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Isernia, il centrodestra chiede la giunta tecnica. De Vivo tra incudine e martello

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Sì a Ugo De Vivo a patto che guidi un esecutivo tecnico. Ad una settimana dalla sua elezione, il sindaco di Isernia deve già fare i conti con le prime grane. È il prezzo da pagare per chi sarà costretto ad amministrare con la cosiddetta 'anatra zoppa'. I 21 consiglieri di centrodestra (il primo cittadino può contare soltanto sui voti di otto componenti del centrosinistra e sui tre della lista Mauro) dettano le prime condizioni affinché l’avventura dell’avvocato non sia ricordata come una delle più brevi della storia del Municipio pentro.

Il bilancio è alle porte e De Vivo non può fare orecchie da mercante. Un aut aut che, dunque, non può rimanere inascoltato. Il Pdl e gli altri partiti che hanno appoggiato la candidatura di Rosa Iorio sono stati chiari e perentori. Dopo una riunione avvenuta nelle ore scorse hanno deciso che per il bene della città sarebbe opportuno evitare il commissariamento (almeno per il momento), ma al tempo stesso c’è la necessità di far valere la maggioranza ottenuta in Consiglio Comunale. 

E’ sembrato, inoltre, quanto mai inopportuno chiedere al primo cittadino di inserire nella propria giunta esponenti del centrodestra. Un inciucio tra le due coalizioni figlio di una politica vecchio stampo, che in tempi in cui gli elettori auspicano un profondo rinnovamento, potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio. E allora come risolvere questo dilemma shakespeariano con tanti punti interrogativi e poche, pochissime, certezze? Ecco concretizzarsi l’idea dell’esecutivo tecnico, i cui componenti dovranno rispondere ai seguenti criteri: soggetti della società civile, non candidati alle scorse Amministrative, di alta professionalità e soprattutto pronti a lavorare per il bene comune.

Ora la palla passa a De Vivo che ha annunciato di voler temporeggiare. Gli occorre qualche giorno per rendersi conto della situazione economica del Comune. Solo allora prenderà la sua decisione. Non prima però di aver ascoltato i partiti che hanno promosso la sua candidatura (Pd, Idv e Sel). Già, perché se dipendesse soltanto da lui avrebbe già firmato nero su bianco l’accordo con la maggioranza. Invece c’è da accontentare chi ci ha messo la faccia (in primis i coordinatori regionali) che in un tiepido pomeriggio primaverile hanno rinnegato un loro caposaldo, le primarie, per convergere sulla figura dell’avvocato pentro. E poi ci sono gli eletti, quelli che hanno ottenuto maggiori preferenze, che già scalpitano per un posto in giunta. Di loro non si può non tener conto. Se De Vivo dovesse soddisfare le “esigenze” di partito allora la domanda verrebbe quasi spontanea: ma il motto del centrosinistra non era “operare per la città mettendo da parte i personalismi” così come “cambiare si può”? Se i presupposti dovessero essere questi il cambiamento sarebbe un’utopia. A trionfare sarebbero ancora una volta i rigidi schemi di una politica, quella delle spartizioni del potere, che i cittadini hanno mostrato di non gradire. La vera rivoluzione ad Isernia sarebbe, invece, quella di riporre il manuale Cencelli nel cassetto.

In tutto ciò Futuro e Libertà, con i suoi tre consiglieri, cosa farà? Raffaele Mauro ancora non ha sciolto le riserve, ma se dovessero aprirsi le porte della giunta di certo non disdegnerebbe un appoggio al nuovo sindaco . Ma per un assessorato vale la pena sedersi allo stesso tavolo di Sinistra Ecologia e Libertà e Italia dei Valori?

Vista la situazione, dunque, De Vivo sarà costretto a togliersi i panni da sindaco per indossare quelli da equilibrista, con la speranza di non cadere ad inizio percorso. Una bella sfida per chi calca per la prima volta il sottile filo della politica.

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