam Hussein e in quelle corrotte delle stesse Nazioni Unite -  che hanno fallito nel fermare il genocidio nel Darfur e sono state colpevoli dello scandalo Oil for food - sarebbe stato un rischio troppo grande.

Sin dall’inizio abbiamo insistito affinché la guerra in Iraq venisse considerata dal punto di vista della democratizzazione e del disarmo, nella considerazione che le armi nucleari, come ogni altra arma, sono pericolose solo nelle mani dei fuorilegge. Oggi il governo iracheno non è più ostile all’America. Ci fa onore averli liberati da Saddam, che spendeva denaro per costruire palazzi e per l’uranio, invece di dare di che vivere alla popolazione. Ma se gli Stati Uniti dovessero ritirarsi prematuramente dall’Iraq, e se lì un regime ostile dovesse poi prendere ancora il potere, saremo tutti più al sicuro grazie al fatto che 550 tonnellate di combustibile nucleare siano ora in procinto di essere impiegato in Canada per fini pacifici, piuttosto che conservate da qualche parte a poche miglia di distanza da Baghdad.

© The New York Sun

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