L’8 Settembre. Cronaca della morte annunciata della Patria

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L’8 Settembre. Cronaca della morte annunciata della Patria

19 Aprile 2009

In un arco di novanta ore è in gioco l’identità di una nazione. È questa l’opinione espressa da Marco Praticelli, prof all’Università di Chieti, e autore di “Settembre 1943”, appassionata ricostruzione, con piglio più narrativo che accademico, dei quattro giorni più fatali dell’Italia contemporanea. Sono, appunto, i momenti confusi in cui si sgretola lo Stato, l’esercito, l’intera classe dirigente. E tutto avviene in una sorta di paradossale surplace, come se si scontrassero tante figurine di una vecchia sceneggiata, anche se in realtà in gioco c’è, come non era sino allora accaduto, l’intero sistema-paese.

“Gli architetti di quel castello presuntuoso e fragile, che si poteva e si doveva difendere dalla rabbiosa vendetta tedesca e dalla tronfia superficialità degli Alleati vincitori”, scrive Praticelli, “sono uomini che rivestono un ruolo di vertice nella struttura dello Stato, ma senza avere il senso dello Stato”. Il libro dettaglia un autentico collasso della volontà. Dall’appassionata ricostruzione dello studioso abruzzese non si salva praticamente nessuno. Pietro Badoglio il peggio del peggio, ma non ne escono punto meglio neppure gli attori presenti sulla scena. La peggiore scelta “come capo di governo in assoluto”, secondo il giudizio della vigilia di Dino Grandi, il gerarca frondista che il 25 luglio dimissiona Benito Mussolini.

In realtà, la paura, spiega Praticelli, la fa da padrona. Il Maresciallo è letteralmente preda del panico, il sovrano, “presente ma assente”. I vertici delle forze armate non si comportano meglio. Dopo la proclamazione radiofonica, da parte Alleata, dell’armistizio, diventano perlopiù irreperibili. Chi si batte, lo fa di sua iniziativa e comunque senza ordini. Per il resto, è caos totale oppure scaricabarile e si salvi chi può. Il libro descrive, con involontaria ferocia, un tracollo dalle dimensioni stupefacenti persino per gli osservatori più disincantati. Le cifre sono eloquenti e insieme imbarazzanti. “Quando il 13 settembre”, si racconta nel volume, il capo missione alleato Mason Macfarlane fece “il punto della situazione in base ai dati fornitigli dagli italiani, quasi non credeva ai suoi occhi nel constatare che delle 82 divisioni del Regio esercito esistenti all’8 settembre ne rimanevano solo tre nell’Italia meridionale, quattro in Sardegna, una nel Dodecaneso e una a Cefalonia: quest’ultima abbandonata a se stessa con gravissime responsabilità britanniche e destinata a un’immonda mattanza su ordine di Hitler”.

“Settembre 1943” parla peraltro, e piuttosto approfonditamente, della “liberazione” dell’ex Duce, da parte dei paracadutisti del generale Kurt Student e di Otto Skorzeny, il cui ruolo viene nei fatti ridimensionato radicalmente.

Marco Praticelli, “Settembre 1943. I giorni della vergogna”, Laterza, pagine 334, euro 20,00