La Bce non cede al mercato. E fa bene
09 Maggio 2008
Come ampiamente previsto, la
Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariati i tassi al 4%.
Nonostante che nell’economia mondiale attuale siano presenti numerosi timori,
la linea dettata dall’Ue in fatto di politica monetaria è quella della tenacia.
Ma siamo sicuri che sia questa la via giusta?
Jean-Claude Trichet, alla fine del meeting del board della
Bce tenuto ad Atene, ha mantenuto la sua linea, secondo cui il principale
problema dell’economia europea non è tanto la crescita, quanto la lotta all’inflazione
galoppante. Infatti, il numero uno della Bce ha ribadito ai presenti come «Il
mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio termine è il nostro primo
obiettivo in accordo col nostro mandato».
Ma non solo quello, dato che il
secondo è la vigilanza sui mercati finanziari del Vecchio Continente. Che
l’incertezza regni sovrana sulle borse mondiali, è indubbio e la richiesta di
molti operatori qualificati è quella di un’iniezione di fiducia attraverso un
taglio, anche minimo, dei tassi, sia di sconto sia di riferimento. Ma sarebbe
stato come dare in pasto un agnellino ad un lupo famelico.
Questo si intuisce
dalle parole di Trichet: «Resta inusualmente elevato il livello di incertezza
che risulta dalle turbolenze dei mercati finanziari, le tensioni permangono e
l’impatto sull’economia reale potrebbe essere peggiore di quanto previsto in
precedenza». Il riferimento alla crisi scatenata dai mutui subprime è palese e
si può carpire come il periodo di difficoltà è ancora lontano dal suo apice,
sia in termini di gravità che in quelli di durata. Al fine di scongiurare la
trappola dell’escalation prezzi/salari, la decisione della Bce è stata unanime.
Con i tassi bloccati al 4% da ormai undici meeting periodici si dimostra sempre
più la posizione di predominanza dell’Europa nello scacchiere economico
internazionale. Anche il deprezzamento della moneta statunitense non fa altro
che confermare il mutamento di numerosi assetti considerati inamovibili prima
della scorsa estate. Mutamenti anche acuiti dalle politiche monetarie
determinate da Ben Bernanke, governatore della Federal Reserve, che nel giro di
pochi mesi ha diminuito il costo del denaro negli Usa fino a giungere al minimo
dal febbraio 2005 toccato lo scorso 30 aprile, con il 2,25% per il tasso di sconto
ed il 2% per il Fed Fund.
Ma i problemi, per Bruxelles, esistono ancora, Trichet lo
sa bene. Non per nulla il Financial Stability Forum, l’organismo che vigila sul
crack dei subprime presieduto da Mario Draghi, continua a monitorare
l’evoluzione della congiuntura internazionale. Troppi sono i miliardi di
dollari ancora non emersi dalle cartolarizzazioni ad alto rischio, troppe sono
le società finanziarie che sono sul filo del rasoio, troppe sono le banche che
stanno ridimensionando i propri bilanci verso il rosso a causa delle
svalutazioni sui crediti esigibili. Il clima europeo, inoltre, vive di riflesso
quello che accade negli States e bisogna valutare con attenzione ciò che si va
ad analizzare. Lo stesso fenomeno inflattivo che stiamo osservando non è tanto
qualcosa creato in Germania, Francia od Italia, quanto qualcosa di importato da
oltre oceano. Una piccola dimostrazione di questo è intrinseca nei dati sulla
crescita economica di Eurolandia, che si mantiene ancora sostanziosa, al
contrario di quella americana, ormai prossima alla recessione di fatto, oltre
che psicologica.
Esaudendo le richieste del mercato finanziario, come si fa
con un bambino viziato, la Bce rischia che si crei un meccanismo infernale
secondo cui gli stessi addetti ai lavori sanno che possono perdere il lume
della ragione quanto vogliono perché hanno le spalle protette da Francoforte.
Il mercato europeo ha dimostrato di saper gestire in ottica lungimirante le
crisi economiche che sono state generate negli anni. Non si sente il bisogno di
una “governance mammona” sulle politiche monetarie. Chi ha commesso degli
errori, non deve attendersi indulgenza da parte delle istituzioni e sarà lo
stesso mercato che farà giustizia da sé, eliminando le mele marce. A tal
proposito, meglio avere mille Trichet che anche solo un Bernanke.
Nel particolare clima congiunturale in cui l’Europa si
trova, la Bce sta dimostrando una maturità senza precedenti rispetto alla Fed,
anche eliminando la variabile secondo cui si tratta di economie, quella yankee
e quella europea, differenti. Il mantenimento della linea monetaria varata da
Trichet non potrà che giovarci, cercando di limitare il più possibile i danni
nei mesi a venire. Si, perché il peggio, secondo molti, ancora deve arrivare.
