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Grande Moschea di Roma prende le distanze

Islam day al Colosseo: donne segregate dietro un muro

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In queste immagini tratte da un articolo del Tg di La7, la preghiera islamica che si è svolta ieri a Roma, quando un gruppo di centinaia di fedeli musulmani ha occupato una zona adiacente al Colosseo in segno di protesta.

Da mesi si sente strologare di muri e "Fortezza Europa", come se l'Italia non fosse uno dei pochi paesi europei che conosce il senso della parola accoglienza. Eppure si accetta come se niente fosse che in un raduno pubblico le donne vengano segregate dietro una specie di muro, come si vede in una delle foto che pubblichiamo. Rigidamente separate dai maschi, in ossequio alla sharia.

Prendendo atto che la sharia è sbarcata nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo cioè dal simbolo della nostra cultura (era accaduto anche al Duomo di Milano), viene da chiedersi dove siano finiti i soloni del politicamente corretto che rimasero sconvolti dalla pacifica manifestazione cattolica del Family Day al Circo Massimo. Allora, le donne non furono certo messe dietro un muro. Vorrà pur dire qualcosa.

Guai invece a denunciare la sharia per le strade della capitale. E mentre ci si chiede che ne pensi di questa preghiera pubblica la sindaca di 5 Stelle Virginia Raggi, segnaliamo che il portavoce della Grande Moschea di Roma ha definito "dilettanti allo sbaraglio" quelli della sua stessa religione, andati a manifestare al Colosseo.

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1 COMMENT

  1. Questa sarebbe la “cultura”
    Questa sarebbe la “cultura” che la Boldrinova e tutti quelli come lei vorrebbero che diventasse parte dell’Europa. Un cultura monodimensionale, triste ed oscurantista che negli ultimi mille anni non ha prodotto alcunché e che senza quella dell’Occidente cristiano sarebbe ferma al cammello ed alla scimitarra.
    La battaglia va condotta non contro di loro, sarebbe facile, ma contro la quinta colonna dei nostri sinistri di ogni specie che orfani di ideologie fallite conservano il risentimento e l’odio (l’odio di sé) verso quella cultura di cui paradossalmente anche loro sono figli (degeneri, come capita anche nelle migliori famiglie) e favoriscono in tutti i modi questi portatori di un ideologia tribale e violenta, nella folle e pietosa convinzione che possano servire al loro scopo, quello di distruggere la cultura che ha demolito il loro giocattolo.
    “Femministe” da strapazzo, sinistri da marciapiede, intellettuali in svendita sono i veri nostri problemi, se non nemici.

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