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L'antisemitismo corre sui social media

Israele brucia, arabi e palestinesi inneggiano alla “Intifada degli incendi”

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Ai palestinesi non bastava l’intifada delle pietre e quella dei coltelli. Non bastavano le sparatorie e gli attentati contro gli ebrei. Ora tocca alla eshtifada, l’intifada degli incendi (“esh”, fuoco). Negli ultimi giorni, 60mila persone - sessantamila - sono state evacuate ad Haifa dopo una serie di incendi scoppiati in diversi quartieri della città. Stanotte, altre centinaia di persone hanno dovuto lasciare il villaggio di Beit Meir, nei pressi di Gerusalemme, inseguiti dalle fiamme.

La situazione al momento sembra essere tornata sotto controllo, ma il premier israeliano Netanyahu ha dichiarato che – se verrà provato che i roghi sono dolosi – saranno trattati come atti di terrorismo. Ci sono già stati degli arresti e dei fermi, che secondo la polizia vanno nella direzione indicata dal premier. Si tratta in larga parte di palestinesi che vivono nella West Bank

Se qualcuno avesse dei dubbi su come i nemici di Israele stanno vivendo l’accaduto basta farsi un giro sui social media, dove è esplosa la gioia per “l’intifada degli incendi”, ennesimo atto della guerra dichiarata contro gli ebrei: il tweet che vedete nella foto, che inneggia a Israele in fiamme, non ha bisogno di ulteriori commenti.

Sui social media, arabi e palestinesi si sono esaltati tanto da creare l’hashtag #Israelisburning diventato trend topic su Twitter. Ma il celebre sito di microblogging, sempre così attento a vagliare i post pubblicati dagli utenti sulla base di rigidi criteri ispirati dal politicamente corretto, sta facendo qualcosa per bannare i miserabili che godono alla vista delle fiamme?

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