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Il report del Consiglio di Sicurezza

La buona notizia è che le sanzioni Onu bloccano l’Iran nucleare

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"Le sanzioni hanno chiaramente costretto gli iraniani a cambiare il modo in cui si procurano gli equipaggiamenti": queste, secondo il Washington Post, le buone notizie contenute in un nuovo report rilasciato questa settimana dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Frutto del lavoro di un panel di otto esperti, questo report rappresenta il più importante tentativo della comunità internazionale di fare un punto della situazione riguardo all’efficacia delle sanzioni adottate dalle Nazioni Unite nei confronti della Repubblica Islamica.

Secondo quanto riporta il quotidiano americano, dunque, le sanzioni internazionali stanno "contenendo" la capacità dell’Iran di acquistare materiali ed equipaggiamenti per lo sviluppo delle tecnologie nucleari e per i missili balistici. Ma il report riporta una situazione con numerosi chiaro-scuri. Sembra infatti che Teheran sviluppi continuamente nuovi sistemi per aggirare le sanzioni internazioni "praticamente in tutte le aree, in particolare nei trasporti (non a caso gli esperti invitano anche l’Onu a prendere provvedimenti verso due soggetti specifici, Ali Akbar Tabatabesi e Azim Aghajani, e verso la loro società di trasporti, la Behineh Trading Co., n.d.r.), nelle transazioni finanziarie, e nel trasferimento di armi e materiali collegati". Nelle 79 pagine sono molti i punti in cui vengono messe in evidenza le violazioni di Teheran e in particolare quelle relative al traffico di armi verso Damasco, uno degli alleati più importanti degli ayatollah.

Come sottolinea Louis Charbonneau, giornalista dell’agenzia Reuters, "gli esperti notano come la maggior parte degli incidenti relativi a violazioni riguardo alle armi convenzionali coinvolgono la Siria, che ha una lunga e stretta relazione con l’Iran. In tutti gli incidenti su cui hanno indagato gli esperti, il materiale proibito è stato volutamente nascosto per ingannare gli ispettori e nascondere la vera identità dei destinatari. In sei casi su nove la Siria è risultata essere la destinataria finale delle armi", e a questo proposito al Palazzo di Vetro aspettano ancora una risposta dal governo di Damasco. D’altra parte sono anni che i governi occidentali, Stati Uniti e Israele in testa, denunciano i traffici di armi tra Iran, Siria e Libano, ed i legami tra i Guardiani della Rivoluzione, il governo di Assad, i militanti di Hezbollah ed Hamas. E proprio il ruolo dei Pasdaran iraniani viene messo particolarmente in evidenza dagli esperti delle Nazioni Uniti, non solo per il ruolo che giocano nei tentativi del governo di Teheran di aggirare le sanzioni, ma anche come forza strategica per l’espansione dell’influenza iraniana nella regione e oltre.

Il report punta il dito contro le attività dei Guardiani nel continente africano e cita in particolare il caso di un carico di armi tra Iran e Nigeria, in netta violazione degli embarghi internazionali. Ma a quanto pare le attività del braccio armato degli ayatollah vanno ben oltre i traffici illeciti di armi e si spingono a un vero e proprio appoggio diretto a diversi gruppi terroristici, tra cui al-Qaeda. E’ l’agenzia FRANCE24 a denunciare le ormai numerose prove dei legami tra le brigate Al-Quds, corpo dell’élite militare iraniana, e i terroristi di al-Qaeda. Dopo l’uccisione di Bin Laden, infatti, è stato diffuso un report del "Anti-Terrorism Caucus" del Congresso americano, nel quale, come dice uno dei suoi autori, Michael S. Smith II, viene chiaramente evidenziato come "l’Iran abbia lentamente stabilito una forte relazione con i leader di al-Qaeda allo scopo di contrastare l’influenza degli Stati Uniti in Medio Oriente e nel sud-est asiatico". "Attraverso questo legame – continua Smith – l’Iran ha contribuito ad aiutare i terroristi di al-Qaeda a portare i loro attacchi contro l’America e i suoi alleati, fornendo un forte supporto operativo".

D’altra parte le prove dei legami tra le brigate Al-Quds, Hezbollah e la rete di Bin Laden risalgono alla fine degli anni ’90, ma sono sempre state trascurate nella sbagliata convinzione che "un paese sciita e per di più non arabo come l’Iran non avrebbe mai dato supporto a un gruppo arabo sunnita", mentre i fatti dimostrano che quando si tratta di portare la guerra santa contro l’Occidente non esistono distinzioni tra sciiti e sunniti, tra arabi e persiani". Dunque l’Iran si muove in ogni direzione, batte ogni strada, nel tentativo di indebolire l’Occidente ed espandere la propria egemonia sul Medio Oriente. Per questo è importante che le sanzioni stiano dando risultati, rallentando anche quel programma nucleare che è in cima ai piani degli Ayatollah e che rappresenterebbe l’arma finale con la quale vincere la folle guerra contro Washington. Lo dimostra anche il grottesco tentativo degli iraniani di riaprire i negoziati con l’Occidente proprio sul programma nucleare di Teheran.

Il capo delegazione iraniano, Saeed Jalili, infatti, nei giorni scorsi ha inviato una lettera al ministro degli Esteri dell’Unione europea, Catherine Ashton, per chiedere che il prossimo round di negoziati sia basato sul "rispetto dei diritti dell’Iran e senza pressioni ingiustificate". Ma il portavoce della Ashton, Maja Kocijancic, ha risposto che la lettera di richiesta di nuovi negoziati non contiene elementi tali da "giustificare" un nuovo incontro con il gruppo del 5+1. Non basta certo una generica lettera per riaprire i negoziati, occorrono fatti concreti e, per ora, gli unici fatti a cui l’Occidente ha assistito sono il supporto di Teheran ai terroristi e ai regimi autoritari che minacciano non solo l’Occidente ma anche i loro stessi popoli.

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