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Isernia, nominato il commissario Vardé ora la politica lavori per ricostituirsi

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Sarà Annunziato Vardé, attualmente impegnato in Campania per la questione rifiuti, a reggere le sorti del Comune di Isernia fino alle prossime elezioni, previste nella primavera 2013. La nomina è arrivata nella tarda serata di ieri ed è stata comunicata attraverso una nota dal prefetto Filippo Piritore, che a seguito delle dimissioni da parte di 17 consiglieri di centrodestra ha dato il via alla procedura di scioglimento del Consiglio. Un provvedimento che, di fatto, spegne le speranze dei sostenitori di Ugo De Vivo e della sua coalizione che aveva sottoposto al ministero dell’Interno un quesito sulla legittimità delle dimissioni, avvenute prima ancora che ci fosse la convalida dell’assise civica.

Niente da fare, il centrosinistra si dovrà rassegnare. Ma la fine prematura della legislatura targata De Vivo aprirà un periodo che dal punto di vista politico si prevede molto agitato. Le dimissioni in massa del centrodestra aprono scenari tutti nuovi che avranno delle ripercussioni non solo sulle prossime Amministrative, ma anche in Provincia e in Regione. Una nuova stagione che, messe da parte le polemiche – in alcuni casi sin troppo violente per un atto legittimo –, dovrà segnare una svolta soprattutto nei metodi. Abbassare i toni ed iniziare a confrontarsi su problematiche e azioni da intraprendere.

Del resto, se ci fosse stato maggior dialogo tra le due coalizioni non si sarebbe arrivati al commissariamento di Palazzo San Francesco. L’anatra zoppa è difficile da gestire, sia per chi ha la maggioranza in Consiglio comunale che per chi è stato chiamato ad amministrare e senza un’unità di intenti sarebbe stato davvero complesso coesistere. Cinque anni di lotte, diatribe avrebbero potuto comportare un immobilismo ancor più pesante della fase di stallo che da qui ad un anno contraddistinguerà Isernia.

Con il fermo amministrativo e con la mente sgombra da impegni istituzionali, è arrivato il momento di cominciare a fare la vera politica. Quella sana, quella che non si chiude nelle stanze di partito o che non usa toni violenti e termini ingiuriosi contro chi ha fatto una scelta che è la logica conseguenza della vittoria al primo turno. E a tal proposito sembra forzata la scelta del centrosinistra di scendere in piazza per protestare. Ma protestare contro chi e contro cosa? Contro un atto che considerano antidemocratico, dicono. Ma ridare la parola ai cittadini per mutare un annunciato stallo della macchina amministrativa sembra una scelta tutt’altro che antidemocratica.

Nell’ottica di questo cambiamento che tutti si auspicano, il centrodestra si è già messo al lavoro. Non ripetere l’esperienza di Rosa Iorio (che ha pagato in termini di preferenze il cognome che porta) e ringiovanire la classe dirigenziale di un partito, il Pdl, che ha bisogno di nuove idee. E allora ecco che all’indomani di una delle pagine più brutte della politica isernina (soprattutto per lo scontro violento tra le due coalizioni e per il polverone che ha provocato) si pensa già a come uscire da queste sabbie mobili che sembrano inghiottire tutti e tutto.

La scelta è di quelle che lascerà il segno: primarie per scegliere il nuovo candidato sindaco. Sarà questo il metodo utilizzato e che probabilmente sarà esportato anche nelle future elezioni regionali. Dalla fucina del Pdl molisano, dunque, un rinnovamento che, come avvenuto già in passato, anticipa i tempi e le scelte del partito a livello nazionale. Del resto il Popolo della Libertà molisano da Roma è sempre stato visto come un modello da esportare, con quel Partito Popolare che in Italia stenta a crearsi e che in regione è ormai da anni consolidato, con una coalizione formata da tutte le forze liberali.

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