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Isernia in bilico, il centrodestra risolva le sue questioni interne e vada avanti

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Pensava di risolvere i mal di pancia della maggioranza con la “pillola” del mini rimpasto di giunta, deciso unilateralmente nei giorni scorsi. Invece, la strategia del presidente dell’amministrazione provinciale di Isernia, Luigi Mazzuto, sembra essersi rivelata errata. E ora a via Berta tira vento di crisi e il partito degli scontenti ha ingrossato le proprie fila. Alle grane irrisolte con i cosiddetti “dissidenti” si è aggiunta, un po’ a sorpresa, la bocciatura dei nuovi innesti da parte dell’Adc, che ha minacciato di ritirare l’assessore Clementino Pallante dall’esecutivo. Per gli esponenti del partito di Pionati il presidente Mazzuto è colpevole di aver fatto il rimpasto di testa propria, senza cioè prima consultare gli alleati. Da un momento all’altro, dunque, potrebbe ritrovarsi senza numeri. Mai come in questi giorni il rischio di un tracollo della maggioranza è stato così concreto.

Oltre all’Adc – che ha due esponenti in Consiglio – la schiera dei “dissidenti” è composta da Angelo Camele, Romeo De Luca, Camillo Di Pasquale, Gregorio Perna e Antonio Potena, che da qualche mese hanno chiesto, senza ottenerlo, l’azzeramento dell’esecutivo. A loro vanno aggiunti Fausto Pompeo, approdato di recente nell’Italia dei Valori, e Gino Di Silvestro, che ha scelto di aderire a Futuro e Libertà.  Infine, c’è Roberto Di Pasquale: l’esponente del Pdl non parla, ma il suo silenzio non nasconde il proprio disappunto per le scelte compiute negli ultimi tempi. Ci vuole dunque poco a capire che quella maggioranza granitica uscita dalle urne nel 2009 è in seria difficoltà. Quei 17 seggi sui 24 totali ottenuti sono davvero in bilico: se tutti gli scontenti decidessero di tendere un’imboscata al presidente, si rischierebbe un clamoroso ribaltamento dei numeri. In parole povere, il presidente della Provincia si ritroverebbe in minoranza.

I problemi, neanche a dirlo, sono cominciati all’indomani delle elezioni Regionali. Tradimenti veri o presunti hanno finito per mettere in seria discussione equilibri già precari. Alcune mancate riconferme a Palazzo Moffa (e clamorosi exploit di alcuni candidati) hanno scatenato vendette trasversali a ogni livello. In via Berta più di qualcuno ha cominciato ad affilare le armi. Un gruppo di consiglieri ha cominciato a chiedere l’azzeramento dell’esecutivo, in nome di un rilancio dell’azione amministrativa. Le riunioni dei partiti della coalizione di centrodestra si sono però concluse con un sostanziale nulla di fatto. Fino a quando, pochi giorni fa, il presidente Mazzuto ha tirato fuori dal cilindro una mossa che ha spiazzato tutti. Ha nominato due nuovi assessori. Più o meno indolore il primo cambio: Gaetano Marucci (in quota Udc) ha preso il posto di Domenico Izzi, che si è dimesso dopo l’elezione a consigliere regionale. Il secondo, invece, rischia di provocare un clamoroso crack.

È stato rimandato a casa, infatti, Angelo Iapaolo, sindaco di Macchiagodena: al suo posto è entrato Antonio Tedeschi, di Progetto Molise, ma la rimozione di Iapaolo sta facendo molto discutere. Secondo alcuni la decisione di “carattere politico-amministrativo” presa da Mazzuto sarebbe in realtà una punizione: alle Regionali, nel paese amministrato dall’assessore defenestrato, Frattura ha preso più voti di Iorio. Ma l’ex assessore, dati alla mano, ha smentito: anche in altri centri è successa la stessa cosa. Non a caso Iapaolo ha ribadito la propria fedeltà al Pdl. E se dopo questo “benservito” chiunque avrebbe sbattuto la porta, lui invece ha scelto di restare al suo posto. Oltre a chiedere un intervento della direzione nazionale del partito, l’ex componente dell’esecutivo di via Berta ha annunciato battaglia dall’interno nei confronti di Mazzuto. Non solo in via Berta (“sarò un consigliere ombra, molto vigile”, ha detto), ma anche quando il Pdl - tra un mese o poco più - sarà chiamato a rinnovare il coordinamento provinciale di Isernia. Che attualmente vede al timone proprio Mazzuto. In tutto questo non si è ancora ben capito come e perché i due siano arrivati ai ferri corti. “Questioni personali”, ha tagliato corto Iapaolo: “Forse sono scomodo, perché sono un libero pensatore”, ha aggiunto. Insomma: una ferita destinata a lasciare il segno. Con questa mossa, il presidente anziché risolvere si ritrova a gestire qualche problema in più: chi chiedeva l’azzeramento non è stato accontentato e scalpita più di prima; chi è stato rimosso gli renderà la vita più difficile.

Poi c’è chi, nel Pdl, si lamenta perché ora la giunta è troppo sbilanciata verso Progetto Molise. E infine c’è l’Adc, che chiede maggiore collegialità nelle scelte. Per ora l’unica risposta di Mazzuto è stata quella di una minaccia di dimissioni. In questo modo andrebbero tutti a casa e fine della storia. E non è detto che alla fine i partiti si mettano di nuovo a tavolino per cercare di ricomporre i cocci. Il finale, dunque, è tutt’altro che scontato. Ma questa “guerra” per le poltrone, agli occhi dell’opinione pubblica, di certo non rappresenta uno spettacolo gradito. In un momento difficile come questo i cittadini si aspettano risposte concrete per uscire dalla crisi, non i soliti teatrini politici. Invece la guerra di “tutti contro tutti” sembra essere solo all’inizio. Vuoi vedere che alla fine la Provincia è solo un pretesto? Più di qualcuno lo pensa. In effetti, a maggio si vota per il rinnovo del consiglio comunale di Isernia. E quella candidatura a sindaco fa gola a molti.

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