Iraq: Tareq Aziz sta morendo

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Iraq: Tareq Aziz sta morendo

21 Marzo 2008

L’ex vice premier iracheno Tareq Aziz sta
morendo, stando a quanto riferito da alcune fonti al Times.

Ll’ex
braccio destro di Saddam Hussein soffre di una malattia ai
polmoni, che lo stroncherà prima che si apra il processo a suo
carico. Aziz si arrese agli americani il 24 aprile 2003, subito
dopo la caduta di Baghdad, ottenendo in cambio il trasferimento
della sua famiglia in Giordania.

“Cinque anni possono bastare come punizione”, dice al Times il
figlio Ziad, all’oscuro delle condizioni di salute del padre
perchè nelle ultime settimane il suo legale non è riuscito a
fargli visita. Tuttavia, Ziad precisa di aver saputo che Tareq è
stato trasferito in un’unità detentiva di Camp Cropper, la base
Usa nei pressi dell’aeroporto di Baghdad, dove può contare
sull’assistenza degli altri detenuti. “Faceva parte del regime –
aggiunge il figlio – ma non è mai stato incriminato. Ha 72 anni.
Ha molti problemi di salute. Lasciatelo uscire e trascorrere il
resto della sua vita con i suoi nipoti”.

Funzionari Usa hanno confermato le cattive condizioni di salute
dell’ex vice premier, ma non hanno voluto fornire maggiori
dettagli per ragioni di privacy. Tuttavia, l’esercito americano
ha fatto sapere che Aziz riceve “le migliori cure”, come
confermato anche dal figlio. Inoltre, ha un cella singola,
sebbene condividi la stessa unità con altri sei prigionieri, ha
ottenuto una telefonata al mese di 30 minuti e la famiglia può
recapitargli ogni due mesi un pacco con abiti, sigarette,
cioccolato, caffè e riviste.

Nell’intervista al Times, il figlio afferma che Tareq Aziz non
rimpiange di aver lavorato al fianco di Saddam: “Ha lavorato con
Saddam per più di 35 anni. Per lui, ‘è il mio amico, il mio capo,
il mio presidente’ e quando lo hanno ucciso ha pianto”. Tuttavia,
precisa Ziad, l’ex vice premier non è responsabile delle campagne
di repressione lanciate da Saddam contro la comunità curda,
quella sciita e di altre atrocità: “Mio padre era impegnato solo
sul fronte politico. Non era responsabile di nessun crimine
commesso contro la sua gente. Eseguiva gli ordini. Non prendeva
decisioni. Ha lavorato tanto per il suo Paese e per difendere la
causa irachena”.

Lo scorso Natale, il Patriarca dei Caldei di Babilonia, il
cardinale Emmanuel III Delly, ha lanciato un appello per il suo
rilascio.