La banda larga in Italia può ripartire solo con il Cav.

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La banda larga in Italia può ripartire solo con il Cav.

25 Aprile 2008

Gran parte d’Europa corre veloce, l’Italia insegue arrancando: non si parla di prodotto interno lordo o esportazioni, ma dell’uso di internet. Secondo un recente studio della Commissione Europea, infatti, la metà degli europei utilizza internet con regolarità mentre gli italiani “on-line” sono molto al di sotto della media europea. Peggio di noi solo Grecia, Bulgaria e Romania.
 
L’indagine – resa pubblica lo scorso venerdì – rientra nel progetto i2010, finalizzato a “coordinare le azioni degli Stati membri per facilitare la convergenza digitale e rispondere alle sfide legate alla società dell’informazione”. La relazione, frutto di indagini capillari, fa il punto sui progressi compiuti dal 2005 per giungere a una modernizzazione delle tecnologie europee entro il 2010.
 
Tra i principali obiettivi di i2010 figurano la realizzazione di uno spazio unico europeo dell’informazione, il rafforzamento degli investimenti nella ricerca e sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la realizzazione di una società dell’informazione basata sull’inclusione. In altri termini: una maggiore interazione virtuale tra Stati europei, sfruttando le potenzialità del world wide web e della banda larga.
 
Per quanto riguarda l’Europa nel suo complesso, i dati di i2010 parlano chiaro: sul fronte della diffusione di internet, i progressi sono notevoli. Nel presentare la relazione, il commissario Viviane Reding ha sottolineato come metà della popolazione europea acceda regolarmente alla rete. Di questi utenti, l’80% si avvale di connessioni ad alta velocità: “È particolarmente positivo constatare che nell’Unione Europea il 77% delle imprese, il 67% delle scuole e il 48% dei medici colgono i vantaggi offerti dalle connessioni veloci a banda larga” ha dichiarato la Reding.
 
La crescita di internet sul continente sembra inarrestabile. Ad oggi, le connessioni a banda larga sono circa 100 milioni e nel solo 2007 il numero degli internauti è cresciuto di 40 milioni di unità. In sei anni – continua la relazione – internet ha raggiunto il 96% delle scuole: un dato fondamentale, che permette di avvicinare i ragazzi alle nuove tecnologie sin dai primi anni di scuola.
 
In chiusura, però, Viviane Reding ha sottolineato come alcuni Paesi europei mostrino ritardi notevoli. Grecia, Romania e Bulgaria sono le realtà più preoccupanti, seguite immediatamente dall’Italia. Per essere chiari: nel 2007 solo il 34% della popolazione ha dichiarato di utilizzare regolarmente internet, contro una media europea del 51% e gli eccellenti risultati di Olanda (oltre 80%), Danimarca, Svezia e Finlandia (oltre 70%). Tra i principali “gap” italiani figurano scarsa conoscenza della rete, limitata copertura della banda larga (soprattutto al sud) e scarsissima diffusione dell’e-commerce.
 
Ma l’Italia è anche il paese delle contraddizioni, tra le quali si celano buone possibilità per il futuro. i2010, infatti, nota come il nostro paese sia ai primi posti per quanto concerne l’e-government e i progetti tecnologici a livello locale e regionale. È come se la pubblica amministrazione, per una volta, corresse più veloce di noi: a fronte di buoni servizi pubblici on-line, infatti, è ancora molto limitata la popolazione che se ne avvale.
 
Buone notizie vengono poi dalle imprese e dalla telefonia. I numeri della Commissione Europea parlano di un 84% delle imprese che accede quotidianamente ad internet, dato significativamente superiore alla media europea. L’Italia, infine, si conferma sempre un fiore all’occhiello per la telefonia: se di Adsl gli italiani non vogliono sentir parlare, nessuno sembra voler fare a meno dei telefonini di ultima generazione.
 
Il problema dell’Italia, sembra di capire, è allora quello di estendere le potenzialità e la cultura della rete a un più vasto pubblico di cittadini. Questa – anche se in campagna elettorale se ne è parlato poco – sarà necessariamente una delle sfide che il governo Berlusconi dovrà affrontare nei prossimi anni: un paese moderno, nel 2008, passa necessariamente anche dal web.
 
Sulla carta, il Popolo della Libertà è ben conscio del problema. Nel suo programma elettorale, Berlusconi parla chiaramente di “liberalizzazione delle telecomunicazioni e diffusione universale della banda larga”: due iniziative assolutamente prioritarie, al fine di portare internet a basso costo (magari con la nuova tecnologia wi-max) anche in quelle zone d’Italia che restano tagliate fuori dalla rete. Importante, in questo frangente, sarà anche espandere le aree cittadine dove navigare gratuitamente per mezzo del wi-fi: un altro campo dove l’Europa, rispetto a noi, è avanti anni luce.
 
Ulteriori passi avanti – in un progetto di e-government felicemente iniziato nel 2001 – Berlusconi promette poi sul fronte della “digitalizzazione della pubblica amministrazione”. L’idea è quella di trasformare in digitale tutti i documenti cartacei, semplificando così la vita al cittadino che potrà accedere a importanti informazioni comodamente seduto davanti al proprio pc.
 
Per occuparsi della titanica impresa il Cavaliere ha arruolato Lucio Stanca, già presidente di IBM Italia: sarà ministro dell’Innovazione Tecnologica, per portare a compimento un lavoro particolarmente apprezzato dalla Commissione Europea. Attenzione, però: prima di investire milioni in efficientissimi servizi pubblici on-line, assicuriamoci che la popolazione sappia (e voglia) navigare in internet. A dover crescere, prima di tutto, è allora quel misero 34% di naviganti registrati da i2010: solo così saremo un paese concretamente all’avanguardia..