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La Bellanova propone di inserire il “il diritto al cibo” in Costituzione: ma è davvero questo il problema?

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Dopo la proposta – accettata – di sanare i migranti irregolari, al fine di permettere loro di lavorare regolarmente nei campi, il Ministro Bellanova ha addirittura pensato ad una riforma costituzionale riguardante “il diritto al cibo”, che, secondo lei, dovrebbe essere sancito, appunto, in Costituzione. La sua idea non è stata espressa solo attraverso un fugace tweet, ma anche attraverso una lunga lettera pubblicata sul quotidiano Avvenire. Secondo il Ministro “All’emergenza sanitaria che ha investito il nostro Paese, si aggiunge in queste settimane l’emergenza alimentare. Il blocco delle attività adottato come misura necessaria per arginare i contagi sta di fatto incidendo pesantemente sulla vita di tante famiglie italiane, con pesanti effetti economici e sociali. Alla platea delle persone in difficoltà censite sui registri dei servizi sociali oggi se ne aggiungono altre, nuove e mai censite”. E questo è indubbiamente vero. Prosegue, poi, scrivendo che “Il diritto al cibo per tutti, sano e di qualità deve essere punto prioritario nell’agenda di governo. Talmente importante che appena usciti da questa situazione, a mio parere, non potremo più rinviare una riflessione seria e collettiva per metterlo a valore anche nella nostra Costituzione”.

Legittimo il parere del Ministro in quota Italia Viva e legittima anche la sua proposta di riforma costituzionale, il punto, tuttavia, pare essere un altro: innanzitutto l’art. 1 co. 1 Cost. stabilisce che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, mentre nell’art. 36 co. 1 Cost. si legge che “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Alla luce di ciò, invece di inserire nel testo costituzionale l’ennesimo diritto da tutelare, forse, sarebbe prima più opportuno battersi per quei diritti – fondanti non solo della nostra Costituzione, ma anche della nostra Nazione – che, troppo spesso, ancora oggi, vengono calpestati, come, appunto, avviene con il lavoro: stipendi decenti, stage retribuiti, contratti regolari, sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori con figli – ora più di prima – dovrebbero essere le priorità. Inoltre, la nostra Costituzione protegge già il diritto al cibo, non solo mediante l’adesione ai Trattati Internazionali che lo garantiscono, ma anche attraverso alcuni specifici articoli, nei quali compaiono il principio della dignità umana (art. 3 co. 1 Cost.), quello della dignità sociale (art. 41 Cost.).

Pertanto sì, è vero, attualmente in Italia c’è anche un’emergenza alimentare: tuttavia, vista l’urgenza, non sarebbe più opportuno cercare di risolvere il problema in questione facendo sì che il Governo – di cui la Bellanova fa parte – scriva decreti più snelli, più comprensibili, con al loro interno articoli volti ad aiutare sul serio le famiglie italiane in difficoltà sul piano alimentare ed in tempi più rapidi, piuttosto che servirsi di un procedimento legislativo aggravato, come quello previsto per riformare la Costituzione?

L’ardua sentenza non spetta a noi, il nostro è un semplice punto di vista.

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