Istat: metà popolazione italiana ha solo terza media

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Istat: metà popolazione italiana ha solo terza media

Istat: metà popolazione italiana ha solo terza media

07 Maggio 2008

Mezza Italia, il 48,2% della popolazione
tra i 25 e i 64 anni, ha come titolo di studio più elevato solo
la licenza di terza media.

Il dato si riferisce al 2007 e fa sì
che il nostro paese, nel contesto della Ue a 27 membri, si sia
piazzato nel 2007 in fondo alla graduatoria insieme a Spagna,
Portogallo e Malta. Le cifre, sconfortanti, emergono dal
rapporto dell’Istat ‘100 statistiche per il paese’, presentato
oggi a Roma.

L’Italia si conferma un paese che spende meno di altri paesi
europei per l’Istruzione. Nel 2005 l’incidenza della spesa in
istruzione e formazione sul Pil è pari al 4,4%, ampiamente al di
sotto della media dell’Ue27 che era del 5,1% nel 2004. Sempre nel
2007 in Italia poco più del 75% dei giovani tra i 20 e i 24 anni
ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore.
Nel contesto europeo, riferito all’anno 2006, l’Italia presenta
un tasso di scolarizzazione inferiore alla media Ue27 (77,8%) e
confrontabile con quello di Germania, Paesi Bassi, Lussemburgo,
Danimarca e Romania, mentre il tasso risulta più elevato (oltre
l’88%) nei paesi di nuovo ingresso: Repubblica Ceca, Polonia,
Slovacchia, Slovenia e Lituania.

Per quanto riguarda l’istruzione universitaria, in Italia circa
il 41% dei giovani tra i 19 e i 25 anni risulta iscritto a un
corso universitario nell’anno accademico 2005-06.

L’Italia resta fuori dalla media europea anche per quanto
riguarda gli abbandoni precoci degli studi: l’obiettivo Ue
fissato nell’ambito della strategia di Lisbona sarebbe del 10%,
ma se nel 2006 il valore medio della Ue a 27 si attesta al 15,3%,
la corrispondente media per l’Italia è pari a 20,8%.
L’Italia si colloca così nelle posizioni più distanti
dall’obiettivo, dopo Spagna (29,9%), Portogallo (39,2%) e Malta
(41,7%). Tra i Paesi più virtuosi, con una bassa percentuale di
abbandono degli studi da parte dei giovani, si segnalano invece
la Slovenia (5,2%), la Repubblica Ceca (5,5%) e la Polonia (5,6%).