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Dopo l’attacco

Israele ridimensiona Hamas e adesso spera nell’Egitto

Due giorni fa Israele ha dato il via alla più massiccia operazione militare contro Gaza degli ultimi anni. Ci sono stati centinaia di morti e feriti. Ma l'infrastruttura terroristica di Hamas è stata pesantemente colpita e la maggioranza schiacciante degli israliani è d'accordo con l'intervento. Ne parliamo con l'onorevole del Pdl Fiamma Nirenstein, vicepresidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati. 

Centinaia di palestinesi stanno sconfinando in Egitto. Hamas ha definito l’attacco un complotto israelo-egiziano. La crisi di Gaza rischia di destabilizzare il Cairo?

E’ in corso da tempo un tentativo di spodestare l’Egitto nel suo ruolo di mediatore ed è la ragione per cui Mubarak ha tentato di smascherare Hamas come nient’altro che un emissario di Teheran e Damasco. Hamas è diventata il portabandiera sunnita della pretesa sciita iraniana di egemonizzare il mondo arabo, un tentativo a cui ovviamente l’Egitto si oppone. Hamas è una forza che è stata addestrata dagli ufficiali iraniani e che ha i suoi uffici di rappresentanza in Siria.

Lo scorso novembre l’Egitto aveva cercato di favorire un accordo tra Fatah e Hamas per promuovere l’unità del popolo palestinese – il Cairo lo faceva anche per difendere i propri interessi, certo, perché vuole bloccare la bomba a tempo di Gaza – ma Hamas fece saltare all’ultimo momento l’incontro addossando la responsabilità del fallimento sulle spalle di Abu Mazen.

Ieri mi ha colpito soprattutto la terribile manifestazione con le bandiere verdi di Hamas che è avvenuta sotto l’ambasciata egiziana di Beirut (secondo al Jazeera nel corso della manifestazione ci sarebbero stati dei feriti tra i militanti pro-Gaza e le forze dell'ordine libanesi intervenute per disperderli, ndr), che fa il paio con le parole piene di odio lanciate dal leader di Hezbollah, Nasrallah, che definisce Israele “un mostro che vuole ingoiare tutto il Medio Oriente”.

Dopo l’attacco israeliano, fonti dei servizi sanitari di Gaza hanno parlato di 300 morti e 800 feriti. Che riscontri ci sono su queste cifre?

Nessuno mette in dubbio che i morti ci sono stati. Israele ha colpito i centri del potere di Hamas, ci sono state numerose vittime durante una cerimonia delle forze di sicurezza locali, sono stati presi di mira gli uffici e le infrastrutture dei terroristi, i luoghi da dove i miliziani sparano i missili su Israele. Come al solito, Hamas aveva insediato questi agglomerati militari tra la popolazione civile. I morti dunque ci sono stati ma quanti civili? Forse non ci sono tutte questi vittime tra i civili.

Piuttosto andrebbe evidenziato che Israele ha compiuto una sofisticata operazione di intelligence prima di colpire i suoi obiettivi e un risultato, almeno fino adesso, l'ha ottenuto: ridurre Hamas a più miti consigli. Un obiettivo condiviso dai paesi arabi moderati che vogliono eliminare il potere statuale di Hamas a Gaza.

Israele potrebbe restare isolato dal punto di vista internazionale?

In realtà la risoluzione che si sta votando alle Nazioni Unite e le posizioni assunte dai membri del consiglio di sicurezza non vanno oltre una legittima preoccupazione per la sofferenza della popolazione civile e un rapido cessate il fuoco, senza esplicite condanne di Israele ma lanciando un appello alle parti affinché interrompano le attività militari. Quindi non credo che Israele resterà isolato.

Un caso a parte è quello di Sarkozy. Un atteggiamento, quello del presidente francese, che considero improprio. Sarkozy ha parlato di una “reazione sproporzionata” di Israele ma è una formula inappropriata. Il presidente si è mai domandato cosa vuol dire, per Sderot e le pacifiche città israeliane nella “linea verde”, essere bombardati per 6 o 7 anni di fila? Che significa non poter mandare a scuola i propri bambini? Dov’è, in che cosa consiste la “sproporzione” di cui parla Sarkozy? E' sensato che Hamas abbia diritto a bombardare le città israeliane? O Sarkozy crede che per ottenere la pace un popolo spartano come quello israeliano subisca senza reagire qualunque offesa?

Nel 2002 il presidente Sharon decise di reagire all’ondata di kamikaze palestinesi che aveva fatto un migliaio di morti nei bar e nei caffè israeliani e il mondo si ribellò. Quando Sharon iniziò la costruzione del cosiddetto “muro”, che muro non è, se mai è un recinto, e che in ogni caso è servito a diminuire gli attacchi, il tribunale penale internazionale condannò Israele. Questa pazzia ha cominciato a mitigarsi quando il mondo ha capito cos’è Hamas. Non riescono a togliermi davanti agli occhi l’immagine di quel cameriere di un ufficiale di Fatah che i miliziani di Hamas buttarono giù dal tredicesimo piano di un palazzo. Non ci sono parole per Hamas. Gaza doveva essere la “Piccola Singapore” del Mediterraneo e invece è diventata una rampa di lancio per i missili Qassam.

