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La rivolta del Sud

La Calabria sfida il governo e riapre

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La governatrice della Calabria Jole Santelli rompe gli indugi e da inizio alla “ribellione del sud”, anticipando le misure che il governo aveva annunciato per il 4 maggio. Da giorni le regioni del sud – tra le meno colpite dalla pandemia – hanno iniziato un braccio di ferro diplomatico con il governo Conte, chiedendo una riapertura diversificata tenendo conto delle diverse condizioni da regione a regione, e soprattutto fra centro-sud e nord.  A preoccupare sono soprattutto le precarie condizioni economiche, e le crescenti proteste di imprenditori e commercianti, ormai sull’orlo del fallimento, e il sud rischia un baratro ben più profondo se si verificasse una recessione delle proporzioni indicate dagli analisti. Le misure del governo Conte non solo hanno sortito alcun effetto, ma l’evidente scarsità di fondi e risorse da destinare, hanno ampiamente dimostrato che lo Stato centrale non è in grado di arginare con misure sociali l’emergenza economica.

Siamo alle porte di una grande depressione economica, la quale troverà terreno fertile su un tessuto economico e sociale che porta ancora su di se le ferite della crisi finanziaria, ancora sanguinanti e ben lontane dal cicatrizzarsi. La scelta della Calabria che ha scelto di non tendere oltre nell’attesa, rischia di creare divisione fra le regioni e soprattutto di incrinare il già labile rapporto col governo centrale. Uno strappo che rappresenta ampiamente la volontà del sud di approfittare della favorevole situazione  sul fronte dell’azzeramento dei contagi, e di un settore come quello agricolo che non si è mai fermato e che è risultato fondamentale per tutta la penisola. La Calabria come tutte le regioni del sud, pagherà un prezzo salatissimo con la venuta meno di un settore fondamentale come quello turistico, che  rappresenta uno dei maggiori introiti per il mezzogiorno, ma anche uno delle maggiori fonti di occupazioni. Con l’inevitabile venuta meno di gran parte del lavoro stagionale, il sud rischia il tracollo. Per questo le richieste di far ripartire le attività senza attendere il 4 maggio, e soprattutto il 18 – date indicate dall’ultimo decreto firmato da Conte – non sono il frutto di alchimie politiche o decisioni unilaterali, ma sono richieste che provengono dal mondo produttivo un settore già critico al sud e in particolare in Calabria, dove la disoccupazione giovanile è alle stelle, e da tempo è in atto una desertificazione che appare irreversibile. Tagliata furori dalle strategie del governo – come nel caso della via della seta – e indebolita sul fronte turistico, la Calabria ha scelto l’unica opzione possibile, ripartire, provando a rimettere in moto la regione e soprattutto riattivando ristoranti  e bar che possono esperire il servizio all’esterno, approfittando, anche della bella stagione che finalmente solca i cieli del mezzogiorno.  Il ministro Boccia ha già annunciato che impugnerà le ordinanze che anticipano i tempi voluti dal governo e dal Presidente del Consiglio con i suoi DPCM – sulla cui Costituzionalità c’è più di un dubbio – ma ormai la miccia è stata accesa e il governo non potrà limitarsi ad impugnare l’ordinanza della regione Calabria, soprattutto se le altre regioni del sud e anche del centro seguiranno l’esempio di Jole Santelli.

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