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Isernia si prepara alle Comunali tra visite autorevoli, proclami e polemiche

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C’è un’arma sulla quale i candidati a sindaco delle liste civiche di Isernia non possono contare: il sostegno dei leader e dei massimi esponenti dei partiti nazionali. Gianni D’Uva, Giuseppe Laurelli, Ennio Mazzocco e Giovanni Muccio possono fare affidamento solo sulle proprie forze. Ugo De Vivo (centrosinistra), Rosa Iorio (centrodestra) e Raffaele Mauro (sostenuto da Fli e da una civica che raccoglie esponenti de La Destra) possono invece contare su un “aiutino” che costituisce anche un potente asso nella manica. Ora che il gioco sta cominciando a farsi duro, in campo cominciano a vedersi i primi “big”. Per il Partito democratico a Isernia è venuto Massimo D’Alema; il Popolo della Libertà aveva già visto Gaetano Quagliariello giungere in sosegno di Rosa Iorio. In città si sono visti anche Clemente Mastella dell’Udeur e Fabio Granata di Futuro e libertà. E oggi, Pd e Fli vanno ancora all’attacco:  sono attesi, infatti, Sergio D’Antoni e Italo Bocchino. Ma il braccio destro di Fini rischia un autogol.

A Isernia – si legge in una nota della lista che sostiene Mauro – il vice coordinatore di Futuro e libertà intende presentare l’iniziativa dal nome altisonante: “Liste pulite”. Ma lo fa proprio nel momento in cui uno dei suoi candidati si ritrova, suo malgrado, iscritto nel registro degli indagati. Angelo Ardovino – ha scritto Repubblica sul suo sito web – risulta coinvolto in un’inchiesta della procura di Salerno. I reati ipotizzati a carico del candidato consigliere sono quelli di truffa allo Stato, false perizie e abuso d’ufficio. Ardovino - secondo gli inquirenti - quando era al vertice della Sovrintendenza di Salerno, Avellino e Benevento, avrebbe approvato una perizia inerente lavori di manutenzione, mai effettuati, per un valore di 400mila euro. Certo: si parla di “liste pulite” dai candidati condannati (anche in via non definitiva) e il candidato in questione è solo coinvolto in un’inchiesta dall’esito tutt’altro che scontato, visto che potrebbe trattarsi anche della classica bolla di sapone. Inoltre, è bene ricordare sempre un sacrosanto principio che in Italia troppo spesso viene dimenticato: e cioè che si è innocenti fino a sentenza passata in giudicato. Ma ciò non toglie che a Isernia l’iniziativa di Futuro e libertà parta con qualche ammaccatura perché fa suonare come un po’ stonate, nell’opinione pubblica, le belle parole usate nel comunicato stampa che annunciava l’arrivo di Bocchino in città e il via alla raccolta di firme per una petizione popolare: “Fli vuole contrastare la corruzione in politica. Il partito, infatti, sta promuovendo una petizione per garantire il rispetto dei requisiti di onestà, onorabilità, insospettabilità, sobrietà e merito nella individuazione delle candidature elettorali”. Un’iniziativa lodevole, per carità. Ma la scelta dei tempi – si dice più o meno ironicamente a Isernia – non è stata delle migliori. Quell’indagine, non ha nulla a che vedere con il capoluogo di provincia pentro,  ma cade proprio in questi giorni in cui l’iniziativa “liste pulite” si intreccia con le Amministrative. È pur vero, però, che i sostenitori di Fli sono fiduciosi: Bocchino – dicono - non solo riuscirà a evitare l’autogol, ma sarà anche in grado di “raddrizzare” la partita in proprio favore.

In ogni caso questa partita non interessa alle liste civiche. Né sembrano curarsi più di tanto della presenza dei leader nazionali. In fondo sanno che in una piccola realtà come Isernia la sfida si gioca porta a porta. Più che con la fede di partito, i voti a loro avviso si conquistano con il proprio appeal, con le conoscenze personali e, naturalmente, con le proposte programmatiche. Anzi, in una fase storica in cui i partiti non godono del massimo della fiducia da parte dei cittadini, ritengono di poter far man bassa di voti tra disillusi e “indignados”. Una cosa, però,  i candidati a sindaco degli schieramenti civici non mandano giù: i cosiddetti “sondaggi pilotati”. Così D’Uva, Mazzocco e Laurelli li hanno definiti durante un incontro con la stampa convocato a Palazzo San Francesco. “Stanno turbando la campagna elettorale”, hanno detto. Una società che si qualifica di volta in volta con nomi diversi, contatterebbe telefonicamente gli elettori facendo domande solo su tre candidati: Rosa Iorio, Ugo De Vivo e Raffaele Mauro. Vengono posti quesiti anche sulle intenzioni di voto in vista di un eventuale ballottaggio. Ma le domande riguarderebbero i soliti tre, hanno denunciato ancora i candidati delle liste Gianni D’Uva Sindaco, Isernia Viva e Coscienza Civica. Loro non vengono mai nominati. “Questo modo di fare fuorvia la libera espressione di voto”. Per questo motivo hanno deciso di sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità competenti “sulle gravissime violazioni dei principi e delle normative che dovrebbero regolare la competizione elettorale”.

Oltre ai “continui contatti telefonici posti in essere al fine di indirizzare surrettiziamente la volontà degli elettori”, gli schieramenti civici puntano l’indice anche contro l’affissione selvaggia dei manifesti elettorali su spazi riservati ad altre liste e presunti voti di scambio. Ma tornando ai presunti sondaggi taroccati, non sono mancate accuse a Rosa Iorio, Raffaele Mauro e Ugo De Vivo: se non prendono le distanze da questi fantomatici sondaggisti, se restano in silenzio, significa che sono corresponsabili, hanno detto ancora i loro avversari. Finora ha preso posizione solo la candidata del centrodestra, che ha prima liquidato la faccenda con una battuta: “Ho avuto la capacità di attendere nove mesi per un figlio, riuscirò ad aspettare  anche una settimana per conoscere gli esiti delle elezioni. Ad oggi non ho in mano alcun risultato, non conosco le opinioni dei sondaggi, né mi interessano”. Poi ha aggiunto: “Non ho commissionato alcuna indagine elettorale.  In un periodo di forte crisi economica, ho preferito da subito condurre una campagna elettorale all’insegna della sobrietà e dell’austerità. Mai avrei effettuato ulteriori spese per ottenere informazioni in merito alle Amministrative”. Infine il colpo di grazia: “Non credo ai sondaggi elettorali svolti a campione sulla popolazione, soprattutto a livello comunale. Sono certa che le persone siano fortemente restie a parlare telefonicamente, ad estranei, delle proprie preferenze politiche o di eventuali ballottaggi, specialmente in una competizione che ha luogo a livello locale”.

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