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Iraq: Ucciso corrispondente Washington Post

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Si chiamava Salih Saif Aldin, aveva 32 anni ed era già sfuggito a numerose situazioni pericolose, ma sabato gli hanno sparato in fronte nel quartiere sud-occidentale di Sadiyah, un area dominata dalle milizie del Mahdi, fedeli al chierico sciita Moqtada al-Sadr.

“La morte di Salih Saif Aldin, che si trovava al servizio dei nostri lettori è una tragedia per tutti noi del Washington Post. Era un reporter coraggioso e in gamba che ha contribuito molto alla nostra copertura giornaliera dall'Iraq”, lo ha riferito Leonard Downie Jr editore del quotidiano di Washington, aggiungendo anche: “Siamo in debito per la sua vita. Ci affliggiamo con la sua famiglia, i suoi amici, i colleghi giornalisti e chiunque altro lavorava nel suo ufficio di Baghdad”.

Secondo quanto riferito dallo stesso Wp, alle due del pomeriggio (ora locale) Salih Aldin avrebbe preso un taxi dal suo ufficio per dirigersi verso il quartiere di Sadiyah, da tempo devastato dalla lotta settaria tra gli insorti sunniti e la milizia sciita. Due ore dopo, un uomo ha raccolto il suo cellulare e ha chiamato l'ufficio per avvisare dell'accaduto. La sua missione era intervistare la gente del luogo riguardo a questa lotta intestina ed era la terza volta che metteva a rischio la sua stessa vita nello stesso quartiere. Ma, sempre secondo quanto riferisce il Wp: “per lui non esistevano zone rosse, verdi o quartieri off-limits”.

Salih Aldin era nato a Tikrit, come Saddam Hussein e con la sua morte il numero dei cronisti uccisi in Iraq dall'inizio della guerra nel marzo 2003 sale a quota 119. È il primo giornalista del Wp a perdere la vita in questa guerra.

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