Italia bocciata dal Wef: 27esima (su30) economia del pianeta
16 Gennaio 2017
Si chiama “Inclusive Development Index”, l’indicatore economico di nuova generazione – elaborato dal World Economic Forum – che esamina la ricchezza del Paese tenendo conto della sua capacità di far quadrare la crescita con l’uguaglianza sociale, l’efficienza delle infrastrutture e dei servizi, la capacità di fare impresa in un ambiente favorevole e, soprattutto, in maniera etica. Ebbene, sulla base di questi parametri, il giudizio per il nostro Paese è impietoso: su 30 economie avanzate prese in considerazione, il Wef ci colloca al 27esimo posto. Peggio di noi solo Portogallo e Grecia.
Ai primi posti in termini di “crescita inclusiva” si collocano le “socialdemocrazie nordiche” come Norvegia, Lussemburgo, Svizzera e Islanda, con Germania e Francia che si vedono assegnate, rispettivamente, al 13esimo e al 18esimo posto.
A far perdere punti all’Italia sono problemi già noti: il Wef ci considera ventinovesimi per “servizi di base e infrastrutture”, ventottesimi per “corruzione”, ventinovesimi in “imprenditorialità” e “intermediazione finanziaria”. E ancora: siamo ultimi per salari legati alla produttività, penultimi nel tasso di partecipazione delle donne al lavoro, terzultimi per tasso di occupazione giovanile.
Insomma, salvo poche eccezioni (al settimo posto fra i paesi che investono di più in sicurezza sociale, al primo nel garantire la sanità pubblica a tutti), il dato generale che emerge è che l’Italia è un paese tutt’altro che in “ripresa”. Al contrario di quanto vogliono, a tutti i costi, farci crede. E, soprattutto, siamo un paese che fatica ad attrarre investitori stranieri. I problemi legati alle infrastrutture, al lavoro, alla corruzione e la scarsa “etica del business”, oltre all’elevata pressione fiscale per le imprese e alla debolezza del sistema bancario, sono i freni più rilevanti che impediscono il flusso di capitali esteri sul territorio nazionale.
Dunque, dopo la “retrocessione in serie B” da parte di Dbrs, l’unica agenzia di rating che ancora dava l’Italia nella classe di merito più alta, gli ultimi dati del Wef sembrano non dare spazio a commenti ottimistici. Così l’ illusorio ritornello renziano del “va tutto bene”, ora più che mai comincia ad essere difficile da pronunciare.
