Isernia la spunta, apre il secondo padiglione del museo del Paleolitico

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Isernia la spunta, apre il secondo padiglione del museo del Paleolitico

27 Marzo 2012

La comunità scientifica internazionale lo esalta perché ha offerto e continua a offrire una quantità incredibile di informazioni sulle origini dell’uomo. Chi lo ha visto, non esita a definirlo patrimonio dell’umanità. Del resto, proprio grazie ai quei ritrovamenti – una serie di reperti risalenti a 730 mila anni fa – l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, definì Isernia “prima capitale d’Europa”. Eppure tutti questi autorevoli biglietti da visita non sono bastati a trasformare i ritrovamenti dell’area archeologica di località La Pineta in una grande risorsa economica : a distanza di trent’anni da quella scoperta, il giacimento del Paleolitico di Isernia stenta infatti a decollare. Sono stati spesi fiumi di denaro per realizzare un museo nell’area degli scavi, ma gli attesi frutti non si sono ancora visti. Il progetto di uno sviluppo turistico imperniato sui primi insediamenti dell’uomo nel Vecchio Continente resta solo sulla carta.

Ora, però, qualcosa sta cambiando. Grazie anche alla grande opera di sensibilizzazione che sta portando avanti da anni Emilio Izzo, dipendente della Soprintendenza molisana e segretario regionale della Uil beni culturali. Che da qualche tempo non è più solo, avendo trovato un  sostegno concreto nell’assessore comunale ai Lavori pubblici di Isernia, Rosa Iorio.

Ma prima di parlare della situazione attuale – l’apertura del secondo padiglione è data per imminente – occorre fare un passo indietro e raccontare, per sommi capi, cosa è accaduto in questi anni e in particolare negli ultimi mesi. Dopo anni di chiusura, Izzo si è preso due impegni. Il primo è stato quello di consentire le visite agli scavi. Il giacimento del Paleolitico ha infatti una particolarità: la struttura coperta del museo racchiude anche l’area tuttora oggetto di ricerche. In rare occasioni (ma ciò potrebbe accadere sempre, se ci si organizzasse) i turisti hanno potuto vedere persino gli archeologi all’opera. Che, seppur lavorando a singhiozzo, ogni anno portano a casa scoperte importanti. L’altro impegno è stato quello di battersi per consentire l’apertura al pubblico anche del secondo padiglione del museo, quello destinato ad accogliere la “paleosuperficie”, esposta fino a qualche mese fa al museo nazionale di Santa Maria delle Monache. Il suo progetto è stato sostenuto dall’assessore Rosa Iorio, che ha sbloccato i fondi e abbattuto una serie di ostacoli burocratici che impedivano il completamento dei lavori. Nel frattempo, Izzo ha continuato a portare visitatori a Isernia. Fino a qualche settimana fa.

Un bel giorno, infatti, qualcuno ha cambiato le chiavi della serratura della porta d’ingresso del museo. Il sindacalista della Uilbac ha puntato l’indice conto la Soprintendenza regionale. Ma perché, quest’ultima, avrebbe dovuto fare una cosa del genere? Sarà un caso, ma qualche giorno prima le telecamere della trasmissione di RaiTre Presa diretta erano entrate nel museo per documentare gli sprechi e il degrado denunciati proprio da Izzo. Da qui i sospetti.

La decisione “punitiva”, tuttavia, ha avuto l’effetto di un boomerang. Il funzionario ha ottenuto una marea di attestati di solidarietà e, al tempo stesso, si è risvegliato un senso di insofferenza nei confronti della direzione regionale dei beni culturali, accusata da più parti di gestire in maniera monopolistica il sito archeologico, nonostante un protocollo d’intesa preveda un produttivo gioco di squadra (finalizzato a creare occupazione) tra la Regione, la Provincia, il Comune di Isernia e l’Università del Molise.

Se il presidente della giunta regionale Michele Iorio, all’indomani di questa vicenda, aveva scelto di percorrere la strada della diplomazia per riaprire il confronto con chi ha il compito di tutelare i beni archeologici del Molise, il presidente dell’Amministrazione provinciale, invece, ha tirato fuori l’artiglieria. In una lettera aperta al direttore regionale dei beni culturali, Gino Famiglietti, ci è andato giù duro: “Cosa ha prodotto in questi ultimi trent’anni la gestione miope che la Sovrintendenza continua tutt’oggi a reclamare? Poco o nulla. Sfido chiunque ad affermare il contrario”. Ma soprattutto ha detto che “non è più possibile consentire che si gestisca tale bene unilateralmente, in violazione dei più elementari principi di partecipazione interistituzionale”.

Una dichiarazione di guerra. Che pare aver fatto centro, se è vero che proprio per oggi Famiglietti ha annunciato – appunto – l’apertura del padiglione cha accoglie la paleosuperficie. Senza coinvolgere le altre istituzioni, naturalmente. Intanto, si tratta di un’anteprima riservata alla stampa e poi dovrebbe aprire al pubblico. Il tutto a breve, stando all’annuncio di Famiglietti.

Ma al di là dei proclami, il difficile viene ora. Di questo l’assessore Iorio ne è consapevole. Lo ha detto sabato scorso, intervenendo a una manifestazione organizzata sempre da Izzo all’ingresso dell’area museale. Ma ha anche dato qualche buona notizia. Grazie ai 500 mila euro di finanziamenti regionali, procedono i lavori per il completamento dell’ultimo padiglione, ossia quello dedicato all’attività didattica e divulgativa. Il completamento dell’opera è previsto al più tardi entro la fine di agosto. Poi – ha detto Rosa Iorio – bisognerà impegnarsi seriamente per dare un futuro a questa struttura, con una gestione seria che consenta di creare posti di lavoro per i giovani. Le potenzialità di questa scoperta sono enormi: è giunta l’ora di far sì che i turisti possano usufruirne una volte per tutte, senza trovare le porte chiuse, come fin troppo spesso è accaduto. Altre importanti opportunità potrebbero inoltre essere offerte ai tanti giovani che studiano archeologia all’Università del Molise. Impegnarli costantemente sull’area degli scavi (è stata esplorata solo una minima parte), potrebbe tra l’altro consentire di realizzare un altro sogno dell’assessore: trovare il grande assente, scoprire i resti di quegli uomini che vivevano in questa zona oltre 700mila anni fa. Finora, in effetti, sono state trovate tracce evidenti della sua presenza: ci sono manufatti in selce, ci sono le “pavimentazioni” realizzate con le ossa di animali (quali i rinoceronti, bisonti, elefanti e megaceri). Ma l’homo aeserniensis, per il momento, non si è ancora visto.