La Bonino risfodera l’antinuclearismo per acchiappare voti a sinistra

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La Bonino risfodera l’antinuclearismo per acchiappare voti a sinistra

17 Gennaio 2010

“Ritengo che il programma nucleare del governo che prevede una centrale nel Lazio – ha detto la candidata alla Regione Emma Bonino – non sia utile in termini di costi-benefici. Piuttosto che spendere 25-30 miliardi per avere tra 10 anni il 4,5 per cento di energia necessaria, è meglio raggiungere questo obiettivo con politiche di efficienza energetica”. E’ dal 1976, quando entra in Parlamento, che la Bonino si è dedicata anima e core alla battaglia contro il nucleare. Con tesi anche argomentate ma viziate, a 30 anni di distanza, da un eccesso di zelo ideologico e dalla urgenza di acchiappare qualche voto a sinistra e tra i verdi.

Il piano nucleare italiano, infatti, non sta marciando come un carro armato, almeno non tanto da farne uno dei perni della campagna elettorale per il Lazio. Il governo tiene un profilo basso in vista delle Regionali e nessuno scommette sui futuri vertici della Agenzia Nucleare. Fino ad ora circolano solo delle voci sui siti destinati ad ospitare le centrali ma le Regioni sono già sul piede di guerra, quelle di sinistra, innanzitutto, ma anche il Veneto che nicchia dopo l’ipotesi di Chioggia. 15 Regioni hanno sottoscritto un documento che dice no alle centrali e la mancanza di indicazioni chiare da parte del governo sulle future “compensazioni economiche” non aiuta a persuadere i governatori più possibilisti. La Conferenza Stato-Enti Locali sta cercando di accelerare i tempi ma il Consiglio di Stato non ha ancora espresso un parere positivo.

Non seguiremo un esacerbato Giuliano Ferrara che qualche giorno fa ha descritto la Bonino come “una pallona gonfiata come poche”, e se Emma, un giorno, volesse discutere sulle criticità che ha avanzato rispetto al piano nucleare, saremmo felici di spiegarle come la pensiamo in materia: il nucleare è una energia pulita e ci permetterà di essere almeno un po’ più indipendenti dalle grandi potenze energetiche. “L’Italia è stata, sia sul piano intellettuale che sperimentale, una delle prime potenze nucleari al mondo – ha scritto Sergio Romano sul Corriere della Sera – Non è giusto né opportuno che questo patrimonio di conoscenze venga dissipato”.

Ma difficilmente la Bonino accetterà il nostro invito a un confronto pubblico sul nucleare – dai radicali ci aspetteremmo almeno questo sforzo di analisi critica – visto che la sua ultima uscita “no-nuke” appare del tutto fuori contesto e legata a mere esigenze elettoralistiche. Le ha permesso di incassare, in rapida successione, l’appoggio dei verdi, di Sinistra Ecologia e Libertà (la Puglia vendoliana è già una “regione denuclearizzata”), e di Rifondazione Comunista. Tutto questo mentre uno dei miti della sinistra italiana, il premier Zapatero, decide di tenere in vita le centrali spagnole, venendo meno a una delle grandi promesse del suo programma elettorale (chiuderle). Il fatto che la Bonino si sia schiacciata sulle posizioni dell’estrema sinistra in materia di energia, dunque, potrebbe suggerire ai liberali di non votarla nel Lazio.

E la sfidante Renata Polverini? La candidata del Pdl ha precisato: “Stiamo valutando e valuteremo insieme alle comunità locali tenendo presente che alcuni siti avevano molti anni fa una condizione diversa da oggi, anche in termini di popolazione. Quindi tutto va rivisto”. Dichiarazione un po’ troppo ambigua che mostra i dubbi e i timori del centrodestra nel prendere una posizione chiara sul nucleare quando lo scontro si sposta sul terreno locale, lasciando la porta vuota alla Bonino per sparare le sue bordate vetero-referendarie.