La “bomba istituzionale” della Consulta che fa male al Paese

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La “bomba istituzionale” della Consulta che fa male al Paese

07 Ottobre 2009

La Corte costituzionale, dopo una lunghissima Camera di consiglio, ha deciso per l’annullamento del “lodo Alfano”. Una vera e propria “bomba istituzionale” che si abbatte sulla legislatura in corso. La sentenza ha come conseguenza immediata che i processi penali contro il Presidente del consiglio potranno riprendere il loro corso risucchiando il Premier nel perenne gorgo delle azioni penali intraprese nei suoi confronti.

Né sembra possibile un nuovo blocco dei processi tramite la rapida approvazione di una nuova legge che la straripante maggioranza parlamentare di centro-destra potrebbe rapidamente approvare. Infatti, la Corte – non importa, ormai, se a torto o a ragione – ha affermato che la sospensione dei processi viola non solo l’art. 3 della Costituzione, ossia il principio di eguaglianza, ma anche l’art. 138, che prevede che le modifiche costituzionali si fanno con leggi di revisione costituzionale e non con legge ordinaria (come era, invece, il “lodo Alfano”).

In questo modo la Corte ha sbarrato definitivamente la strada all’approvazione di una nuova legge ordinaria sulla materia. Se si vogliono sospendere i processi – sostiene la Corte – ci vuole una legge costituzionale.

Ma la legge di revisione costituzionale è approvata al termine di un iter lungo e complesso. Richiede infatti che ciascuna Camera del Parlamento adotti ben due deliberazioni a distanza, l’una dall’altra, di almeno tre mesi. Inoltre se la seconda deliberazione non ottiene almeno la maggioranza dei due terzi dei parlamentari, c’è la possibilità del ricorso al referendum, che, nel caso di specie, certamente le opposizioni promuoverebbero nel Paese.  Chiedere il referendum, peraltro, è molto facile, visto che sono sufficienti cinquecentomila elettori, oppure un quinto dei membri di una Camera, ovvero cinque Consigli regionali. Soltanto dopo l’esito favorevole del referendum la legge di revisione potrebbe entrare in vigore.

In tutto questo tempo i processi contro il Presidente Berlusconi e, eventualmente, nuove azioni penali nei suoi confronti si svolgerebbero regolarmente, attizzando l’eterna polemica tra gli “amici” ed i “nemici” del Cavaliere.

Da una parte la tesi del “complotto della magistratura” e dall’altra quella di chi dipinge il Cavaliere come un moderno Belzebù.

Perciò, al di là di qualsiasi valutazione sul rigore giuridico della sentenza – visto che, accanto ai fautori dell’incostituzionalità del “lodo”, altri costituzionalisti hanno sostenuto la sua compatibilità con la Costituzione vigente – c’è il serissimo rischio che il Paese venga esposto ad un periodo di lotte e di conflitti ancora più cruenti di quelli ai quali abbiamo assistito negli ultimi mesi.

In questo contesto, quasi inevitabilmente si affaccerà la concretissima ipotesi dello scioglimento anticipato del Parlamento e del ricorso a nuove elezioni, che potrebbero essere viste dal Presidente Berlsusconi come l’unica via per evitare di essere progressivamente indebolito e di far ergere il corpo elettorale quale arbitro finale delle contese in corso.

A questo punto, però, nuovi scontri istituzionali si apriranno, perché si discuterà su chi, in un sistema che è parlamentare ma vede al contempo l’investitura popolare del Premier, ha la decisione sostanziale sullo scioglimento anticipato del Parlamento: il Capo dello Stato oppure il Presidente del Consiglio?