Kabobo, italiani indifferenti. Ne uccise tre a picconate

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Kabobo, italiani indifferenti. Ne uccise tre a picconate

07 Ottobre 2013

Adam Kabobo era capace di intendere e di volere quando l’11 maggio a Milano uccise a picconate tre persone innocenti. Sarà quindi processato, dopo l’esito della perizia sul giovane ghanese che dà via libera all’accusa. Dai verbali, emerge che l’uomo era indispettito dalla indifferenza della gente, "cercavo di chiedere delle informazioni alle persone che incontravo però nessuno mi dava retta, ognuno andava per la propria strada". Sarà pure il grande anonimato delle società occidentali affluenti, direbbero i sociologi, ma da qui ad ammazzare a picconate i malcapitati di turno per farsi notare ce ne passa. "Non conoscevo la citta’, quindi dovunque mi trovavo stavo li’ a chiedere l’elemosina, giravo e dove mi capitava dormivo", racconta Kabobo che era giunto a Milano dalla Puglia, "quando mi trovavo in un posto li’ c’erano dei cassonetti e frugavo dentro e se trovavo qualcosa me la mettevo addosso. Mangiavo pane, chiedevo l’elemosina. Quindi quando mi davano i soldi entravo in negozio e prendevo". Kabobo parla di non meglio specificate "voci" che "mi dicevano che la popolazione africana, la parte del nord, anche loro stavano uccidendo le persone a picconate, quindi mi sono sentito anch’io di fare la stessa cosa". Secondo i periti la capacità di intendere al momento del rampagne "era grandemente scemata, ma non totalmente assente", mentre "la capacità di volere era sufficientemente conservata". Insomma, l’uomo era "capace coscientemente di partecipare al procedimento". Sempre secondo la perizia, "la pericolosità sociale psichiatrica è presente, in forma elevata". Ci si chiede quindi come potesse un clandestino dalla elevata pericolosità sociale, "affetto da un disturbo mentale di natura psicotica grave", compatibile "con una malattia dello spettro schizofrenico" girare indisturbato in mezza Italia. Ha agito in modo cosciente, anche se quella coscienza era lumicino, del resto ha ricordato per filo e per segno l’accaduto. Nella perizia di legge anche che "in preda alla necessita di soddisfare i bisogni primari", in uno stato confusionale, Kabono abbia seguito "un comportamento predatorio primitivo finalizzato all’acquisizione di tali risorse, senza operare una valutazione razionale del rapporto costi-benefici". Al di là di questo lessico tra il medico e il sociologhese, ricordiamoci sempre il risultato. Le vittime, il dolore, il dramma. E che Kabobo avrebbe potuto essere espulso ma non è accaduto.