Italia-Libia. Zaia: “Meglio il folklore degli immigrati”
01 Settembre 2010
di Redazione
"Per dirla alla beduina: sparita la tenda, sparito il problema. Detto questo, molte polemiche sollevate in queste ore sono certamente pretestuose – e lo sa bene chiunque abbia conosciuto Gheddafi e la sua bizzarria – ma non bisogna dimenticare che la libertà propria finisce dove comincia quella degli altri".
Nessuna critica per l’invito in Italia del governo Berlusconi al Colonnello, ma "gli inviti all’islamizzazione e minacce, da parte di un capo di Stato in visita nel nostro paese, non sono nè accettabili, nè casuali in questo particolare momento storico". In una intervista a Il Riformista il governatore veneto, Luca Zaia, torna a commentare la visita di Gheddafi in Italia.
"Se per avere Lampedusa libera dai clandestini bisogna accettare ogni anni tre giornate di questo tipo, mi sta bene, ma ripeto: la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri. Siamo fieri delle nostre radici cristiane, il resto mi sembra folkloristico e se serve per combattere l’immigrazione clandestina va bene".
Anche su La Padania, in prima pagina, Zaia sottolinea: "Ho conosciuto Gheddafi a una cena durante un ricevimento ufficiale quando ero ministro per le Politiche agricole: ha un carisma eccezionale, sono rimasto colpito dal suo acume.Ciò detto, la particolarità del personaggio non può giustificare l’invito a islamizzare l’Italia e l’Europa. Siamo fieri della nostra identità e non siamo disposti a subire passivamente ogni interferenza".
