La base aspetta il dopo-Luca e punta gli occhi sulla Marcegaglia

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La base aspetta il dopo-Luca e punta gli occhi sulla Marcegaglia

19 Novembre 2007

Tutto sommato le manifestazioni di venerdì 16 novembre, dei lavoratori metalmeccanici in sciopero, sono riuscite abbastanza bene, i cortei sembravano più partecipati del solito. La categoria avverte come la controparte imprenditoriale sia in grandi difficoltà e preme per chiudere rapidamente un contratto in un clima in cui tutti, da Sergio Marchionne a Mario Draghi,dicono che i salari italiani sono troppo bassi.

Peraltro il fatto che l’amministratore delagato di Fiat e il governatore di Bankitalia parlino anche di recupero di produttività, viene messo in secondo piano da chi usa le loro considerazioni salarialiste “da sinistra”.

I lavoratori metalmeccanici hanno la fortuna di avere alla loro testa organizzazioni ancora molto rappresentative: non solo la Fim-Cisl e la Uilm che in questi giorni vedono la prospettiva che la loro proposta di rafforzare la contrattazione aziendale sia messa al centro del dibattito.

Ma anche la Fiom-Cgil che, pur essendo contraria all’indebolimento della contrattazione nazionale ed essendo massimalista fino al midollo, è guidata da due sindacalisti salarialisti di razza come Gianni Rinaldini e Giorgio Cremaschi, che sanno bene come afferrare un’occasione quando si presenta.

Diverso è lo stato della casa madre della Fiom, la Cgil: sempre più allo sbando, senza una linea, ormai capace solo di nascondersi dietro a Cesare Damiano quando è investita da un problema: forse dovrebbero eleggere il ministro come segretario.

In qualche modo lo stato del sindacato guidato da Guglielmo Epifani è simmetrico a quello dell’organizzazione di cui è leader Luca Cordero di Montezemolo, anche questa una realtà ormai senza più direzione, che viene presa a sberle in faccia da un governo che la Confindustria aveva contribuito a fare eleggere.

I poveri imprenditori metalmeccanici, peraltro, non sono nelle felici condizioni degli estremisti della Fiom, ben lontani dalla crisi di Epifani: nel loro caso la crisi del montezemolismo gli casca direttamente sulla testa.

Massimo Calearo, che adesso tenta di salvarsi un po’ di spazio contrattuale dicendo alle controparti che il contratto riguarda solo imprenditori e lavoratori del settore, è un sindacalista d’impresa abile ma si porta sulle spalle il suo appoggio oltranzista a Montezemolo e i legami con una Fiat che appare sempre più disinteressata alle cose di Confindustria e che vuole fare da sé.

Il leader precedente di Federmeccanica, Alberto Bombassei, ora vice di Montezemolo, pur in pessimi rapporti con Calearo, non si sottrae alle critiche degli ambienti più duri del settore meccanico (bresciani, mantovani e persino bergamaschi, che erano i suoi grandi fan), anche lui coinvolto – pur con molte riserve purtroppo spesso implicite – nella gestione montezemoliana e molto collegato alla Fiat, fino a scegliere di dare un anticipo contrattuale ai suoi dipendenti. Cosa che ha irritato parte non piccola dei suoi colleghi imprenditori.

Bombassei, in questo contesto e anche tenendo conto dei formidabili investimenti che la sua magnifica impresa, la Brembo, sta facendo, medita di ritirarsi dalla corsa per la presidenza di viale Astronomia.

Tutti, ora si chiedono se Emma Marcegaglia, sempre più in pole position, sarà in grado di dare il segnale di discontinuità che moltissimi imprenditori chiedono.

Dal tipo di esponenti di Confindustria che sta l’imprenditrice mantovana sta frequentando, appare probabile che un qualche segnale arriverà. Vedremo.