Khamenei esclude brogli e difende il regime (e se stesso)
20 Giugno 2009
Ieri durante l’attesa preghiera del venerdì all’Università di Teheran, la Guida Suprema ha tenuto il primo discorso pubblico dall’inizio delle proteste seguite alle elezioni presidenziali. Khamenei ha difeso il risultato del voto ed ha messo in guardia le opposizioni: “C’è una differenza di 11 milioni di voti, come potrebbe esserci stata manipolazione?” questa la provocatoria domanda di Khamenei, che ha proseguito “a volte c’è una differenza di 100.000, 200.000 persino 1 milione di voti, in quel caso capisco che qualcuno possa sollevare il dubbio che vi siano state manipolazioni o brogli, ma 11 milioni di voti di differenza non possono essere stati tutti manipolati!”. Non lascia quindi spazio a ripensamenti, riconteggi o verifiche la Guida Suprema che si è schierata inequivocabilmente in favore di Ahmadinejad ed ha avvisato le opposizioni “Chi continuerà ad ignorare la legge ed a scegliere strade sbagliate e dannose, sarà considerato responsabile per i disordini, le violenze ed il sangue che ne deriveranno”. Di conseguenza l’attesa manifestazione dei sostenitori di Moussavi prevista per oggi è stata annullata dopo che il prefetto della capitale, Moteza Tamaddon, aveva avvisato che la manifestazione non sarebbe stata autorizzata.
Parole, quelle di Khamenei, che,insieme alle pressioni dei Repubblicani e dell’opinione pubblica americana, hanno spinto il Presidente Obama a prendere una posizione, dopo una settimana di tentennamenti. Parlando a Harry Smith di CBSNews, Obama ha dichiarato “noi siamo al fianco di coloro che chiedono giustizia in modo pacifico. Abbiamo già visto troppa violenza, per questo voglio ripeterlo: noi siamo con coloro che cercano di risolvere pacificamente i conflitti e crediamo che la voce della gente debba essere ascoltata, e che questo sia un valore universale supportato dagli americani e difeso da questa Amministrazione”, ed ha aggiunto, rivolto ai leader della Repubblica Islamica, “il mondo vi osserva”.
Dunque, dopo il discorso di Khamenei, non ci sonno più dubbi: non saranno tollerate ulteriori contestazioni del voto. D’altra parte non poteva essere diversamente, perché quello che la Guida Suprema ha capito, è che in gioco non vi è soltanto l’esito delle elezioni ed il nome del futuro presidente, bensì la sua stessa sopravvivenza politica. I milioni di uomini e donne che manifestano da una settimana nelle piazze delle principali città del paese, da Teheran a Tabriz, da Isfahan a Mashad e Shiraz, non chiedono semplicemente nuove elezioni, ma vogliono soprattutto maggiore libertà e democrazia, e sanno benissimo che per ottenerle devono prima sostituire colui che rappresenta il vero ostacolo al cambiamento, cioè Khamenei stesso. E che la Guida Suprema voglia allontanare questa eventualità lo dimostra il fatto che mentre Ahmadinjead ha attaccato duramente l’ex presidente Rafsanjani definendolo “ladro” e facendo avviare contro la sua famiglia un’inchiesta giudiziaria (le autorità hanno proibito l’espatrio ad entrambi i figli), Khamenei l’ha invece difeso. Il motivo è semplice: oggi Rafsanjani presiede il Consiglio degli Esperti, l’unica istituzione preposta alla nomina ed alla revoca del Rabah, cioè l’organo che potrebbe destituire Khamenei. Dunque quella che si combatte a Teheran è una guerra tutta interna ai mullah, il cui esito potrebbe ancora riservare qualche sorpresa.
Occorre però non farsi troppe illusioni. Mettere in discussione l’autorità di Khamenei non significa contestare le basi del potere della Repubblica Islamica, il principio del velayat-e faqih (il governo del giureconsulto), ma semplicemente chiedere che venga ristabilito lo spirito originario che portò alla costituzione della Repubblica Islamica voluta da Khomeini nel 1979. D’altra parte sin dalla sua nomina Khatami ha potuto contare su un potere politico forte che però risente della mancanza di autorevolezza religiosa, basti pensare che successe a Khomeini senza neppure essere Ayatollah ma semplicemente hojatoleslam cioè un teologo di medio rango. Abbassare il requisito per diventare Guida Suprema, per cui il sapere teologico non è più determinante né è necessario essere marja’-e taqlid (guida da imitare) o ayatollah ol-ozma (grande ayatollah), ha aperto la strada al clero militante di cui Khamenei rappresenta l’esponente di punta, ma ha esposto la Guida alle critiche degli ulama (i dotti). E quando l’autorità non è accompagnata dall’autorevolezza si riduce inevitabilmente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, in questo caso nel Rabhar, che non è più stimato per la sua saggezza religiosa, ma è valutato per le sue scelte politiche, le stesse scelte che sono oggi messe in discussione.
