Italia-Libia. Gheddafi: “Daremo priorità alle imprese italiane”

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Italia-Libia. Gheddafi: “Daremo priorità alle imprese italiane”

12 Giugno 2009

"Le imprese italiane avranno in Libia la priorità, qualsiasi fabbisogno dell’Italia in Libia avrà la priorità".  È questo l’impegno riaffermato dal leader libico Muammar Gheddafi di fronte alla platea di oltre 600 imprenditori riuniti all’auditorium di Confindustria.

In particolare, ha detto Gheddafi, sul fronte del fabbisogno energetico, "la Libia non favorirà altri Paesi a spese dell’Italia". "Il 75% del fabbisogno energetico dell’Italia – ha ricordato – è soddisfatto dall’estero. La maggior parte viene dalla Libia. L’Italia ha gran bisogno della Libia e noi non dovremo favorire altri Paesi a spese dell’Italia. Se la Libia mandasse gas e petrolio ad altri paesi questo sarebbe un grave danno per l’Italia. La Libia – ha detto ancora Gheddafi – non dovrebbe commettere un atto come questo". Riguardo alle prospettive e alle potenzialità delle aziende italiane in Libia, "non abbiamo bisogno di portare altre imprese. Ci bastano le imprese italiane. Questa – ha detto Gheddafi – è la priorità che abbiamo concordato".

Corruzione. Ma il leader libico lancia un chiaro monito alle imprese italiane che intendono lavorare nel suo Paese: "Abbiamo fatto la rivoluzione oltre che contro il colonialismo anche contro la corruzione. Ci sono imprese – ha precisato – che sbagliano pensando di lavorare guadagnandosi la benevolenza dei libici. Ma se lo scopriamo queste imprese andranno via. Quello che vincerà è solo chi soddisferà il popolo libico".

Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia si è detta molto soddisfatta della presa di posizione di Gheddafi: "Mi è piaciuto sentire dal leader della Libia che le imprese italiane avranno la priorità nello sviluppo industriale della Libia". Rispondendo a quanto detto dal leader libico in tema di corruzione, Marcegaglia ha tenuto a precisare che "possiamo garantire sulla capacità industriale e tecnologica delle imprese italiane e sulla loro trasparenza e serietà".

Zona franca. Il presidente degli industriali ha annunciato inoltre "un approccio molto concreto per lo sviluppo, nel più breve tempo possibile della zona franca destinata alle imprese italiane per consentire loro di investire in Libia". Subito dopo l’incontro con Gheddafi, la Marcegaglia ha annunciato che le imprese italiane che vorranno investire ed operare in Libia per lo sviluppo del Paese potranno insediarsi in una "zona franca" che godrà di un trattamento economico e fiscale "speciale", dall’esenzione per 5 anni delle tasse sul reddito ai prezzi scontati di elettricità e gas. Per le imprese italiane, ha sottolineato il presidente di Confindustria, "si tratta di un’opportunità straordinaria". "Ci hanno assicurato uno stanziamento di 11,8 miliardi per attrarre investimenti esteri privati, anche con la creazione di joint venture. Contiamo che una buona parte sarà destinata alle imprese italiane, perché come ha detto Gheddafi avranno la priorità", ha detto.

I settori di maggiore interesse e di sinergia tra Italia e Libia vanno dalle infrastrutture alle costruzioni, dall’energia, anche quella rinnovabile, alla petrolchimica, fino al turismo. Per concretizzare il progetto, al termine dell’incontro con Gheddafi, i vertici di Confindustria hanno discusso del programma con il governatore della Banca libica e con alcuni ministri. Marcegaglia ha evidenziato anche le opportunità offerte dal pacchetto di "risarcimento" che l’Italia ha concordato con il governo libico: "Ci sono 5 miliardi per la realizzazione di infrastrutture in Libia che garantiranno un volume di attività a condizioni agevolate per i prossimi 20 anni". La presidente ha quindi smentito le indiscrezioni su problemi sorti sulla realizzazione dell’autostrada simbolo dell’accordo.

Eni-Enel. Sulla questione dell’interesse della Libia di rafforzare la sua presenza nelle principali compagnie energetiche italiane, la Marcegaglia ha spiegato di non sapere se in questi giorni vi siano stati incontri bilaterali ma ha detto che prima dell’incontro pubblico con Gheddafi "abbiamo fatto incontrare il leader libico con una decina di imprenditori tra cui Unicredit, Eni, Enel, Finmeccanica e Ferrovie, cioè le principali imprese che hanno già progetti in corso con la Libia".

Imprese italiane in Libia. L’Italia è il terzo Paese investitore in Libia, tra quelli europei (escludendo gli investimenti da petrolio), e il sesto a livello mondiale. Con oltre 100 imprese presenti stabilmente nel paese, prevalentemente collegate al settore petrolifero e alle infrastrutture, ai comparti della meccanica, dei prodotti e della tecnologia per le costruzioni. Se si considerano le piccole e medie imprese italiane, secondo i dati dell’Ice, aggiornati a maggio, i settori in cui si presentano maggiori opportunità, in termini sia di esportazioni sia di investimenti, sono la meccanizzazione agricola, (agricoltura e zootecnia) e la pesca, la catena del freddo, il packaging (le macchine per imballaggio e confezionamento), le macchine per la lavorazione del marmo, le macchine utensili per la lavorazione dei metalli, le macchine per la lavorazione della plastica, le macchine per il legno, le infrastrutture, attrezzature alberghiere e i servizi turistici, le telecomunicazioni, i mobili, l’abbigliamento e i beni di consumo in genere, i materiali e macchinari per l’edilizia, i prodotti alimentari.

