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La borghesia che (non) c’è e l’incapacità del Pd di dare risposte concrete

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In una campagna elettorale dove la discussione sulle grandi problematiche della città e sui programmi dei candidati a sindaco stenta a decollare, è diventato un caso la sottoscrizione di un appello di venti esponenti della borghesia napoletana, storicamente schierati a sinistra, a sostegno di Lettieri.

Il candidato del Pd, il prefetto Mario Morcone, ha tacciato di trasformismo i venti firmatari, espressione di una "presunta borghesia che passa con disinvoltura da sinistra a destra", distinta da quella eccellente, composta da uomini e donne che colloquiano con il mondo, ma "vivono un po’ chiusi e hanno più rapporti con New York piuttosto che con Napoli". Un atto di accusa chiaro, che segna una linea di demarcazione evidente tra quel che resta del centrosinistra ed una fetta della società civile napoletana. Un idillio nato nella stagione bassoliniana e tramontato con la parabola dell’emergenza rifiuti.

Una scelta che, ad avviso del filosofo Biagio De Giovanni, storico esponente del Pci prima e dei Ds poi, va compresa e considerata legittima, conseguenza in primo luogo dell’incapacità del Pd campano di fare chiarezza sulle sue ambiguità, a partire dalla discontinuità di un’esperienza amministrativa fallimentare, per concludere con la tragedia delle primarie. Con parole nette, De Giovanni vede in questa presa di posizione, piuttosto, il desiderio di una vera discontinuità che "non deve per forza passare sotto le forche caudine del trasformismo".

Data per valida questa analisi,  la vicenda apre il fronte a due ordini di riflessione. Da un lato, appunto, l’incapacità del Pd di riuscire a dare risposte concrete di cambiamento e di autorigenerazione di una nuova classe dirigente capace di dare speranze ai suoi interlocutori naturali. Si guardi la composizione delle liste alle Regionali del 2010 e quelle attuali al Consiglio Comunale per comprendere il fallimento su questo versante. Non basta, in taluni casi, gridare al trasformismo. Ad esempio, nell’ultimo biennio, esponenti della società civile di caratura e spessore differente dagli anonimi firmatari dell’appello in questione, hanno deciso di mettersi in gioco e dare il proprio contributo al progetto riformista del presidente Caldoro, come il rettore Trombetti o il professore Cosenza. Altri, invece, sono stati persuasi in tempo dall’assunzione di un impegno diretto, rei di aver in precedenza accettato incarichi dall’amministrazione di centrosinistra. Basti ricordare la vicenda del professore Lo Cicero alla vigilia della composizione della giunta provinciale guidata da Luigi Cesaro, costretto a rinunciare per il fuoco amico scatenato nei suoi confronti.

Dall’altro lato, bisogna registrare una chiara scelta strategica del candidato sindaco del centrodestra in termini di comunicazione. Non a caso, questa lettera è farina del sacco del suo spin-doctor, Claudio Velardi. I sondaggi parlano chiaro. Il rischio del ballottaggio per Lettieri è una realtà concreta, e riuscire a parlare anche all’elettorato di centrosinistra deluso diviene una priorità. Lo spostamento di parte di questo elettorato verso il centrodestra, attualmente intenzionato a non votare, potrebbe decidere le sorti della contesa.

Soprattutto, è necessario rassicurarlo nel caso in cui dovesse avverarsi il clamoroso sorpasso di De Magistris su Morcone quale avversario al secondo turno dell’ex presidente degli Industriali. Una strategia chiara e ben definita, la cui prima tappa è stata la lettera inviata lo scorso 6 aprile al Corriere del Mezzogiorno ed intitolata laconicamente “Non farò liste di proscrizione”.

E’ la strada giusta per la vittoria? Non è dato saperlo, bisognerà attendere il 15 maggio. Le firme in calce all’appello, in realtà, poco spostano in termini di opinione pubblica e creano, piuttosto, un ulteriore elemento di confusione che fa il paio con la candidatura tra le liste di Lettieri di assessori in carica della giunta Iervolino e di altri esponenti borderline.

Piuttosto, avrebbe avuto molto più effetto, in una città dove il populismo di De Magistris attecchisce con facilità, essere più vigili e trasparenti sulle scelte dei candidati all’interno delle liste del centrodestra. La vera discontinuità parte dalla selezione dei propri rappresentanti. Su questo fronte la campagna del centrodestra è partita con il piede sbagliato.

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