Un sondaggio israeliano rileva che oltre l'80 per cento della popolazione appoggia l’intervento a Gaza, ma la sinistra pacifista sostiene che Israele si sta rinchiudendo in se stesso e diventa  aggressivo verso l’esterno. Come giudica queste voci minoritarie?

Gli israeliani sono stanchi di Hamas. Pensiamo alle dichiarazioni dello scrittore Amos Oz o alle posizioni assunte da alcuni partiti della sinistra israeliana. Ecco perché le idee dei pacifisti col tempo si sono rivelate sbagliate. L’errore fondamentale dei pacifisti sta nella formula  “Land for Peace”, terra in cambio di pace. Questa idea è stata un fallimento. Non si scambia “terra in cambio di pace” se mai “pace in cambio di pace”. Quando non c’è reciprocità c'è qualcosa che non va.

Le formule pacifiste sono servite solo a deresponsabilizzare la popolazione palestinese, spingendola verso la pratica del terrorismo, alimentando l’antisemitismo, avvicinando i palestinesi all’integralismo islamico e generando l’attuale egemonia iraniana su Gaza. Tutto questo è passato come se niente fosse ed è anche colpa di slogan come “terra in cambio di pace”. Quello pacifista è stato un messaggio del tutto moralistico e insufficiente.

Quali saranno i riflessi dell’attacco a Gaza sulle prossime elezioni israeliane?

Non saranno fondamentali. Netanyahu è già avanti nei sondaggi. Kadima probabilmente è destinata a pagare alcuni errori che non sono tutti colpa sua, come nel caso dello sfortunato scontro con Hezbollah in Libano. E’ vero che tutto è in gioco. La roulette sta girando. Barak sta crescendo a spese di Kadima anche per le posizioni che ha assunto in merito all'operazione di Gaza. Netanyahu come primo ministro e Barak come primo ministro. Ci spero.     

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4 COMMENTS

  1. bombardamento indiscriminato gaza.
    e gia´perche´i bambini di gaza sono forse da meno o figli di un dio minore cara signora e´facile parlare quando si e´seduti su un comodo scranno; lei lo sa benissimo come sono trattati i disgraziati civili di gaza anche le piu´elementari forme di diritti civili non esistono piu´da 60 anni la straprepotenza dei sionisti vigliacchi che al lancio di botti artigianali rispondono massicciamente con bombe allúranio impoverito lo sa questo cara signora ed io mi vergogno che lei rappresenti parte del popolo italiano lítalia dovrebbe isolare israele finche non adempie le risoluzioni di quel baraccone che e´O.N.U. sappiamo benissimo cosa succede laggiu´anche se avete i media sotto controllo e che vi leccano il culo per non irretire i buoni rapporti di commercio di armi di droga ei milioni di dollri che láltro criminale di busch vi foraggia.e´mio rammarico che nessuna corte internazionale non abbia finora messo sotto accusa i vari governi criminali di israele cosi come i dirigenti di hamas responsabili in parte di tutto cio´.VERGOGNA;;;

  2. We care
    Se a Gaza manca qualcosa – a caso: viveri, medicinali, luce, trasporti… – si chiama in causa sempre Israele. Pare viceversa che missili difensivi Kassam non manchino mai. Ci sono responsabilità dei governanti della striscia di Gaza nei confronti delle popolazioni palestinesi che la abitano? Gli aiuti internazionali che integrano le attività economiche autonome della striscia di Gaza a quanto ammontano “pro capite” palestinese? Il governo Abu Mazen – Hamas che iniziative prende per lo sviluppo economico e per il benessere dei cittadini della striscia? Sono domande idiote, da occidentale?

  3. Hamas ridotta miti consigli…che bello!
    …”Ci sono stati centinaia di morti e feriti”
    (ma chissenefrega! Se è in gioco la sicurezza di Israele che può importare una evenienza del genere?)
    “Ma l’infrastruttura terroristica di Hamas è stata pesantemente colpita”.
    (Ah finalmente! Ora il terrorismo finirà per sempre!)
    “e la maggioranza schiacciante degli israliani è d’accordo con l’intervento.”
    (Su questo nessuno nutriva dubbi: gli israeliani sono tutti daccordo e quella centinaia di persone sono morte “democraticamente”).
    Quale futuro avrà mai quella martoriata terra se questi sono i comportamenti?
    Io vedo solo violenza, cinismo, follia e faziosità…

  4. Commento testuale a Intervista da Santoro a Nirenstein
    Se vi interesse il mio commento ad ogni riga del testo sia della domanda che della risposta lo potete trovare qui: http://civiumlibertas.blogspot.com/2008/12/fiancheggiatori-la-nuova-dimensione.html, alla sezione B.

    Il post è impegnativo e richiede parecchio tempo di lavoro. Spero di finirli domani. Altrimenti quando ne avrò il tempo. Inoltre il testo stesso è soggettivo a miglioramenti progressivo. Mi assumo la responsabilità di ciò che scrivo solo per l’ultima versione. Il mio blog ha un suo regolamento di utilizzo: chi si ritiene ingiustamente leso deve dirmelo ed io son ben disposto a riconoscere miei eventuali torti, riscrivendo il mio testo. Di più non posso fare, ma in ogni caso rivendico davanti al padreterno il mio diritto alla libertà di pensiero, salvo gratuite offese che non sono nelle mie intenzioni e che sono sempre disposto ad evitare.

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