Sempre più richiesta alle aziende ma anche alle istituzioni italiane, poi, la formazione. Ma, avverte l’Ice, ad oggi sono ancora poche le pmi italiane che effettuano investimenti diretti in Libia: "Ciò a causa, soprattutto, di una normativa economico-commerciale non ancora molto chiara e dell’alto livello di burocratizzazione. Tuttavia, negli ultimi tempi qualcosa si sta muovendo e alcune pmi italiane stanno coraggiosamente investendo in Libia, anche se con importi ancora modesti". Infatti, le cifre che riguardano gli investimenti diretti italiani realizzati da alcune pmi raggiungono al momento, secondo l’Ice, un ammontare di circa 60 milioni di dollari americani e riguardano soprattutto attività di produzione nei settori dei materiali da costruzione (mobili, infissi, ferramenta etc.), della meccanica, della plastica e del turismo. Altri progetti, riguardanti soprattutto le infrastrutture portuarie, sono in fase di perfezionamento.

Naturalmente, precisa l’Ice, questi dati non tengono conto delle grandi imprese italiane presenti in Libia e che operano soprattutto nel settore del petrolio e gas (Eni, Snam Progetti, Edison, Tecnimont, Saipem) o delle costruzioni, come Bonatti, dell’ingegneria, come Techint e Technip, dei trasporti, come Iveco e Calabrese, delle telecomunicazioni, come Sirti e Telecom Italia. Il maggiore investitore nel Paese è l’Eni, presente in Libia sin dal 1959 con le società Eni Oil e Eni Gas e altre del gruppo operanti nel settore degli idrocarburi, come Saipem, Snam Progetti (ultimamente acquistata dalla prima). Altro investitore è l’Iveco (gruppo Fiat), presente con una società mista e un impianto di assemblaggio di veicoli industriali.

Fra le aziende più attive si distinguono: per i lavori civili Impregilo, Bonatti, Garboli-Conicos, Maltauro, Enterprise; per i mangimi Martini Silos e Mangimi; per i trasporti Tarros, gruppo Messina, Grimaldi, Alitalia; per la meccanica industriale Technofrigo, (impianti refrigerazione) e Ocrim (mulini). Altri settori rilevanti sono le centrali termiche (Enel power) e l’impiantistica (Tecnimont, Techint, Snam Progetti, Edison, Ava, Cosmi, Chimec, Technip, Gemmo, ecc.). Sono presenti inoltre Telecom, Prismian Cables (ex Pirelli Cavi). Per il trading e il procurement, la Finaset, che, attraverso la propria controllata Cogel, ha ottenuto un contratto di alcune centinaia di milioni di euro per la ristrutturazione, al centro di Tripoli, di diverse costruzioni di origine italiana, di parte della Medina e del vecchio Monopolio dei tabacchi, e la Italflex. Mentre è dell’ottobre 2006 l’acquisizione di un contratto per l’ammodernamento della rete telefonica fissa con fibre ottiche da parte della Sirti, con un contratto di oltre 62 milioni di euro.

Le ditte italiane che hanno ottenuto commesse in Libia sono: la Sirti (unitamente alla Alcatel Francese) per la fornitura e messa in opera di oltre 7.000 km di cavi di fibre ottiche, per un importo globale di 161 milioni di euro (di cui 68 per Sirti); la Augusta-Westland che ha ottenuto il contratto per la fornitura di 10 elicotteri con relativi corsi di formazione e assistenza postvendita, mentre la Libia ha assegnato un contratto di 3 milioni di euro alla Alenia Aermacchi per un programma di formazione e revisione dei sistemi di propulsioni su 12 aerei SF – 260. Impregilo ha ottenuto un contratto di 440 milioni di euro per la realizzazione di tre centri universitari ed è in trattativa per la costruzione di una torre di 240 mt di altezza; la Trevi sta lavorando alla costruzione del nuovo Hotel Al Ghazala al centro di Tripoli; le compagnie Tarros, Messina e Brointermed, già operanti in Libia da circa 20 anni, hanno costituito un consorzio che, in alleanza con la locale Germa Shipping Agency, dovrebbe costruire un terminale per container presso il porto di Tripoli.

Un altro contratto per la fornitura e posa di cavi a larga banda nella rete del Libya General post and telecommunications Company (Gptc) ha ottenuto anche la Prysmian Cables & Systems di Milano (ex Pirelli Cavi), per un valore di 35 milioni di euro. La Cogel (GilafGroup) ha ottenuto l’appalto per la ristrutturazione delle facciate di alcuni palazzi la cui architettura risale ai tempi della presenza italiana in Libia. Il Gruppo Eni ha firmato con la ‘Gheddafi Development Foundation’ e la libica ‘National Oil Corporation’ (Noc) un accordo che prevede un investimento di circa 150 milioni di dollari americani da spendere nei prossimi anni per progetti di natura sociale, che vanno dalla formazione di ingegneri libici, che dopo due anni di traning saranno assunti dall’Eni, alla costruzione di cliniche polispecialistiche e relative forniture di attrezzature ospedaliere, al restauro di siti archeologici e scuole, oltre a progetti ambientali.