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La Bce non cede al mercato. E fa bene

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Come ampiamente previsto, la Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariati i tassi al 4%. Nonostante che nell’economia mondiale attuale siano presenti numerosi timori, la linea dettata dall’Ue in fatto di politica monetaria è quella della tenacia. Ma siamo sicuri che sia questa la via giusta?

Jean-Claude Trichet, alla fine del meeting del board della Bce tenuto ad Atene, ha mantenuto la sua linea, secondo cui il principale problema dell’economia europea non è tanto la crescita, quanto la lotta all’inflazione galoppante. Infatti, il numero uno della Bce ha ribadito ai presenti come «Il mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio termine è il nostro primo obiettivo in accordo col nostro mandato».

Ma non solo quello, dato che il secondo è la vigilanza sui mercati finanziari del Vecchio Continente. Che l’incertezza regni sovrana sulle borse mondiali, è indubbio e la richiesta di molti operatori qualificati è quella di un’iniezione di fiducia attraverso un taglio, anche minimo, dei tassi, sia di sconto sia di riferimento. Ma sarebbe stato come dare in pasto un agnellino ad un lupo famelico.

Questo si intuisce dalle parole di Trichet: «Resta inusualmente elevato il livello di incertezza che risulta dalle turbolenze dei mercati finanziari, le tensioni permangono e l’impatto sull’economia reale potrebbe essere peggiore di quanto previsto in precedenza». Il riferimento alla crisi scatenata dai mutui subprime è palese e si può carpire come il periodo di difficoltà è ancora lontano dal suo apice, sia in termini di gravità che in quelli di durata. Al fine di scongiurare la trappola dell’escalation prezzi/salari, la decisione della Bce è stata unanime.

Con i tassi bloccati al 4% da ormai undici meeting periodici si dimostra sempre più la posizione di predominanza dell’Europa nello scacchiere economico internazionale. Anche il deprezzamento della moneta statunitense non fa altro che confermare il mutamento di numerosi assetti considerati inamovibili prima della scorsa estate. Mutamenti anche acuiti dalle politiche monetarie determinate da Ben Bernanke, governatore della Federal Reserve, che nel giro di pochi mesi ha diminuito il costo del denaro negli Usa fino a giungere al minimo dal febbraio 2005 toccato lo scorso 30 aprile, con il 2,25% per il tasso di sconto ed il 2% per il Fed Fund.

Ma i problemi, per Bruxelles, esistono ancora, Trichet lo sa bene. Non per nulla il Financial Stability Forum, l’organismo che vigila sul crack dei subprime presieduto da Mario Draghi, continua a monitorare l’evoluzione della congiuntura internazionale. Troppi sono i miliardi di dollari ancora non emersi dalle cartolarizzazioni ad alto rischio, troppe sono le società finanziarie che sono sul filo del rasoio, troppe sono le banche che stanno ridimensionando i propri bilanci verso il rosso a causa delle svalutazioni sui crediti esigibili. Il clima europeo, inoltre, vive di riflesso quello che accade negli States e bisogna valutare con attenzione ciò che si va ad analizzare. Lo stesso fenomeno inflattivo che stiamo osservando non è tanto qualcosa creato in Germania, Francia od Italia, quanto qualcosa di importato da oltre oceano. Una piccola dimostrazione di questo è intrinseca nei dati sulla crescita economica di Eurolandia, che si mantiene ancora sostanziosa, al contrario di quella americana, ormai prossima alla recessione di fatto, oltre che psicologica.

Esaudendo le richieste del mercato finanziario, come si fa con un bambino viziato, la Bce rischia che si crei un meccanismo infernale secondo cui gli stessi addetti ai lavori sanno che possono perdere il lume della ragione quanto vogliono perché hanno le spalle protette da Francoforte. Il mercato europeo ha dimostrato di saper gestire in ottica lungimirante le crisi economiche che sono state generate negli anni. Non si sente il bisogno di una “governance mammona” sulle politiche monetarie. Chi ha commesso degli errori, non deve attendersi indulgenza da parte delle istituzioni e sarà lo stesso mercato che farà giustizia da sé, eliminando le mele marce. A tal proposito, meglio avere mille Trichet che anche solo un Bernanke.

Nel particolare clima congiunturale in cui l’Europa si trova, la Bce sta dimostrando una maturità senza precedenti rispetto alla Fed, anche eliminando la variabile secondo cui si tratta di economie, quella yankee e quella europea, differenti. Il mantenimento della linea monetaria varata da Trichet non potrà che giovarci, cercando di limitare il più possibile i danni nei mesi a venire. Si, perché il peggio, secondo molti, ancora deve arrivare.

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1 COMMENT

  1. Articolo interamente
    Articolo interamente condivisibile: rompe il conformismo dei piagnistei fin qui sentiti e letti circa la Bce che non imiterebbe la Fed, spesso pronunciati da chi non ha la minima cognizione delle differenti condizioni macroeconomiche delle due aree. Ora in area Euro si assiste ad un progressivo indebolimento congiunturale, se gli ultimi dati verranno confermati. Se anche gli aggregati monetari e creditizi mostreranno segni di cedimento, unitamente all’inflazione, la Bce potrà tagliare i tassi sulla base di motivazioni ben più robuste che non il solo andamento dei corsi azionari.

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