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Il caso Severgnini

Italians do it worse (journalism)

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Un fantasma si aggira per l'Europa: lo spettro di un giornalismo italiano very british, portato avanti da colui che da anni ha sciacquato i panni nel Tamigi, una sorta di nostrano quinto Beatles in pectore in forza al mondo dell'informazione.

Parliamo ovviamente di Beppe Severgnini, il campione italico del filoanglismo più spinto, un simpatico cremasco (in spite of him) che probabilmente non si è mai ripreso dal trauma di non essere nato a Liverpool, ma in una cittadina della provincia di Cremona, famosa per la triade torrone-torrazzo-tettone, not so cool.

Sul Corriere della Sera di domenica 4, Severgnini ci delizia con un pezzo strabiliante.
Cultore del giornalismo anglosassone (i fatti, prima di tutto i fatti), il nostro cosmopolita di riferimento non può tacere sul giudizio negativo che magna pars mondo dell'informazione anglosassone ha espresso sulla natura del governo Monti. Quegli zucconi di americani e inglesi non riesco infatti a digerire del tutto che un brav'uomo come Mario Monti guidi il nostro paese senza alcuna legittimazione democratica.

Analisi impietose, ancorché espresse con diversità di toni: dalle critiche più soft, che parlano di deficit di rappresentatività, fino a quelle che prospettano l'ipotesi ironica di un golpe gentile, per non parlare delle esplicite denunce di una sorta di colpo di stato tecnocratico voluto dall'Unione Europea ai danni di Berlusconi. Severgnini è da sempre dichiaratamente antiberlusconiano, e bisogna dargli atto dello sforzo che deve aver compiuto per riportare questi giudizi così poco lusinghieri sul governo guidato da un uomo che invece, a suoi occhi, rappresenta il meglio che la politica italiana possa offrire: un presidente del consiglio italiano che sembra in tutto e per tutto un primo ministro di sua Maestà britannica.

Uno sforzo davvero tremendo, che comprensibilmente ha richiesto a Severgnini tempi un po' più lunghi di quanto siano occorsi ad altri giornalisti per dare conto di queste critiche, che in effetti circolavano già da qualche tempo su internet e su altri quotidiani.
Tuttavia, Severgini non si è limitato a riportare ciò che la stampa anglosassone dice del nostro esecutivo (come faceva, assai compiaciuto, con gli strali che da Oltremanica venivano riversati sull'esecrabile governo Berlusconi), ma ha avuto il coraggio di rispondere a questi superficiali anglosassoni che stanno decisamente sbagliando, stavolta.
Non solo spiegando a un ingenuo collega inglese che in Italia il Presidente del Consiglio è nominato dal Capo dello Stato e deve avere solo la fiducia delle camere, e che questo iter – necessario e per Severgnini sufficiente, in termini di democraticità - è stato rispettato da Monti, ma spingendosi ben oltre, cioè addirittura affermando che anche in America e in Inghilterra si sono verificati casi in fondo analoghi.

Severgnini, infatti, ritiene che l'elezione di George Bush, nel 2000, non sia stata decisa dagli elettori, ma 'di fatto' dalla Corte Suprema, che ha deciso in suo favore la disputa sulla conta dei voti sollevata da Al Gore. Mi corre l'obbligo di fargli notare che i giudici statunitensi, lungi dal sostituirsi all'elettorato, non hanno fatto altro che constatare, dopo un mero controllo, quale candidato avesse ottenuto il maggior numero di preferenze valide espresse, vale a dire chi dei due pretendenti fosse stato democraticamente eletto. Sostenere che si tratti di un'eccezione all'elezione diretta del Presidente, come fa il giornalista cremasco, ha semplicemente dell'imbarazzante.

Almeno quanto l'altro incredibile esempio spiegato al collega inglese dal nostro campione. John Major, opina, si ritrovò a capo del governo britannico senza avuto una personale legittimazione elettorale in tal senso. Solo che Severgnini dimentica un piccolissimo particolare: che Major sedeva in Parlamento in qualità di deputato eletto tra le fila dei conservatori che avevano vinto le elezioni e che governavano il paese sotto la guida dalla signora Thatcher.

Major sostituì la Lady di ferro, invisa al partito, senza che per questo mutasse il significato di un governo che era l'esatta espressione della volontà popolare inglese. Non voglio infierire oltre, perché sono sinceramente imbarazzato dal fatto che un giornalista che all'estero si presenta come opinionista del Corriere della Sera (e non della Gazzetta di Cremona) ci faccia fare figure del genere. Posso solo immaginare la faccia attonita del suo collega inglese, che si è dovuto sorbire questa inverosimile pseudo lezione di democrazia del torrone. Oh my God. (tratto da Cato Maior)

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3 COMMENTS

  1. Severgnini l’ho sempre
    Severgnini l’ho sempre trovato banale, prevedibilissimo, servo del politically correct, insomma una sorta di acefalo scribacchino che si crede cool. Se non fosse interista, ne proporrei la radiazione ..

  2. Bush non ottenne il maggior
    Bush non ottenne il maggior numero di preferenze valide espresse. Ebbe solo più Grandi elettori (e decisiva, per poche centinaia di voti, fu la Florida dove governatore era Jeb Bush, fratello di George). Gore ottenne oltre 500.000 voti complessivi in più. Se si può definire democratico un paese dove vince il candidato che ha ottenuto meno voti…

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