La Camera approva il pacchetto sicurezza ma è battaglia tra Pdl e Pd

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La Camera approva il pacchetto sicurezza ma è battaglia tra Pdl e Pd

14 Maggio 2009

Dopo i tre sì alla fiducia sui tre maxi-emendamenti, dalla Camera arriva il via libera finale al pacchetto sicurezza. Ora il testo torna al Senato per l’approvazione definitiva.  Alla Camera il provvedimento del governo incassa 297 voti favorevoli, 255 contrari e tre astensioni. Il presidente del Consiglio parla di “legge assolutamente necessaria”, pure la Lega canta vittoria. Ma stamani in Aula è stata battaglia durissima tra Pdl e Pd, mentre nelle stesse ore il presidente della Repubblica Napolitano intervendo alla Conferenza annuale del Centro Europeo delle Fondazioni, ha lanciato un monito contro la diffusione “di una retorica pubblica che non esita ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia».

Il premier si dice d’accordo con il capo dello Stato e sottolinea che l’intera maggioranza è “contro la xenofobia”. Umberto Bossi invece sceglie un’altra strada: “’Napolitano? Io ascolto la gente, non come Franceschini…”. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni non vuole aggiungere nulla (“ha già risposto Berlusconi”, dichiara ai giornalisti in Transatlantico) e  preferisce esprimere la sua “estrema soddisfazione” per il via libera al ddl. Quanto alle critiche della Cei al provvedimento del governo, il presidente del Consiglio  taglia corto: “Non ho conoscenza di queste critiche, ho parlato più volte con i responsabili della Cei e ho sempre trovato un’accoglienza positiva da parte loro”.

Al j’accuse lanciato in Aula dall’opposizione, Berlusconi risponde che “bisogna affrontare il fenomeno dell’immigrazione con senso della giustizia, ma anche con determinazione” perché “non possiamo lasciare che la situazione resti quella che c’era con la sinistra, che incentivava l’immigrazione clandestina». Quindi assicura che “il 76 per cento degli  italiani è d’accordo con le azioni del governo in tema di immigrazione irregolare e sicurezza».  La votazione finale è stata preceduta da un acceso botta a risposta tra maggioranza e opposizione, specie durante l’intervento del leader Pd Franceschini.  Scontro proseguito anche fuori dall’Aula col segretario democrat che accusa il Pdl di «usare i barconi pieni di disperati che scappano da guerre e violenze per fare spot elettorali».

Per Maroni il vero problema è che il ddl va prima letto, altrimenti si esprimono solo dei “pregiudizi”. Ma durante il dibattito in Aula alcuni ministri perdono un po’ di aplomb quando Franceschini tira in ballo non solo le “camicie nere” riferendosi alle ronde,  ma anche quando rivolge accuse al Pdl sui “bambini fantasma” richiamando la questione dell’iscrizione all’anagrafe dei figli delle immigrate clandestine. Maroni non ci sta e con dei gesti commenta le parole del segretario democrat urlando poi “Basta falsità”. Il vicepresidente di turno Rosy Bindi prova a riportare la calma invitando il ministro leghista a tenere in Aula “un atteggiamento rispettoso”, ma senza esito. Il ministro Ronchi interviene a difesa del collega e alla fine anche lui ripete lo stesso gesto di Maroni contro Franceschini. Poi si scatena una “guerra” si applausi tra maggioranza e opposizione. Prima quelli dei deputati del Pd nei confronti del proprio leader, poi quelli che il Pdl tributa al capogruppo  Cicchitto che, non solo difende a spada tratta il provvedimento del governo, ma respinge le accuse di razzismo. Il centrodestra non fa “propaganda”, avverte, ma cerca di rimediare ai “fallimenti” ereditati dal centrosinistra. Al termine del suo intervento di scatena una sorta di standing ovation da Pdl e Lega. Ad arroventare ulteriormente il clima ci pensa la deputata del Pd Bossa  che al momento del voto finale esibisce un cartello con la scritta “Siamo tutti immigrati”, subito rimosso dai commessi della Camera.  Dure critiche al governo anche da Udc e Idv.

Ora, come detto,  il testo torna al Senato per l’ok definitivo. La Lega punta ad approvarlo, blindato, prima delle elezioni europee, contando sul sostegno del Pdl che è già pronto a mettere in campo il testo sulla riforma delle intercettazioni, dalla prossima settimana alla Camera per il voto e per il quale l’esecutivo ha già autorizzato la fiducia.