Kirghizistan. Premier Otunbaieva: “Referendum per la democrazia”

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Kirghizistan. Premier Otunbaieva: “Referendum per la democrazia”

27 Giugno 2010

Il Kirghizistan, reduce da due rivoluzioni in 5 anni e dai recenti sanguinosi scontri interetnici nel sud con almeno 283 vittime (duemila secondo il governo), si appresta a diventare la prima democrazia parlamentare dell’Asia Centrale. È riuscito, infatti, nonostante i timori della vigilia di nuove violenze, il referendum sulla nuova Costituzione che limiterà i poteri del presidente (un solo mandato) e rafforzerà quelli del Parlamento.

"Il paese ha imboccato il cammino verso una vera democrazia popolare" ha commentato a caldo la premier ad interim Rosa Otunbaieva, volata in mattinata per votare proprio a Osh, epicentro delle violenze etniche, per dare un segnale forte.

L’affluenza è stata intorno al 60% (65% per Otunbaieva, 57,7% per la commissione elettorale), nonostante una procedura di voto non certo impeccabile, con urne trasparenti trasportate porta a porta da scrutatori con la scorta nei domicili di quanti avevano paura di uscire. Secondo i dati preliminari sul referendum l’89,65% avrebbe detto sì alla nuova Costituzione: lo ha dichiarato la commissione elettorale centrale dello stato centroasiatico.

Non era previsto un quorum, ma l’alta partecipazione legittima per la prima volta il governo provvisorio. Ma la vera sorpresa è la partecipazione del sud, dove si temeva un boicottaggio in massa. Già dalla prima mattina c’erano file in molti seggi a Osh, inclusi quelli del centro dove votavano, in un surreale scenario di macerie e case incendiate, gli uzbeki, principali vittime degli scontri.

Nel loro quartiere di Furkhad, il seggio era allestito nella scuola Tolstoi, semidistrutta e incenerita: "Votiamo perché vorremmo restare in Kirghizistan, e Otunbaieva ha promesso di aiutarci. Anche se non ci fidiamo del governo: da noi non è arrivato nessun aiuto umanitario (una lamentela comune nei quartieri uzbeki, ndr), se li intascano i kirghizi, sto da due settimane con questo unico vestito, non m’è rimasto altro. Ma spero ci sia almeno la pace", dice Nazira, 50, una dei 75mila profughi fuggiti in Uzbekistan all’esplodere delle violenze, e tornati per votare. Gli altri stanno ancora ammassati sul confine, come nel villaggio di Suratash, ospiti delle famiglie locali: in una casa dormono in 73, tra loro Barno, 30: "La mia casa non c’è più, ho paura di tornare a Osh. Non abbiamo votato, a che serviva ormai? Non ci danno lavoro, ci hanno escluso da tutte le cariche pubbliche, il potere è in mano loro. Questo Kirghizistan solo per kirghizi non ci serve. Vogliamo l’autonomia, anzi l’indipendenza".

Ma anche tra i kirghizi, nel sud considerati tradizionalmente pro Bakiev, la partecipazione è alta. Al seggio di Zapadny Microraion, popoloso quartiere di palazzine sovietiche in periferia, Tatka Itkaeva è venuta con tutta la famiglia: "Senza referendum non ci sarà ordine. Qui le cose ora vanno molto male, c’è guerra. È importante che ci sia uno Stato forte". E sul pugno di ferro di cui avrebbe bisogno il paese insistono molti, di entrambe le etnie. Per Zhumash, 45 anni, "ora la cosa più importante è stabilità e ordine, poi si vedrà". Lidia e Maia, russe nate e cresciute a Osh, sono spaventate: "I locali da soli non riescono a fermare la situazione, serve il referendum, c’è un vuoto di potere. Ma abbiamo le valigie pronte, è orribile quello che è successo".

A ogni elettore è stato spalmato sul dito inchiostro ultravioletto, uno speciale sensore lo rileva all’ingresso di ogni seggio per evitare "voti doppi". Ma il rischio irregolarità resta alto, specie per le urne mobili e la mancanza di documenti di riconoscimento per molti degli elettori-profughi, almeno 200mila. In un dormitorio di docenti del ministero dell’interno arrivati da Bishkek, si è potuto constatare che ciascuno infilava due schede nell’urna trasparente. Una giovane con la madre (kirghize) ammette: "A dire il vero non sappiamo per cosa si vota, ma stamattina ci hanno portato a casa questi aiuti umanitari dicendo che bisognava votare per difendere la costituzione, così siamo venute".

Da domani nel sud torna però il coprifuoco, fino al 10 agosto. "Il popolo ha fiducia in noi e faremo di tutto per giustificarla", aveva dichiarato in mattinata Otunbayeva. Se passa il sì, come pare assai probabile, nell’ex repubblica sovietica che oggi ospita due basi militari aeree di Russia e Usa, Otunbaieva, prima donna a guidare uno Stato centroasiatico, manterrà anche i poteri presidenziali fino a nuove elezioni, nell’ottobre 2011.